Trump e i Visa Bond
Sandro Pintus
26 marzo 2026
Africano? Vuoi entrare negli Stati Uniti? Ahi, ahi, ahi!…(per citare una vecchia pubblicità degli anni ’80)
Nel continente africano, dopo i pesanti dazi arrivano anche le gabelle ad alto costo per evitare che i cittadini africani tentino di visitare la Nazione trumpiana.
Si chiama Visa Bond Pilot Program (Programma Pilota di Cauzione per i Visti) inaugurato nel 2025 dal Dipartimento di Stato americano dell’amministrazione Trump. Quest’anno si è ampliato, soprattutto a danno dell’Africa.
Gli Africani che intendono entrare negli Stati Uniti dovranno sborsare una cauzione da 5.000 a 15.000 dollari. Da pagare prima del loro ingresso negli States. La pesantissima gabella è proporzionata al benessere finanziario o alla fragilità economica degli africani.
Ma, attenzione, la cifra più alta spetta ai più poveri. Infatti, secondo le discutibili regole trumpiane, si suppone che non possano pagare. Quindi è meglio che non provino nemmeno a entrare negli USA.
Gli ultimi Stati africani aggiunti al Visa Bond sono: Etiopia, Lesotho, Mauritius, Mozambico, Seychelles e Tunisia. Dal 2 aprile 2026, anche i cittadini di questi sei Paesi per entrare nella nazione sovranista di Trump dovranno sborsare quelle cifre inavvicinabili per gli africani. Questo denaro è motivato come spesa anticipata per gli eventuali costi di espulsione.
Il 1° gennaio di quest’anno anche Botswana, Guinea, Guinea-Bissau, Namibia e Repubblica Centrafricana sono stati inclusi nella “blacklist”. Un secondo gruppo è stato poi inserito il 21 gennaio: Algeria, Angola, Benin, Burundi, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gibuti, Gabon, Nigeria, Senegal, Togo, Uganda, Zimbabwe.
Nel 2025, tra il 20 agosto e il 23 ottobre, l’amministrazione Trump aveva iscritto nell’elenco Malawi, Zambia, Gambia, Mauritania, São Tomé e Príncipe e Tanzania. I trenta Paesi africani rappresentano la maggioranza di un elenco di cinquanta che vanno dall’Oceania all’America latina.
In Oceania troviamo Fiji, Papua Nuova Guinea, Tonga, Tuvalu, Vanuatu. In Asia e Medio Oriente ci sono: Bangladesh, Bhutan, Kirghizistan, Nepal, Tagikistan, Turkmenistan, mentre nelle Americhe e Caraibi: Antigua e Barbuda, Cuba, e Dominica. E, ovviamente, il Venezuela bombardato da Trump dove, il 3 gennaio scorso, il Presidente Sceriffo ha fatto rapire dai corpi speciali USA il presidente venezuelano Nicolas Maduro.
I cittadini interessati ad entrare negli USA ottengono il visto dopo un colloquio con un funzionario consolare americano. L’addetto deciderà se ci sono le condizioni per l’ingresso del richiedente nel Paese. Se l’ingresso viene approvato, il richiedente riceverà le istruzioni per effettuare il pagamento, esclusivamente online, attraverso il portale governativo Pay.gov. Con la conferma del versamento viene stampato il visto sul passaporto.
I visti in questione con costi a quattro e cinque cifre sono applicati alle categorie affari (B-1) e turismo (B-2) per soggiorni di breve durata. La somma versata, se il businessman o il turista lasciano gli Stati Uniti entro la data prevista, viene restituita entro 6-8 settimane. Altrimenti il governo trattiene quanto versato.
C’è chi si chiede se il Visa Bond Pilot Program serve o è inutile. Coloro che sono a favore dicono che ferma l’immigrazione mentre chi lo critica afferma che blocca le relazioni diplomatiche con i Paesi più poveri. Ma ferma anche il turismo e gli scambi educativi e culturali e solo i ricchi avrebbero la possibilità di viaggiare negli Stati Uniti.
Tutte questioni che a The Donald probabilmente non interessano ma è una ulteriore chiusura degli USA sovranisti che aumentano l’isolamento americano con il resto del mondo.
Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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