AFRICA

Arginare il flusso migratorio ad ogni costo: l’Italia addestra truppe in Africa

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 28 marzo 2018

Fermare il flusso migratorio! Sono queste le parole d’ordine ormai. Lo scorso settembre Italia ed Egitto hanno sottoscritto un protocollo per la lotta contro il traffico illegale di esseri umani e la criminalità organizzata. Tale documento è stato siglato a Roma da Ahmed el Emary, viceministro dell’Interno egiziano e da Massimo Bontempi, consigliere ministeriale presso la Direzione Centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere.

Il progetto, denominato International training at egyptian police academy (Itepa), entrato nel vivo in questi giorni con un workshop al Cairo, prevede la formazione di trecentosessanta funzionari di polizia e ufficiali di frontiera, che, una volta terminato l’addestramento, saranno in grado di formare i loro colleghi nei ventidue Paesi africani che hanno aderito all’iniziativa. All’apertura dei lavori ha partecipato anche Franco Gabrielli, capo della nostra polizia di Stato.

ITEPA – workshop al Cairo, Egitto con la partecipazione della polizia italiana

La durata del corso è di due anni e dovrebbe terminare alla fine del 2019 con una conferenza in Italia.  Esperti della nostra polizia e di quella egiziana, nonché personale competente in materia di Organizzazioni internazionali ed Agenzie europee cureranno in questi due anni l’addestramento del personale di Algeria, Burkina Faso, Ciad, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Gibuti, Ghana, Guinea, Kenya, Libia, Mali, Morocco, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Sudan del Sud, Tunisia, Egitto e Italia.

Risulta chiaramente che i partecipanti a questo progetto pilota provengono per lo più dai maggiori Paesi di origine o di transito dei migranti che cercano di raggiungere le nostre coste, l’Europa.  

L’intero corso si svolgerà presso il Centro di ricerca dell’Accademia di Polizia egiziana ed è cofinanziato dall’Italia e l’UE.

In questi giorni è anche terminata la seconda fase di addestramento per una trentina di marinai libici, finanziato dall’Italia nell’ambito del Memorandum of Understanding, siglato nel febbraio 2017 dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e il suo omologo libico Fāyez al-Sarrāj. Un accordo volto ad arginare il flusso migratorio verso le nostre coste e fortemente sostenuto dall’Unione Europea durante il vertice informale dei Capi di Stato e di Governo europei, tenutosi a Malta il 3 febbraio 2017.https://www.africa-express.info/2017/01/10/15831/

Alla piccola cerimonia tenutasi alla base navale Abu Seta di Tripoli lunedì, hanno partecipato, oltre ad alti ufficiali libici, anche rappresentanti del nostro ministero della Difesa. La terza e ultima fase di questo corso di addestramento – tutti e tre sono stati diretti da istruttori italiani – inizierà i primi di aprile e si terrà nel nostro Paese per la durata di sei settimane.

Arginare il flusso migratorio risulta essere tra le priorità delle politiche dell’UE, dell’Italia e non si badano a spese per l’addestramento della Guardia costiera libica, la formazione dei corpi della polizia di frontiera di ben ventidue Paesi africani e, non dimentichiamo, finanziare la nuova Force G5 Sahel, composta da sole truppe africane di cinque Stati (Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad).  (https://www.africa-express.info/2018/02/28/altri-50-milioni-della-ue-per-finanziare-la-caccia-ai-migranti-nel-sahel-bilico-la-missione-italiana/).

E la criminalizzazione della solidarietà fa parte del piano dei respingimenti. Ne è un esempio la ONG spagnola Proactiva Openarms (https://www.africa-express.info/2017/09/28/flussi-migratori-e-stragi-lungo-la-rotta-libica-a-cagliari-se-ne-parla-con-africa-express/), tra l’altro firmataria del Codice di condotta per le ONG impegnate nelle operazioni di salvataggio in mare, introdotto dall’allora ministro degli interni Marco Minniti.

Sbarco di migranti in un porto italiano

Lo scorso 15 marzo la nave della ONG spagnola interviene in un salvataggio in acque internazionali, a settantatré miglia dalle coste libiche, durante il quale si sono create forte tensioni tra la ONG spagnola Proactiva Open Arms e la Guardia costiera della nostra ex colonia, che avrebbe addirittura minacciato l’equipaggio. L’avvicinamento dei libici è avvenuto con una delle quattro motovedette di classe “Bigliani”, riparate e riconsegnate alla guardia costiera di questo Stato nord-africano dal ministro Minniti un anno fa e, secondo l’ASGI, i lavori per la rimessa in sesto di queste imbarcazioni sarebbero stati finanziati con il Fondo per l’Africa (https://www.africa-express.info/2017/11/13/il-fondo-per-lafrica-finanzia-la-guardia-costiera-libica-denuncia-dellasgi/).

Una volta giunti in Italia, la Procura di Catania ha messo sotto sequestro l’imbarcazione e tre membri dell’equipaggio – il capitano Marc Reig, capa missione Ana Isabel Montes Mier e il coordinatore generale dell’organizzazione Gerard Canals sono stati accusati di associazione a delinquere, perché si erano rifiutati di riconsegnare i migranti salvati alla guardia costiera libica. Tale terribile e infamante accusa non è stata convalidata dal Gip di Catania e dunque il fascicolo torna al giudice di Ragusa. Per ora è stato confermato il sequestro della nave, che resterà nel porto di Pozzallo.

Nave della ONG spagnola sequestrata a Pozzallo

Indagati come veri criminali per aver protetto i migranti, che, se fossero stati consegnati agli uomini della Guardia costiera libica, sarebbero ritornati nell’inferno. https://www.africa-express.info/2017/11/21/nigeria-linferno-da-dove-vengono-gli-schiavi-venduti-allasta-libia/.

Cornelia I.Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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