Franco Nofori
Torino, 2 marzo 2019
Strage di animali e di vegetazione nell’inferno che da sabato della scorsa settimana divampa e si estende sugli altipiani dell’Aberdare nel Parco Nazionale del Monte Kenya. Le fiamme sono alimentate da un forte vento che rende difficoltoso il suo controllo. Secondo l’opinione espressa da Isaak Mugu, un alto ufficiale delle guardie forestali, l’incendio potrebbe essere stato provocato dagli addetti alla raccolta del miele o dai cacciatori di frodo. L’evento è purtroppo frequente nella zona, dovuto all’incuria dei turisti e degli abitanti delle zone limitrofe che, spesso soggetti a credenze superstiziose, appiccano il fuoco per riti propiziatori alla pioggia.
Quest’ultimo evento ha messo in ginocchio l’intero apparato turistico locale perché molti dei pernottamenti prenotati nei vari villaggi/hotel, sono stati cancellati. Inoltre, come afferma Wilson Njeru, direttore del Chogoria-Kinondoni Lodge, gli animali sopravvissuti, si allontanano dalle zone in cui l’incendio si è esteso e vi ritorneranno soltanto quando la vegetazione sarà ricresciuta, cioè dopo un lungo periodo di tempo durante il quale i flussi turistici resteranno certamente mortificati.
Il Monte Kenya, che ha dato il nome al Paese, con il picco Batian di 5.199 metri, è per altezza, la seconda montagna più alta dell’intero continente africano, dopo il Kilimanjaro, che però è un vulcano spento. I suoi contrafforti, si estendono su ben sei contee: Meru, Embu, Likipia, Kirinyaga, Nyeri e Isiolo. Ha una fauna e una vegetazione molto peculiari ed è situato a 16 chilometri sotto l’Equatore e a 150 dalla capitale Nairobi. La vegetazione lussureggiante e lo spettacolare paesaggio, richiamano molti visitatori e anche rocciatori che si cimentano nelle scalate delle sue punte più impegnative.
Franco Nofori
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