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Trovata una bomba nella scuola dei missionari italiani a Mombasa. Per fortuna non è esplosa

Dal Nostro Inviato
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 5 gennaio 2014
Una bomba è stata trovata dalla polizia  prima che esplodesse nella scuola dei padri missionari della consolata a Likoni, uno dei sobborghi meridionali di Mombasa.  Ieri sera, subito dopo la scoperta dell’ordigno, Padre Angelo, uno dei sacerdoti italiani era impegnato in un meeting con i capi della polizia per riuscire mettere in atto tutte le misure di sicurezza.

La scuola elementare della Consolata è la più grossa di Likoni ed è frequentata da più di mille bambini. Ora i padri temono che l’ondata di violenza religiosa che si è scatenata sulla costa keniota possa toccare anche loro e i loro piccoli scolari.

Secondo la polizia a Nairobi gli agenti della polizia e quelli dell’intelligence sono impegnati a sradicare le cellule islamiche che si annidano un po’ dappertutto: da nord a sud a Lamu, a Mambrui, a Malindi fino a Mombasa e a sud Likoni e Diani.

Nei giorni scorsi un comandante della polizia a Nairobi parlando con Africa ExPress aveva confermato la presenza di cellule islamiche legate e dirette dagli shebab somali, che si considerano la filiale di Al Qaeda nell’Africa orientale, assicurando che il governo e le sue articolazioni stanno facendo di tutto per sgominarle.

A fine gennaio a Malindi un agente dell’FBI impegnato nella caccia ai terroristi è stato ucciso a sangue freddo da un commando assassino e domenica scorsa la polizia ha fatto irruzione armi in pugno in due moschee di Mombasa dove, secondo le fonti ufficiali, si stava tenendo un raduno per reclutare giovani forse alla Jihad.

Durante il raid alle moschee di Masjid Musa e di Masjid Sakina di domenica tre o forse quattro militanti sono stati uccisi ed è morto anche un ufficiale delle forze dell’ordine. Per diverse ore c’è stata una battaglia campale. I poliziotti hanno lanciato lacrimogeni ma sparato anche ad altezza uomo. Sono state sequestrate bandiere nere simili a quelle usate dagli shebab somali inneggianti alla lotta armata e pamphlet che magnificavano il suicidio nel nome di Allah.

La polizia dice di aver fatto irruzione durante un incontro i cui vecchi imam stavano reclutando jihadisti da inviare in Somalia per essere addestrati al terrorismo. C’è stato un pomeriggio di fuoco: una vera battaglia all’interno delle moschee. Più di cento ragazzi sono stati arrestati dall’antiterrorismo. Molti, secondo indiscrezioni pubblicate dai quotidiani kenioti, gli stranieri entrati clandestinamente in Kenya per arruolarsi nella jihad, la guerra santa.

Nelle due moschee la polizia sostiene di aver trovato documenti assai interessanti oltre ad armi, mitra coltelli e machete. “Dovremo lavorare almeno due mesi per catalogare tutto”, ha sostenuto un capo della polizia.

Il clima che si respira, anche a Nairobi, è piuttosto pesante. Lunghe file di veicoli sostano in fila davanti ai centri commerciali. Aspettano che le guardie private perquisiscano i veicoli e le tasche degli occupanti.

Ma anche nelle altre parti del Kenya la tensione sale ogni giorno di più. Si respira anche nelle scuole, nei bar, nei ristoranti. La gente ha paura di uscire di casa, perché teme di ritrovarsi in un altro Westgate, il centro commerciale assaltato dai terroristi che l’hanno controllato per quattro giorni durante i quali hanno ammazzato almeno 67 pesone.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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