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Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 18 settembre 2014
Ci sono voluti quasi cinque mesi ma alla fine il pachiderma Nazioni Unite, (che si muove con lentezza e cautela) ha preso in mano la missione militare nella Repubblica Centrafricana. Il 15 settembre il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, ha lanciato un comunicato stampa per dare ufficialmente il benvenuto alla nuova missione dell’organizzazione nella Repubblica Centrafricana denominata MINUSCA (Missione Multidimensionale Integrata per la Stabilizzazione nella Repubblica centrafricana). Le forze dell’Unione Africana del contingente MISCA presenti con 5250 (850 soldati del Ciad hanno dovuto lasciare il Paese qualche mese fa perché accusati di aver usato la popolazione come scudi umani) e le truppe francesi dell’operazione Sangaris si uniranno al contingente dell’ONU, che ha inviato 6500 soldati e 1000 poliziotti.
La priorità di MINUSCA è quella di proteggere i civili, riportare nel Paese la legalità, avviarlo verso un nuovo processo politico di stabilità, democrazia e sviluppo che lo porti a libere elezioni nel primo trimestre del 2015.
Oltre 2,2 milioni di persone, necessitano di assistenza umanitaria immediata. Gli sfollati sono ormai seicentocinquantamila, oltre trecentomila si sono rifugiati nei Paesi confinanti.
I Séléka, cioè i miliziani musulmani, non hanno ratificato il trattato di pace di Brazzaville; dunque MINUSCA incontrerà non poche difficoltà per disarmarli. Le truppe dovranno anche controllare le campagne, farsi consegnare le armi da tutti i gruppi belligeranti, coinvolti nel conflitto e mettere sotto il loro diretto controllo le risorse di oro e diamanti, per impedire che i Séléka e gli anti-balaka (cioè le milizie cristiane) si finanzino attraverso le vendita al mercato nero delle risorse minerarie.
Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes
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