AFRICA

Etiopia: Abiy vince le elezioni (secondo gli USA truccate) e i tigrini vincono la guerra

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
11 luglio 2021

I risultati della tornata elettorale che si è tenuta in Etiopia il 21 giugno scorso, sono stati resi noti oggi. Prosperity Party, il raggruppamento politico del primo ministro Abiy Ahmed, si è aggiudicato la vittoria con 410 su 436 seggi al parlamento, garantendo così un nuovo mandato al premier attuale. Alcuni posti resteranno vuoti, in quanto in diverse circoscrizioni, come nel Tigray, i cittadini non hanno potuto recarsi alle urne per conflitti in atto.

Abiy Ahmed, primo ministro etiopico

Le elezioni sono state posticipate ben due volte a causa della pandemia. Secondo il premier sono state elezioni libere e eque, non così per gli Stati Uniti, che hanno aspramente criticato la tornata elettorale, in particolare per i conflitti e l’insicurezza in alcune regioni e, non per ultimo, per l’arresto di diversi oppositori politici.

Intanto la guerra nel Tigray continua. Le forze speciali Amhara hanno attaccato i residenti di Humera e Alamata.

Humera si trova in un’area strategica,‘Eritrea da un lato e il Sudan dall’altro. Sin dall’inizio del conflitto molti abitanti sono scappati, perchè attaccati a nord dalle truppe di Asmara e da sud dagli amhara. Attualmente i militari di Tigray Defence Forces (TDF)hanno riconquistato gran parte della regione, ma si stanno muovendo soprattutto dalla loro roccaforte che si trova al centro, verso l’ovest e il sud, lasciando così scoperta la zona di Humera.

Secondo diverse fonti, le milizie amhara sarebbero andate di casa in casa, chiedendo alla popolazione di lasciare le proprie abitazioni e di scappare in Eritrea, visto che la frontiera con il Sudan è attualmente chiusa. E’ stato intimato loro di non recarsi in altre zone del Tigray e tantomeno nella regione Amhara.

I residenti hanno chiesto aiuto alla Croce Rossa e ad altre organizzazioni internazionali. La situazione peggiora di ora in ora e gli abitanti temono ripercussioni, violenze, uccisioni.

Simili richieste d’aiuto giungono anche da Alamata e zone limitrofe. Venerdì sono stati fucilati in pubblico 9 giovani, con l’accusa di appoggiare il TPLF. Molti altri sono stati arrestati e gran parte della popolazione è stata costretta a lasciare le proprie abitazioni nel giro di pochi minuti. Gli amhara non gli hanno permesso di portarsi via nemmeno un pezzo di pane.

Alamata si trova a sud di Mekellé, il capoluogo del Tigray. Secondo OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari) la strada dal capoluogo verso Alamata è libera, ma le forze speciali amhara controllano ancora vaste zone.

La popolazione del Tigray è in condizioni disperate gli aiuti umanitari tardano a arrivare. Una guerra civile che in otto mesi ha messo in ginocchio tutti gli abitanti della regione. Migliaia di persone sono state uccise dai contendenti: truppe governative etiopiche con l’appoggio di quelle eritree – che utilizzano anche militari somali – e amhara da un lato e tigrini di TDF dall’altro. Gli sfollati superano 1,7 milioni e oltre 60 mila hanno cercato protezione nel vicino Sudan. Inoltre 5,5 milioni di civili hanno bisogno di urgenti aiuti umanitari mentre, secondo ONU, in 400 mila sono già stati colpiti dalla carestia, 900 mila sono invece le stime di USAID, l’Agenzia del governo americano per lo Sviluppo.

Sfollati nel Tigray, Etiopia

Una settimana fa il TPLF (Tigray People’s Liberation Front) ha chiesto il ritiro immediato delle truppe eritree e quelle amhara prima di iniziare qualsiasi dialogo circa il cessate il fuoco con il governo centrale, misura presa unilateralmente una settimana fa da Addis Ababa e, per ora, in vigore fino al 2 settembre 2021.

Intanto il numero dei prigionieri di guerra etiopici è salito a 8 mila, lo ha confermato Fesseha Tessema, un consigliere del TPLF, secondo cui è stata chiesta assistenza al Comitato della Croce Rossa Internazionale e a altre organizzazioni umanitarie per poter fornire cibo a tutti quanti.

Dal canto suo Addis Ababa, specie all’inizio del conflitto, ha messo dietro le sbarre centinaia, forse anche più, soldati di etnia tigrina dell’esercito regolare. Allora si temevano possibili ammutinamenti. E potrebbero essere proprio i negoziati per il rilascio dei soldati di guerra le basi di colloqui preliminari per arrivare a un cessate il fuoco concreto.

Mercoledì scorso il segretario di Stato di Washington, Antony Blinken, ha sentito telefonicamente Abiy, e gli ha chiesto nuovamente il ritiro immediato delle forze eritree e amhara, accesso umanitario totale, nonchè l’avvio di un negoziato di pace permanente. Blinken ha sottolineato che alla dichiarazione unilaterale del cessate il fuoco devono seguire misure concrete sul campo per porre un punto finale al conflitto e alle atrocità.

Purtroppo l’ONG Medici senza Frontiere sospenderà temporaneamente la propria attività in diverse zone del Tigray dopo l’uccisione di tre loro collaboratori, Maria Hernandez, spagnola, di 35 anni, coordinatrice delle emergenze, il suo assistente, Yohannes Halefom Reda e il loro autista, Tedros Gebremariam Gebremichael, entrambi trentunenni, etiopi. Finora i responsabili di questo massacro non sono ancora stati identificati. Teresa Sancristoval, direttrice delle operazioni di MSF ha chiesto alle autorità competenti che venga aperta un’indagine per chiarire la dinamica di questo terribile fatto.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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