AFRICA

La guerra di propaganda fa un’altra vittima eccellente: il giornalismo

Ripostiamo qui, a poco più di un mese dalla pubblicazione, la lettera aperta di quattordici giornalisti, corrispondenti di guerra, preoccupati per la narrazione che viene fatta dai media del conflitto in Ucraina. Una narrazione che sembra troppo soggetta alla propaganda. La lettera aperta è stata sottoscritta da centinaia di persone. E altri ancora chiedono di apporre la loro firma. Vuol dire che non siamo gli unici a essere preoccupati dei racconti che vengono offerti al pubblico.
m.a.a.

Corrispondenti di guerra
1° aprile 2022

Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male.

Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniate dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi.

Abbiamo fotografato moltitudini in fuga, visto bambini straziati dalle mine antiuomo. Abbiamo recuperato foto di figli stipate nel portafogli di qualche soldato morto ammazzato. Qualcuno di noi è stato rapito, qualcun altro si è salvato a mala pena uscendo dalla sua auto qualche secondo prima che venisse disintegrata da una bomba.

Ecco, noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro.Proprio per questo non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata.

Siamo inondati di notizie ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico.

Inondati di notizie, dicevamo, ma nessuno verifica queste notizie. I media hanno dato grande risalto alla strage nel teatro di Mariupol ma nessuno ha potuto accertare cosa sia realmente accaduto. Nei giorni successivi lo stesso sindaco della città ha dichiarato che era a conoscenza di una sola vittima. Altre fonti hanno parlato di due morti e di alcuni feriti. Ma la carneficina al teatro, data per certa dai media ha colpito l’opinione pubblica al cuore e allo stomaco.

La propaganda ha una sola vittima il giornalismo.

Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile?

I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’inevitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL.

Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione.

L’emergenza guerra sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre. Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina.

Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin.

Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo.

Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada ancora in futuro.

Massimo Alberizzi ex Corriere della Sera
Remigio Benni ex Ansa
Giampaolo Cadalanu – Repubblica
Tony Capuozzo ex TG 5
Renzo Cianfanelli Corriere della Sera
Cristano Laruffa Fotoreporter
Alberto Negri ex Sole 24ore
Giovanni Porzio ex Panorama
Amedeo Ricucci RAI
Eric Salerno ex Messaggero
Giuliana Sgrena Il Manifesto
Claudia Svampa ex Il Tempo
Vanna Vannuccini Ex Repubblica
Angela Virdò ex Ansa

A questa lettera aperta si può aderire semplicemente lasciando un vostro commento qui sotto. Abbiamo ricevuto centinaia di adesioni inviate via whatsapp al numero 345 211 73 43. Abbiamo inserito le prime e pian piano cercheremo di pubblicarle tutte. Scusateci se non riusciano a gestire tutte le adesioni con la rapidità che sarebbe necessaria. Ecco i primi firmatari.

Maria Acqua Simi giornalista
Augusto Adipietro
Alberto Airola senatore della Repubblica
Giuliano Alcalosi libero professionista
Carlo Amabile giornalista
Maria Vilma Angioni
Claudio Annetta libero professionista
Jacopo Antolini libero professionista
Monica Antonetti
Claudio Arzani giornalista
Cecilia Asso
Anna Assumma giornalista
Patrizia Avoledo giornalista
Silvia Bagni universitaria
Marco Baldo infermiere
Alessandro Balestrazzi
Daniele Balicco docente
Ondina Baradel ex Ministero degli Esteri
Franca Baraldi pensionata
Patrizia Baratiri
Paolo Baratta tecnico informatico
Francesco Barba professore
Roberto Barbera ex Misna, ex Peace Reporter
Eleonora Barbieri
Andrea Bartoli
Alessandro Bastasi autore di narrativa noir
Adriana Bax
Fiorenza Belardi
Stefano Bellani
Fabio Beltrame giornalista
Sara Benedetti
Elena Bertoldi
Tiziana Bertoldin
Mariella Bogliacino artista
Leopoldo Bon professore
Giuseppe Bonavolontà
Elisa Bonin
Maurizio Bonino scrittore e regista
Francesca Boniotti
Danila Bonito giornalista
Giuliana Bortolozzo giornalista
Carloamedeo Bosio architetto
Francesco Bozzetti giornalista
Anna Maria Bruni giornalista
Giancarlo Burzagli
Paolo Butturini giornalista
Giorgia Caivano
Alberto Calcinai fotoreporter
Mauro Calisti
Claudia Caloi
Laura Calosso giornalista
Luigi Candreva insegnante
Fausto Cangelosi
Antonio Cannone giornalista
Cecilia Canziani storica dell’arte
Marco Canzoneri curatore artistico
Alessio Capone pacifista
Fabrizio Carbonera libero professionista
Claudio Cardelli scrittore documentarista
Michele Carlino giornalista
Marco Carnevale
Onofrio Carone pensionato
Giovanna Casagrande
Laura Casati interprete di guerra
Roberta Casella
Fulvio Casi
Lucia Castagnoli medico
Michele Castegnaro
Emiliana Casu
Adriana Cavestro
Patrizia Cecconi
Anna Celata insegnante
Riccardo Ceriani
Marco Cerini
Alessandro Cerminara
Simone Ceroti
Franco Chiarello
Antonello Ciccozzi antropologo culturale
Domenico Michele Cifù disoccupato
Patricia Cifuentes
Cosimo Antonio Ciliberto insegnante
Alessandro Cirillo fotografo
Alessandro Cisilin giornalista
Luisella Claotti insegnante (ex)
Pasquale Clarizia
Marino Clemente tecnico di laboratorio
Maria Cristina Cobianchi
Andrea Cognetta
Maria Cristina Coldaglielli traduttrice
Marco Collepiccolo
Diana Colongi ex dirigente scolastica
Francesca Comandini
Mariagrazia Comunale attrice
Patrizia Cordone attivista
Giuliana Corsini
Anna Elisabetta Costa
Davide Costamagna
Paolo Costantino
Marco Crimi giornalista e avvocato penalista
Giandranco Criscenti giornalista
Rosa Maria Crusi insegnante (ex)
Fiammetta Cucurnia giornalista
Meris Cuscini
Gianfranco D’Attorre giornalista pubblicista
Maria D’Onofrio
Pio D’Emilia giornalista
Claudio D’Esposito ambientalista
Giulietta D’Ettole
Chiara Dallera biologa
Roberto Damiani
Ivan De Francesco ex ufficiale dell’esercito italiano
Veronica De Gregorio sociologa ex giornalista
Francesco De Iorio
Piero De Luca dirigente scolastico
Marina De Marchi
Roberto De Nart giornalista
Elena Degli Angeli insegnante
Pietro Gonsalez Del Castillo
Claudio Della Volpe pensionato
Bruno Demetz
Marco Di Castri film-maker e musicista
Massimo Di Domenica pensionato
Pino Di Maula giornalista
Almerico Di Meglio giornalista
Carla Di Pietrantonio impiegata
Augusto Di Pietro
Enzo Di Stefano
Gino Domenici
Gigliola Donadio
Sergio Durante
Christian Eccher docente e reporter
Emiliano Elia insegnante
Edi Ellero
Enrico Enrichi pensionato
Chiara Falchi dipendente CNR Pisa
Paola Falcicchio
Raffaella Fanelli giornalista
Massimiliano Fanti emigrato economico
Giuliana Maria Farina
Marcello Ferrari operaio
Gabriella Ferrari Bravo
Nadia Fini
Michele Finizio giornalista (direttore)
Franco Forlini
Claudia Forzano
Marilena Frilli
Daniele Fusari comunicatore
Maria Grazia Gagliardi
Giuseppe Gaglioti medico
Giorgio Galleano giornalista
Francesco Gallo
Diego Maria Garzone giornalista
Silvana Gazzola
Grazia Gerbi
Davide Giacopino
Andrea Giannelli psichiatra
Domenico Gigno giornalista
Paola Gioiro pensionata
Michele Giordano giornalista
Claudio Girardi
Tina Giudice
Rosa Giudici commercialista
Marco Giuiot
Chiara Giunti bibliotecaria
Francesca Gomez psichiatra
Licia Granello giornalista
Claudio Grassi fotoreporter
Enrico Graziani
Gabriella Greco
Rosario Grillo
Marco Grossi
Maria Guccione
Cristina Infantino
Domenico Laforgia
Fabio Lamberti
Stefano Landucci
Egle Leoni
Luca Lepone
Silvio Lettich
Diego Lo Piccolo direttore centro culturale
Barbara Longobardo giornalista (direttrice)
Donatella Lovison
Andrea Luli direttore teatro comunale
Amelia Madonia pensionata
Enzo maggio
Marinella Malacrea medico e psicoterapeuta
Roberto Mandirola
Caterina Manente insegnante
Dana Mantovan pensionata
Paolo Manzo giornalista
Claudio Marabotti medico
Rosalia Marcantonio giornalista
Costantino Marceddu
Manfredo Marchi artigiano impiantista
Massimo Marcolin
Guido Maregatti
Marko Marincic giornalista
Max Marletti
Nicola Marras
Stefania Marruchi insegnante (ex)
Eleonora Martinelli
Francesco Martingano avvocato
Donatella Martini
Gabriella Martis
Maria Dolores Masé psicologa
Annamaria Massa
Simone Massetti giornalista
Francesco Masut
Maria Luigia Meazza
Luciano Medici
Lea Melandri giornalista
Giovanna Melis pensionata
Massimo Menichetti
Cecilia Meregalli insegnante
Cristina Merlino giornalista
Maurizia Migliorini docente
Patrizia Minella insegnante
Roberta Minozzi
Diego Minuto geologo
Elia Mioni
Donata Mljac Milazzi scrittrice
Amanda Montanari
Gianni Monti
Luisa Morgantini ex vicepresidente del Parlamento Europeo
Sergio Morozzi
Carlo Maria Mosco
Paola n.d.
Vito Nanni
Vinicio Nannini pensionato
Massimo Nava giornalista corrispondente da Parigi Corriere della Sera
Oscar Nicodemo giornalista
Luca Maria Nicolussi
Gabriella Nocentini
Maso Notarianni
Daniele Ognibene consigliere regionale Lazio
Maria Antonietta Oppo
Ivana Ortelli
Antonio Ortolani pensionato
Rossella Ortolani insegnante
Antonio Ortoleva giornalista
Paola Pacetti
Manuela Pagan Lettich
Alighiero Palazzo giornalista
Ilva Palchetti
Lodovico Palermi pensionato
Yuri Palermo Crea
Daniele Palmi
Patrizia Palumbo
Valeria Pancioli funzionario
Luigi Panebianco cassintegrato Alitalia
Carlo Panzetta insegnante
Fulvio Paolazzi
Luigi Parisi
Giovanni Pascoli giornalista
Maria Elisabetta Pasquali
Ferdinando Pellegrini giornalista
Rossella Perugi
Claudio Perugini cameraman
Nadia Peruzzi pensionata
Giancarlo Perrotta Notaio Roma
Mario Pesola
Maria Pierri neuropsichiatra infantile
Ferdinando Pierri fotografo
Franco Pignotti pensionato ex docente
Benedetta Piola Caselli avvocato
Onella Pittarello
Marco Pozzi docente e regista
Antonio Prete scrittore
Orsola Privitera
Maria Pugliatti casalinga
Marika Puicher fotografa
Elena Rampello
Giovanna Ranieri
Patrizia Ravera pensionata
Cristina Re giornalista
Francesco Ria medico fisico
Marco Rinaldi commerciante
Stefano Santo Ristagno ingegnere
Amalfia Rizzi
Alessandra Rizzo insegnante (ex)
Enrico Rondelli
Giulio Rosa
Fiammetta Rossi
Annalisa Ruffo
Marino Ruggeri
Luciano Salsi giornalista
Michele Santoro direttore
Cristiana Scandolara medico
Ernesto Schember
Maurizio Schiano Di Cola
Vauro Senesi vignettista
Sabrina Signorelli
Maurizio Silvestri giornalista
Luana Sisani
Barbara Spampinato giornalista (direttrice)
Christian Spinozzi titolare brand multiservice
Cristina Stasi
Guido Stori pensionato
Giuseppe Stori pensionato
Maurizio Taborelli
Riccardo Tacconi
Mara Tagliavini
Valeria Tancredi
Stefania Tarabella
Anna Maria Targioni Violani psicoanalista
Rosa Tavella medico
Giovanni Termite lavoratore
Stefano Tesi giornalista
Gemma Tisci
Adriana Tisselli giornalista pubblicista
Dorotea Cristina Tobia mamma
Nora Toccafondi pensionata
Federico Tovoli fotoreporter
Anna Trotta sociologa e docente
Valentina Tua
Loredana Turatto
Fabio Vagnarelli
Cosima Venneri
Claudia Vezzi
Giovanna Vietri pensionata
Leonardo Vigorelli insegnante
Giancarlo Vitali
Mauro Zammataro
Marina Zauli
Astrid Zei docente

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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  • Un articolo chiaro che non può che essere condiviso. In effetti, i media non fanno altro che mostrare gli effetti delle azioni di Putin senza entrare mai nel merito delle cause che hanno scatenato questa guerra, comunque esecrabile, condannabile e violenta e imperdonabile così come la conseguente corsa al riarmo.

  • Purtroppo la stragrandissima maggioranza dei media occidentali si e' venduta agli interessi dei poteri forti che controllano la politica al potere attraverso il denaro e fra i poteri forti ci metto anche le mafie che producono miliardi di € che poi finiscono nell'economia legale e nella finanza per la quale il denaro non puzza. Tutto si tiene. Mi fa invece molto piacere che a denunciare la violazione dei piu elementari principi del vero giornalismo siano giornalisti che lavorano per i grandi media che fanno parte della trama mistificatrice e strumentalizzante: mi ricorda un giornalista del newsweek della redazione londinese quando denuncio che la CIA dettava la linea su cosa si poteva e non si poteva raccontare della guerra in Siria.

  • Tantissima distruzione e poche vittime. Totalmente squilibrato il rapporto rispetto altri conflitti urbani in close combat.
    Ottimo business per tutti.
    Se obbligato a scegliere, Io starei con i russi e col blocco imperialista orientale. Che ha forme e metodi di penetrazione commerciale ed economica meno violenti del blocco occidentale, quindi saluto e .....
    Z!

  • Ma anche chi scrive non riesce a liberarsi totalmente dal linguaggio imposto dal mass media: “fittatore Putin” e altri epiteti.
    Fino a ieri era l’amico Putin con cui ha lavorato anche un ex cancelliere tedesco!
    La guerra non ha fatto solo vittima di giornalismo, ha smascherato l’Occidente, per quelli che non vedevano la maschera.
    L’Occidente, (e con questo si può intende gli anglosassoni e i rami del albero) ha regnato supremo per oltre sei cento anni, commettendo ogni sorta di barbarie in nome di non so quale supremazia. E, sotto quel regno occidentale di terrore, qualsiasi tentativo di opposizione è stato soppresso con ogni mezzo possibile, l’appositore bollato come un cancro da estirpare. Ora, la Russia ha deciso di rompere la bambola perfetta e l’Occidente si è trovato impreparato. Bisogna avere il coraggio di dire le cose con chiarezza: il gioco sta finendo, se non addirittura finito!

  • Ma anche chi scrive non riesce a liberarsi totalmente dal linguaggio imposto dal mass media: dittatore Putin.
    Fino a ieri era l’amico Putin con cui a lavorato anche un ex cancelliere tedesco!
    La guerra non ha fatto solo vittima di giornalismo, ha smascherato l’Occidente, per quelli che non vedevano la maschera

  • Credo ci sia un errore nella data 1° aprile2021, anche perche si parla di fatti posteriori

  • Concordo al 100% con quanto riportato in questo articolo. Io stessa ho visto allontanarsi amici per avere io avuto l'ardire, di esprimere perplessità sulla unilateralità di informazioni circa questo conflitto. Da molti giorni cerco in rete opinioni diverse da quelle che ci vengono proposte sui principali media alla portata di tutti. La triste constatazione è che la censura non viene attuata solo da paesi governati da dittature, ma anche da paesi come il nostro ... Libero (?), Democratico (?), Civile (?). So per certo che ci sono molte persone che come me vorrebbero avere una informazione più completa, disinteressata, VERA. E rattrista vedere che ci si arrende così in fretta, forse per paura, poca fiducia in se stessi, o banalmente pigrizia. Grazie per il vostro lavoro, grazie per il vostro coraggio. Siete coloro che tengono acceso quel barlume di speranza che è ancora presente nei nostri cuori, nonostante tutto.

  • Da lettrice e non giornalista non posso che concordare. Infatti mi è successo un effetto collaterale: ho smesso di leggere i giornali e questa guerra l’ho relegata fuori dal mio orizzonte mentale fino a provare una vera insofferenza per chi me ne parla e soprattutto quanto più pateticamente e apoditticamente lo fa. Una reazione che non è un bene per gli Ucraini, anche se io non conto nulla in quanto singolo individuo. Certo, i motivi del rigetto dei media sono anche legati al modo devastante in cui viene gestita dal 2008 la crisi economica, altro campo in cui il giornalismo non ha medaglie da appuntarsi al petto.
    Ma proprio per questo, dopo quattordici anni di inanità, la propaganda smaccata non la sopporto più, specialmente quando si declina nel rumoroso ronzio da condizionatore rotto emanato dai commentatori negli studi tv, che si muta di tanto in tanto in baccano del traffico in un giorno di pioggia. Quelle « fonti » mi fanno arrossire per loro (son vs colleghi, lo capisco, ma io posso dirlo, non lo sono (-: ).
    Mi sono piaciute molto anche le osservazioni pubblicate dal Fatto quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/02/ecco-perche-sullucraina-il-giornalismo-sbaglia-e-spinge-i-lettori-verso-la-corsa-al-riarmo-lo-sfogo-degli-ex-inviati-in-una-lettera-aperta-basta-con-buoni-e-cattivi-in-guerra-i-dubbi-sono/6546348/ : in particolare quelle sulla difesa della vs professione, e forse ci sarebbe da riflettere su quanto la precarizzazione estrema, altra conseguenza della crisi peraltro e che nessuno ha combattuto, influisca sulla libertà di chi fa giornalismo, come ogni altro mestiere. Eh, esercitare l’intelligenza, quanto servirebbe. Con raccapriccio ho notato come fuori dai media siano coloro che per mestiere dovrebbero farlo a rifiutare di concepire l’idea di averne bisogno: « È un dittatore, come Hitler »: che dei docenti universitari arrivino a ciò... essanti numi che rozzezza intellettuale e culturale!
    Chissà se seguite ancora i commenti, ormai non lo fa più nessuno.

  • La cosa bella è che vuoi capire la ragione e conoscere la verità. Anche se è elementare semplice. La difficoltà sta solo nel fatto che per diversi gruppi sociali di persone, informazioni e fatti appaiono e, soprattutto, sono percepiti in modo diverso! Per un socialista e un capitalista, la giustizia non è la stessa. Per i ricchi e per i poveri, i valori nella vita sono diversi. E il prezzo, rispettivamente, della vita è diverso. Visto il mio profilo e la mia specializzazione, potrei chiarire tutto volentieri, ma... E' necessario anche che tu abbia delle conoscenze fondamentali. I principi del cristianesimo primitivo, questo è il primo. E da ciò dovrebbe derivare che i valori umani universali e la moralità sono ugualmente correttamente compresi nel nostro paese. La conoscenza della teoria dell'evoluzione umana è la seconda. Il genoma umano è uno e, sotto questo aspetto, le nazioni non esistono. Il concetto, la nazione, è usato come strumento di influenza sulla società, nelle mani del capitalismo. L'estremo del capitalismo è il totalitarismo militare e il nazismo. Usi la parola democrazia per indicare l'antica Grecia o la Germania di Weimar? Inoltre, sei obbligato a operare con le leggi della matematica superiore, dell'analisi matematica e della geometria analitica, questa è la terza. è anche necessario studiare filosofia e conoscere le opere di molti filosofi, tra cui l'opera di K. Marx "Capitale" e V. Lenin, questa è la quarta. E quinto, è necessario conoscere i fatti storici dalla fonte originale.

  • Condivido l'articolo. Ora mi aspetto i vostri approfondimenti e le vostre analisi di giornalisti indipendenti.

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