AFRICA

Mozambico, 150mila sfollati per violenze jihadiste al Nord, Nyusi chiede aiuto

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
21 febbraio 2020

Almeno 350 mozambicani sono stati uccisi e oltre 156mila sono stati costretti a lasciare i loro villaggi in nove distretti nel nord del Mozambico. Tra gli sfollati ci sono 25mila bambini. Secondo un rapporto del governo mozambicano questa è la fotografia causata degli attacchi armati a Cabo Delgado, estremo Nord del Paese.

La richiesta di aiuto ai Paesi amici

All’incontro con il Corpo diplomatico accreditato in Mozambico, la settimana scorsa, il presidente Filipe Nyusi ha chiesto aiuto alla Comunità internazionale. Il Capo dello Stato mozambicano ha richiesto senza mezzi termini il supporto per combattere la guerra contro i gruppi jihadisti nel Nord. “A questo proposito, vorrei fare appello ai nostri amici per un sostegno che sia oggettivo e concreto. Tutti dicono di volerci sostenere ma quando chiediamo in che modo, non rispondono”.

Il presidente Filipe Nyusi con i militari mozambicani a Cabo Delgado

Una conferma che il governo mozambicano non riesce a fermare i gruppi al-Shebab che dal 5 ottobre 2017 creano terrore nella lontana e poverissima provincia. Ma anche un’accusa ai “Paesi amici”, troppo passivi davanti al problema dell’estremismo islamico.

I mercenari russi hanno fallito?

Neanche gli accordi con il presidente russo, Vladimir Putin, a Mosca dello scorso agosto, hanno avuto l’esito sperato. I 200 mercenari russi del Gruppo Wagner, presenti nell’ex colonia portoghese da settembre 2019, che avrebbero dovuto aiutare a risolvere il problema, hanno fatto pochi passi avanti. Nonostante le perdite umane. Ci sono stati almeno sette morti tra i contractor collegati al Cremlino.

Dopo oltre due anni la situazione è peggiorata

A 28 mesi dal primo attacco jihadista, la situazione è peggiorata il modo preoccupante: nove distretti su 16 di Cabo Delgado sono fuori controllo. Le bande, armate di machete e kalashnikov attaccano villaggi indifesi massacrando gli abitanti e bruciando le case.

Villaggio bruciato dopo attacco al-Shebab. Gli abitanti sono sfollati

Ora usano anche una nuova strategia: avvisare del loro arrivo pochissimo tempo prima. In questo modo gli abitanti dei villaggi scappano per salvarsi la vita lasciando tutte le loro cose. Quindi i villaggi vengono depredati e bruciati.

L’UNHCR in soccorso agli sfollati

L’Alto commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) sta intensificando la risposta all’emergenza umanitaria in atto. “Negli ultimi mesi c’è stato un drammatico aumento di brutali assalti contro la popolazione civile” – si legge nella nota. “Dall’inizio dell’anno ci sono stati almeno 28 attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Le ultime settimane sono state il periodo più instabile dall’inizio degli attacchi nell’ottobre 2017”.

Mozambico, Cabo Delgado, sfollati in attesa di aiuti alimentari UNHCR (Courtesy UNHCR)

Gli ultimi assalti dei jihadisti sono stati più a sud dell’area nella quale operano di solito e sono arrivati a un centinaio di chilometri da Pemba, capoluogo di Capo Delgado. L’escalation delle violenze ha costretto le comunità ad abbandonare i villaggi per cercare rifugio dove possono. Anche sulle isole vicine

Gas e rubini, il forziere del Mozambico in pericolo

La provincia di Cabo Delgado è la più povera dell’ex colonia portoghese ma anche la più ricca in risorse naturali: negli ultimi anni sono state scoperte miniere di rubini e giacimenti di gas. L’area di Montepuez ha il più vasta area di rubini del mondo e al largo della costa di Palma c’è uno dei maggiori depositi di gas naturale (LNG) d’Africa. Qui operano ENI ed ExxonMobil per essere operativi con la produzione di gas naturale liquido nel 2022.

Per il Mozambico è un più che valido motivo per “bonificare” la provincia di Cabo Delgado dal terrorismo.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

 

 

Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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