La presidente del Centrafrica: “Contingente internazionale inconcludente”

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 10 novembre 2015

Sono gravi le accuse della presidente di transizione della Repubblica Centrafricana (CAR), Catherine Samba-Panza: “I caschi blu di MINUSCA(United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic ), non hanno portato la pace nel Paese”.

Come darle torto? Minusca, la missione fortemente voluta da Ban-Ki moon, che conta oltre 10.800 caschi blu, non è riuscita ad impedire le violenze, anzi: basti pensare allo scandalo sessuale nel quale si sono trovati coinvolti anche i soldati francesi (http://www.africa-express.info/2015/04/30/centrafrica-militari-francesi-accusati-di-molestie-sessualiverso-minori/).

E malgrado tutto ciò papa Francesco vuole mantenere la sua promessa . “La visita pastorale di Sua Santità è prevista dal 28 al 29 novembre 2015”, si legge in un comunicato del 2 novembre 2015 del Vaticano. Il Papa è determinato a recarsi in questo così travagliato Paese, dove i cristiani distruggono le moschee e ammazzano i musulmani e viceversa.

Durante la sua visita gli occhi del mondo intero saranno puntati sulla Repubblica Centrafricana, uno tra i Paesi più poveri al mondo. Il sessanta per cento della popolazione ha a disposizione meno di 1,25 dollari al giorno. La guerra civile che si combatte dal marzo 2013, ha prodotto migliaia di morti, centinaia di migliaia di sfollati e rifugiati,una tragedia consumata nel quasi totale silenzio dei media.

Da settembre (http://www.africa-express.info/2015/10/07/pace-lontana-in-centrafrica-ricominciano-gli-scontri-i-saccheggi-e-le-violenze/) ad oggi sono state uccise oltre 90 persone, senza contare i feriti, nella sola Bangui, la capitale della ex-colonia francese e la Croce Rossa ha espresso la sua preoccupazione per la nuova ondata di violenza: ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto, ai responsabili dei gruppi armati, a tutte le persone in possesso di armi, il rispetto per la vita e la dignità umana. Il suo appello è stato forte e chiaro: bisogna risparmiare la popolazione civile, facilitare un’azione umanitaria indipendente e imparziale.

“Durante le ultime settimane centinaia donne in stato di gravidanza e bambini ammalati non hanno potuto raggiungere gli ospedali per le necessarie cure mediche; migliaia di famiglie sono senza un tetto, perché le loro case sono state incendiate e i loro mezzi di sostentamento sono stati distrutti. Vivono nel terrore. La paura li accompagna giorno e notte”, ha denunciato Patricia Danzi, direttrice regionale dell’International Committee of the Red Cross Africa.

La Danzi ha spiegato che i continui confronti tra i gruppi armati, le violenze tra le comunità, l’escalation della criminalità hanno ormai raggiunto tutti i livelli della popolazione e la situazione umanitaria sta precipitando inesorabilmente di giorno in giorno. ”E non di rado – ha aggiunto – il personale dell’ICRC è nell’impossibilità di recarsi sugli scenari di maggiore violenza, per prestare un soccorso rapido ed efficace ai feriti, alle persone in pericolo”.

Migliaia di persone hanno lasciato Bangui, terrorizzate dagli attacchi e dalle ritorsioni delle bande armate ex-Séléka (per lo più composte da musulmani) e anti-balaka (vi aderiscono cristiani e animisti) e cercano rifugio nel campo per sfollati Mpoko, nelle immediate vicinanze dell’aeroporto. A tutt’oggi il campo ha raggiunto la capienza di ventimila persone.

La fine di ottobre segna l’inizio dell’anno scolastico nella ex-colonia francese, ma molte scuole sono semi-deserte. Lo ha denunciato Jean Yokanga, direttore del settore scolastico della Prefettura di Ouaka. A Bambari, che dista 280 chilometri dalla capitale, le aule sono praticamente vuote. La causa è da attribuirsi all’insicurezza che regna nella regione. I gruppi armati circolano liberamente, terrorizzando la popolazione.

Durante il forum internazionale sulla sicurezza e la pace in Africa, in corso a Dakar, Senegal, Jean-Yves Drian, ministro della difesa francese, lunedì scorso ha annunciato “Ritengo che la Repubblica centrafricana sia in grado di sostenere le elezioni, malgrado le attuali tensioni. Possiamo organizzare il primo turno per la fine di quest’anno e fissare la seconda tornata elettorale per l’inizio del 2016, perché il censimento degli elettori è stato ormai completato. Ora i capi di Stato del CEEAC (Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale) dovranno fissare il calendario delle votazioni”. Una dichiarazione un pochino azzardata.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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