AFRICA

Arrestato e scomparso in Camerun il giornalista e scrittore Patrice Nganang

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 16 dicembre 2017

Patrice Nganang, un famoso e apprezzato scrittore e giornalista camerunense, è stato arrestato lo scorso 6 dicembre all’aeroporto di Douala, la capitale economica del Camerun, mentre stava per imbarcarsi verso Harare, la capitale dello Zimbabwe, per raggiungere la moglie.

Venerdì, 15 dicembre era stata fissata la prima udienza al tribunale di prima istanza di Yaoundé, la capitale del Paese. Ma il processo è stato rinviato subito al 19 gennaio del prossimo anno. Nganang dovrà rispondere a ben tre capi d’accusa: “oltraggio agli organi costituzionali”, “minacce di morte nei confronti del presidente della Repubblica”, “minacce di morte e apologia del crimine”, per aver pubblicato un articolo il 5 dicembre scorso “Carnet de route en (zone) dite anglophone” sul sito del settimanale Jeune Afrique.

Il giornalista è soprattutto uno scrittore ben conosciuto, per il suo libro “Temps de chinea”. Ha ricevuto importanti riconoscimenti: è stato insignito del premio Marguerite Yourcenar e del Gran premio per la letteratura dell’Africa nera.

Patrice Nganang, scrittoe/giornalista arrestato in Camerun

Emmanuel Simh, avvocato dello scrittore/giornalista ha fatto sapere di non aver avuto accesso agli atti degli inquirenti e di essere a conoscenza solamente dei capi d’accusa. “Dopo il suo arresto –  ha specificato Simh – per due giorni nessuno ha avuto più notizie del mio cliente e questo si può tranquillamente definirlo come sequestro di persona”. Secondo il legale  questo processo è irregolare, perché: “In base alla legge in vigore, bisogna comunicare all’indiziato le accuse a suo carico, non appena arrestato e questo è stato omesso. Dunque ci sono elementi a sufficienza per poter affermare la nullità del procedimento”.

Mentre la portavoce del governo di Yaoundé, Issa Tchiroma Bakary, ha spiegato che il 3 dicembre Nganang ha pubblicato su Facebook quanto segue: “Faites-moi confiance et je ne blague pas, je l’ai devant moi, lui Biya, et j’ai un fusil, je vais lui donner une balle exactement dans le front. Je le dis depuis Yaoundé où je suis” (Credetemi, non scherzo, ce l’ho davanti a me, Biya (il presidente n.d.r.) gli sparo una pallottola proprio in fronte. Lo sto dicendo da Yaoundé da dove mi trovo).

Il Camerun (e non solo) si sta mobilita per la liberazione dello scrittore/ giornalista. “La sua arma è la penna, non fucili o cannoni. Scrive in modo feroce, certo, ma le sue pallottole non uccidono”, hanno precisato i suo sostenitori e colleghi. L’arresto di Nganang ha fatto il giro del mondo e ovunque, specie negli Stati Uniti d’America, in Germania e Italia si stanno firmando petizioni per la sua liberazione immediata.

Lo scrittore/giornalista si è scagliato contro il suo governo per le violenze usate per sedare con la forza, le rivolte iniziate ormai oltre un anno fa nella zona anglofona del Camerun. https://www.africa-express.info/2016/11/23/camerun-proteste-degli-anglofoni-che-si-sentono-emarginati-rispetto-ai-francofoni/

Protesta nel Camerun

Il Camerun ha dieci regioni autonome, otto delle quali sono francofone e solamente in due si parla l’inglese. All’inizio del ‘900 il Paese era una colonia tedesca. Dopo la prima guerra mondiale nel 1919, è stata divisa tra i francesi e gli inglesi, secondo il mandato della Lega delle Nazioni. La parte francese era molto più ampia e aveva come capitale Yaoundé, mentre quella inglese comprendeva la Nigeria e si estendeva fino al Lago Ciad, con capitale Lagos. Gli inglesi erano poco presenti in questa regione, perché la loro attenzione era concentrata sulla Nigeria.

Con l’indipendenza, ottenuta nel 1961, le due ex colonie inglesi e francesi sono state riunite per formare un unico Stato, l’attuale Camerun, ma le parti ex-francese e ex-britannica hanno sempre mantenuto un alto grado di indipendenza.

Con il passare dei mesi, gruppi di cittadini hanno chiesto “simbolicamente” l’indipendenza. Ovviamente le relative manifestazioni sono sfociate nella solita oppressione e ad ottobre ci sono stati anche molti morti (https://www.africa-express.info/2017/10/07/repressione-camerun-contro-gli-anglofoni-una-ventina-di-morti/), arresti extra giudiziali e quant’altro.

Da ottobre ad oggi decine di migliaia di persone, per sottrarsi alla violenta repressione della dittatura del presidente Paul Biya, sono fuggite dalle province anglofone del Camerun, per cercare protezione nella vicina Nigeria, soprattutto nel Cross River State, nel sud-est della ex colonia britannica.

Ma le proteste continuano, nelle ultime settimane si è scatenata una vera e propria guerra tra le truppe governative e frange secessioniste anglofone, in particolare nella regione di Manyu dove si parla inglese. Tutta l’area è stata dichiarata come “zona militare rossa” dall’inizio del mese e pochi giorni dopo il governo di Yaoundé ha inviato notevoli rinforzi, in risposta all’uccisione di alcuni militari nel capoluogo Mamfé.

Ovviamente si punta il dito sugli anglofoni, ma nessuno ha rivendicato finora questo atto di sangue. Un altro attacco, secondo fonti militari, si sarebbe verificato giovedì scorso a Dadi, villaggio che si trova nella stessa zona. L’esercito avrebbe sedato l’aggressione, uccidendo alcuni secessionisti. Inoltre i militari avrebbero sequestrato fucili e altre armi, cellulari e decine e decine di magliette con la scritta “Ambazonia Defence Force”, indossate dai separatisti.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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