AFRICA

Mozambico, contrabbando di rubini e avorio dietro i capi jihadisti di Cabo Delgado

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 6 giugno 2018

Un video trasmesso qualche giorno fa da TV de Moçambique, la televisione di Stato, mostra cinque jihadisti armati di kalashnikov (AK47), a volto coperto, che lanciano il loro proclama.

Fotogramma del video dei jihadisti che terrorizzano Cabo Delgado

“Oggi eravamo a Mocímboa da Praia – dice il capo del gruppo – abbiamo appena iniziato ma ‘insha Allah’ crediamo che Allah ci aiuterà…mozambicani venite a fare la lotta contro satana…stiamo vedendo i frutti di ciò facciamo…la nostra generazione è a rischio perché non sa chi è Allah…vogliamo la religione come governo di Allah…”.

È un documento pubblicato su Youtube
nel gennaio scorso ma offre una visione più ampia di ciò che sta succedendo nel nord del Mozambico e che sono responsabili di azioni precedenti.

Il 22 maggio scorso, nella capitale Maputo, è stato presentato uno studio sul radicalismo islamico in Mozambico. Pochi giorni dopo ci sono stati gli ultimi tre attacchi che hanno causato quattordici morti di cui dodici decapitati.

“I leader jihadisti vogliono destabilizzare la provincia di Cabo Delgado per poter continuare i loro affari illeciti attraverso il contrabbando di rubini, avorio e legnami pregiati” – ha detto João Pereira, uno degli autori – Nei rubini lo Stato mozambicano perde 30 milioni di dollari all’anno. Una fortuna.  Questo traffico è controllato dal movimento jihadista della zona”.

Il giornale mozambicano “Verdade” ha pubblicato un resoconto estremamente interessante dell’indagine svolta dagli accademici dell’Università Eduardo Mondlane di Maputo, João Pereira e Salvador Forquilha, coadiuvati dal leader religioso islamico Saide Habibe, residente nella capitale mozambicana.

Lo studio voluto dal presidente

L’investigazione l’ha voluta il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, che dopo gli attacchi iniziati da ottobre scorso ai centri abitati nella zona settentrionale di Cabo Delgado, ha schierato le Forze armate in tutta l’area. Fino ad oggi nessuno conosce il numero esatto dei morti ma si parla di un centinaio.

Identikit dei jihadisti

Ma chi sono questi islamisti radicalizzati che terrorizzano il nord dell’ex colonia portoghese? In sei mesi di lavoro è venuta fuori una fotografia più nitida su una situazione nuova e allarmante. Il lavoro è stato portato avanti tra i distretti di Mocimboa da Praia, Macomia, Chiúre e Pemba della provincia di Cabo Delgado e nella confinante provincia di Nampula.

Ingresso nella provincia di Mocimboa da Praia, a Cabo Delgado

I dati parlano di giovani con bassissimo livello di istruzione marginalizzati e disoccupati. La maggioranza sono immigrati da Tanzania, Somalia e dalle regioni dei Grandi laghi in cerca di opportunità, che hanno iniziato a lavorare come venditori occasionali nei mercati locali. L’ispiratore del loro pensiero jihadista è stato l’imam keniota Aboud Rogo Mohammed, ucciso dalle forze di polizia nel 2012 a Mombasa, in Kenya.

“Inizialmente il gruppo era conosciuto come “Ahlu Sunnah Wa-Jammá”, che in arabo significa ‘seguaci della tradizione del profeta’ – ha spiegato Saide – sono imbevuti di propaganda impostata sul recupero dei valori tradizionali islamici ma sono estremamente ignoranti sulla tradizione dell’islam.

Invece contestano l’islamismo praticato dalle comunità locali e non rispettano le moschee dove entrano armati di coltelli e con le scarpe. Non riconoscono lo Stato, pretendono che l’educazione sia fatta nelle scuole coraniche, vogliono l’introduzione della sharia e che le donne cambino atteggiamento e si coprano”.

Mezzi militari a Cabo Delgado

Pereira ha spiegato che hanno cellule composte da venti-trenta individui e, a seconda del distretto, posso essere attivi tra i venti e trenta gruppi. Le informazioni raccolte nel distretto di Mocímboa da Praia parlano di un migliaio di giovani collegati direttamente o indirettamente a moschee gestite da al Shebab.

L’organizzazione delle cellule

A Mocimboa, città con 70mila abitanti capoluogo di distretto, la moschea controllata dai gruppi integralisti ha 350 fedeli. “Hanno una leadership molto complessa e ogni cellula ha una propria dirigenza – ha affermato Pereira – ma all’interno della città con c’è un capo come invece pare esserci Nangade e Palma (centri abitati a pochi chilometri dal confine tanzaniano ndr) mentre a Kibiti, in Tanzania (450km dal confine mozambicano ndr), ci sono altre cellule”.

Quindi lo studio conferma che ci sono connessioni internazionali, estremamente pericolose per l’ex colonia portoghese.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin
(1 – continua)

Questa la seconda puntata dell’articolo di Sandro Pintus:

Giovani jihadisti mozambicani addetrati all’estero da milizie pagate da al Shebab

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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