Sadio Camara, ministro della Difesa del Mali ucciso dai jihadisti
Bamako 2026
Il ministro maliano della Difesa, Sadio Camara, è stato ammazzato ieri a Kati durante un attacco dei jihadisti alla sua residenza. Anche una delle sue mogli e due bimbi piccoli sono stati trovati senza vita all’interno dell’abitazione, colpita ieri all’alba da un autobomba.
Il capo della giunta militare del Mali, Assimi Goïta, è stato invece portato in salvo e posto sotto protezione in un campo sorvegliato, mentre un altro generale è rimasto ferito ed è stato portato in una clinica della capitale. Attorno al nosocomio è stato messo in atto un impressionante dispositivo di sicurezza
I residenti di Bamako vivono ancora nella paura. Da ieri sera è stato imposto un coprifuoco della durata di tre giorni dalle 21.00 alle 06.00.
Il Mali è nel caos più totale. Ieri varie zone del Paese sono state attaccate simultaneamente, aggressioni pianificate, coordinate di un livello mai visto negli ultimi anni, a iniziare dalla capitale Bamako, Kati, Kidal, Savaré e Gao.
Kati (che dista una decina di chilometri dalla capitale), è la roccaforte della giunta al potere, dove questa mattina sono ripresi i combattimenti tra l’esercito e i jihadisti.
I vari attacchi in tutto il Paese sono stati rivendicati da JNIM (Gruppo di sostegno dell’Islam e dei Musulmani) , coordinati con i ribelli tuareg di FLA (Fronte di Liberazione dell’Azawad).
Ieri i combattenti di FLA hanno fatto sapere di aver preso il controllo di Kidal mentre i mercenari russi di Africa Corps hanno lasciato il Campo 2 della città, scortati dai ribelli.
Anche questa mattina ci sono stati nuovi scontri a Kidal tra i miliziani di JNIM, i loro alleati di FLA e dalla parte opposta l’esercito maliano, sostenuto dai mercenari di Africa Corps.
Le forze armate maliane (FAMa) e i soldati di ventura avevano come base l’ex campo di MINUSMA (Missione di Pace dell’ONU) di Kidal. La MINUSMA ha lasciato la ex colonia francese alla fine del 2023.
Secondo Serge Daniel, giornalista che collabora con diverse testate francesi e è ben informato delle questioni del Sahel, ed è consulente di Africa Express, ha riportato su RFI che i militari di FAMa e i russi avrebbero incendiato il campo prima di abbandonarlo.
I ribelli dell’Azawad hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo con la Russia affinchè Africa Corps lasci Kidal. Va ricordato che i mercenari della società privata Wagner sono stati sostituiti con quelli di Africa Corps, contingente direttamente controllato dalla Difesa di Mosca.
Serge Daniel ha confermato tale dichiarazione e ha aggiunto che sono cessati i combattimenti a Kidal dopo la mediazione di un Paese confinante con il Mali. Così il Cremlino ha ordinato ai suoi uomini di lasciare la postazione nel nord del Mali.
Il segretario generale dell’ONU ha condannato gli attacchi in Mali. Ha inoltre invitato la comunità internazionale a un sostegno coordinato per far fronte alla minaccia in continua evoluzione dell’estremismo violento e del terrorismo nel Sahel. Ha chiesto inoltre risposte concrete per le urgenti necessità umanitarie.
JNIM, formazione creata nel marzo 2017, raggruppa diverse sigle della galassia dei terroristi del Sahel. Già da settembre scorso tiene sotto scacco la giunta militare del Mali bloccando i rifornimenti di carburante.
Leader del JNIM è il 67enne Iyad Ag Ghaly, ex diplomatico maliano (è stato consigliere culturale di Bamako a Gedda, Arabia Saudita) e vecchia figura indipendentista tuareg. Diventato in seguito capo jihadista, Iyad ha fondato Ansar Dine, in italiano ausiliari della religione (islamica).
Da tempo è l’uomo più ricercato in tutto il Sahel, è sotto sanzioni delle Nazioni Unite ed è iscritto nella lista americana dei terroristi. Su di lui pende anche un mandato d’arresto, spiccato dalla Corte Penale Internazionale (CPI), per crimini di guerra e contro l’umanità.
La giunta militare di transizione del Mali, ha dichiarato nullo il “Trattato di Algeri” all’inizio del 2024, cioè l’accordo di pace del 2015 con gli indipendentisti tuareg. Il regime di Bamako li considera terroristi, alla stessa stregua dei jihadisti.
Nel corso del 2024 JNIM e FLA si sono accordati di non attaccarsi a vicenda. Va precisato che non si tratta di un’alleanza ideologica, bensì di un patto tattico. Il FLA riceve aiuti logistici dall’Ucraina che gli ha fornito droni e piloti a distanza.
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