SUDAN

Washington accusa ancora i mercenari russi della Wagner: missili aria-terra per RSF che combattono in Sudan

Africa ExPress
28 maggio 2023

Gli Stati Uniti hanno accusato il gruppo paramilitare russo Wagner di aver fornito missili terra-aria alle RSF (Rapid Support Forces), il cui leader è l’ex vicepresidente del Sudan, Mohamed Hamdan Dagalo, meglio conosciuto come Hemetti, in conflitto con le forze armate sudanesi, capitanate da Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio sovrano e di fatto capo di Stato dell’ex condominio anglo-egiziano.

Mohamed Hamdan Daglo, detto Hemetti, capo delle RSF e ex numero due della Giunta Militare di Transizione

Secondo alcuni media, Wagner avrebbe fornito attrezzature militari, tra cui missili terra-aria, alle RSF per supportarle nel conflitto contro l’esercito regolare. I combattimenti tra le due parti sono scoppiati il 15 aprile scorso e finora sono morte centinaia di persone e 1,3 milioni hanno dovuto lasciare le proprie case.

In base a quanto riporta la CNN, le RSF hanno ricevuto dal gruppo Wagner missili, necessari alla lotta senza quartiere di Dagalo contro l’esercito sudanese. Il network televisivo e il suo sito web con base a Atlanta, negli Stati Uniti, hanno precisato che tale informazione è stata confermata da fonti sudanesi e diplomatici della regione.

Le affermazioni della CNN sono supportate da immagini satellitari dalle basi di Wagner nella vicina Libia. Lì i contractor russi sono schierati a sostegno di Khaifa Haftar, il generale che comanda l’Esercito nazionale libico. Ma in quelle basi sono dislocati anche i paramilitari dell’RSF che da anni stanno combattendo a fianco delle truppe di Haftar.

E non si esclude, secondo quanto ha riportato Africa Intelligence già alla fine di aprile, che Wagner abbia anche tentato di portare di propria iniziativa materiale bellico in supporto delle RSF nell’est del Sudan dalla vicina Repubblica Centrafricana.

Intanto regna una relativa calma in Sudan, dopo la tregua per motivi umanitari siglata tra le parti sabato scorso a Gedda (Arabia Saudita). Dalla fine di questa settimana sono state finalmente consegnate forniture mediche ai pochi ospedali di Khartoum ancora funzionanti, ma quasi completamente sprovvisti di medicinali e altri equipaggiamenti sanitari. Anche il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha annunciato l’arrivo di cibo per persone che vivono ancora nella capitale. Purtroppo però in molte zone della città e del Paese non è stato possibile consegnare gli aiuti.

I combattimenti non sono però terminati: sporadici scontri sono stati segnalati in varie zone della città, specie di notte. E proprio poche ore fa, in una dichiarazione congiunta, Washington e Riyadh hanno chiesto un’estensione dell’attuale tregua, la cui scadenza è prevista per lunedì alle 21.45.

USA e Arabia Saudita hanno inoltre accusato le parti in conflitto di aver violato ripetutamente il cessate il fuoco, e ciò “ha ostacolato in modo significativo la fornitura di assistenza umanitaria e il ripristino dei servizi essenziali”.

Sia Washington che Riad hanno menzionato, tra l’altro, attacchi aerei da parte dell’esercito e uno di questi avrebbe ucciso almeno due persone a Khartoum sabato scorso. L’RSF è anche accusata di continuare a occupare case civili, aziende private ed edifici pubblici e di saccheggiare abitazioni.

Sin dall’inizio del conflitto, gran parte dei combattimenti si sono svolti nella capitale Khartoum e nella regione occidentale del Darfur, vicino al confine con il Ciad. E in un tweet di poche ora fa, il governatore del Darfur, nonché leader di SLM-MM, Mini Minnawi, ha scritto: “Invito tutti i nostri onorevoli cittadini, il popolo del Darfur, vecchi e giovani, uomini e donne, a prendere le armi per proteggere le loro proprietà”.

Genina e diverse aree del Darfur occidentale sono state teatro di scontri tribali tra le tribù Masalit (di origine africana) e arabe (una volta conosciuti con il nome di janjaweed) poco dopo l’inizio delle ostilità tra l’esercito sudanese e le Forze di supporto Rapido a Khartoum.

Milizie arabe, sostenute dalle RFS, hanno lanciato attacchi a tappeto a Genina. Gli scontri intertribali hanno provocato la morte di oltre 500 persone, la distruzione massiccia delle infrastrutture e il completo blackout delle reti elettriche, idriche e di comunicazione.

Sudan: case e campi per sfollati bruciati nel Darfur occidentale

E pochi giorni fa, secondo quanto ha riferito un esponente di SLM-MM (acronimo per Sudan Liberation Movement-Minni Minnawi), una forza congiunta di 19 veicoli militari appartenenti a Gathering of Sudan Liberation Forces (GSLF), SLM-MM e Justice and Equality Movement (JEM) ha subito un’imboscata da parte delle truppe della RSF, sostenute da uomini armati affiliati a tribù arabe.

Minnawi è un ex ribelle e durante la guerra del Darfur ha combattuto contro i janjaweed, i diavoli a cavallo, che stupravano le donne, uccidevano gli uomini e sequestravano i bambini. Molti ex janjaweed fanno ora parte delle RSF.

Intanto il presidente del Sudan ha chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, di sostituire Volker Perthes, capo della missione ONU nel Paese. Perthes si trova attualmente a New York, dove all’inizio della settimana ha informato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Sudan. Secondo fonti del ministero degli Esteri di Khartoum, l’inviato di Guterres non potrà fare ritorno nel Paese, che non concede visti agli stranieri dall’inizio del conflitto.

Né il Consiglio sovrano e tantomeno l’ONU hanno rilasciato copie ufficiali della lettera di al-Burhan a Guterres con la richiesta di sostituire Perthes.

E ieri il giornale online Sudan Tribune ha scritto che il presidente sudanese avrebbe sospeso il suo ministro degli Esteri Ali al-Sadiq per mancato adempimento dei suoi doveri in seguito al conflitto armato con le RFS.

Al-Burhan avrebbe dato l’incarico a Mohamed Osman al-Hadi, ex ambasciatore e direttore dell’ufficio dell’ex ministro degli Esteri e leader islamista Ali Karti. Finora però non sono state rilasciate conferme ufficiali.

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