MAURITIUS

USA schiera cacciabombardieri a Diego Garcia pronti a attaccare Teheran

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
18 aprile 2025

Due settimane fa una ventina di organizzazioni civili è scesa nelle strade e nelle piazze di Port Louis, capitale delle Mauritius per chiedere l’immediata chiusura della base militare statunitense-britannica Diego Garcia.

Quando gli elefanti litigano, è l’erba a rimanere schiacciata. Vista la crescente tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran, la popolazione teme, che il regime di Teheran possa bombardare la roccaforte americana nell’arcipelago. I manifestanti hanno anche chiesto la demilitarizzazione dell’Oceano Indiano.

Bombardieri strategici USA

Dalla fine di marzo Washington ha posizionato nella base bombardieri strategici che possono trasportare sia armi convenzionali sia quelle termonucleari, pronti a attaccare l’Iran nel caso dovessero fallire i dialoghi sul nucleare tra i due Paesi.

Bombardieri strategici B2 USA a Diego Garcia, Mauritius

E per tutta risposta Teheran ha minacciato di bombardare, come temuto dai mauriziani, la base Diego Garcia, che si trova nell’arcipelago delle isole Chagos.

Sovranità isole Chagos

Solo a ottobre, dopo anni di tira e molla, i governi di Gran Bretagna e Mauritius hanno finalmente trovato un accordo sulla sovranità del gruppo di isole, fino a allora territorio britannico d’oltremare nell’Oceano Indiano. Ma già nel 2019 la Corte Internazionale dell’Aja aveva accolto positivamente la rivendicazione della Repubblica di Mauritius e ha chiesto alla Gran Bretagna di rinunciare alla sovranità delle isole Chagos, un piccolo arcipelago che comprende cinquanta isole nel bel mezzo d’Oceano Indiano, compresa la base militare di Diego Garcia.

Base militare rimane a Londra

Pur avendo ottenuto la sovranità, le due parti hanno concordato che Londra potrà mantenere la base militare a Diego Garcia, condivisa con Washington, per un periodo iniziale di 99 anni, al fine di “garantirne il funzionamento a lungo termine, in quanto svolge un ruolo vitale nella sicurezza regionale e globale”. Anche l’allora presidente americano, Joe Biden, aveva molto apprezzato l’accordo tra Regno Unito e Mauritius.

Minacce USA

Ancora la settimana scorsa Trump aveva dichiarato che non esclude un’azione militare contro l’Iran se i colloqui tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’inviato degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Steve Witkoff, si dovessero concludere senza un accordo. Il taycoon aveva poi aggiunto che Israele sarebbe stato leader di questa operazione militare.

Cauto ottimismo

I primi colloqui tra i due Paesi si sono svolti in Oman, mentre un secondo round  inizierà domani a Roma.

Oggi, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha fatto sapere da Mosca, dove ha incontrato il suo omologo Sergei Lavrov, che il suo Paese ritiene possibile raggiungere un accordo sul suo programma nucleare con gli Stati Uniti, a patto che Washington sia realista.

Mentre il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato poco fa che l’amministrazione statunitense sta cercando una soluzione pacifica con l’Iran, sottolineando però che Washington non avrebbe mai tollerato che Teheran sviluppi un’arma nucleare.

Nel 1965 le autorità mauriziane sono state costrette da Londra a cedere le isole alla Gran Bretagna e in cambio della sovranità, nel 1968 lo Stato insulare ha ottenuto l’indipendenza. All’epoca Londra era disposta a tutto pur di impossessarsi delle Chagos. Per raggiungere il proprio scopo aveva versato anche tre milioni di sterline nelle casse di Port Louis.

Agli inizi degli anni Settanta, con l’intensificarsi della guerra fredda, Londra e Washington hanno costruito a Diego Garcia, la più grande delle isole, la prevista  grande base militare che, da allora, ha svolto un ruolo importante nelle operazioni militari americane: è stata utilizzata per i bombardamenti  in Afghanistan e Iraq e la CIA ha adoperato la struttura per deportare le persone sospette, catturate in Afghanistan dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

Base Diego Garcia USA – GB sulle isole Chagos

Cacciati residenti

Ma per poter realizzare la base, Londra aveva espulso i duemila residenti delle tre isole abitate dell’arcipelago, che erano stati trasferiti alcuni alle Mauritius, altri alle Seychelles. In un cablogramma addirittura gli indigeni erano stati bollati come “qualche Tarzan e Venerdì”.

Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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    • Iran no, they are islamist. Saudi Arabia yes, they are islamist too. But they are friends us. And our friend con kill everybody without any critic.

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