Donna macùa che danza e mappa Mozambico con area abitata dalla poplazione macùa
Sandro Pintus
24 gennaio 2026
Pwiyamwene, è l’espressione massima di Dio. Pwiyamwene è madre e padre, ma in primo luogo è femminile. Questo aveva scoperto padre Giuseppe Frizzi, missionario italiano della Consolata, e la scoperta lo affascinava.
Oltre al suo lavoro di evangelizzazione il missionario aveva studiato la lingua, la cultura, la cosmogonia e la teologia del popolo Macùa-Xirima nel nord del Mozambico. Un lavoro durato 51 anni.
Nell’ex colonia portoghese padre Frizzi ha fondato il Centro di Investigazione Macùa-Xirima. Un’istituzione riconosciuta anche da due presidenti mozambicani: Joaquim Chissano e Armando Guebuza.
Attraverso il Centro di ricerca ha studiato la lingua esplorando in profondità la cultura (non sessista) di quella popolazione del Mozambico settentrionale. Ne ha scoperto la cosmogonia e i miti, la teologia e la sua naturale vocazione ecologica ante-litteram.
La sua storia e la sua esperienza sono raccontate nel volume “Biosofia e Biosfera africana Macùa-Xirima”. È un libro sulla via della sapienza della vita, a cura di Jorge Ferrão e Celestino Victor Mussomar pubblicato in italiano da Effetà Editrice.
Il volume, 334 pagine con appendice iconografica, è composto dalle testimonianze di molte persone: antropologi, filosofi, scrittori e studiosi che lo hanno incontrato.
Il missionario aveva trovato un trait d’union tra cristianesimo e teologia macùa-xirima. Non solo diceva messa solo in lingua macùa ma la funzione era accompagnata da danze e musiche tradizionali macùa. La chiesa era anche il luogo dove venivano fatti rituali e suppliche ancestrali della cultura di quel popolo. Cosa che non piaceva molto alla Chiesa.
Fu colpito anche da Muluku deità buona nei confronti di tutti. “Le genti macùa-xirima si rivolgono a Lui e agli antenati con familiarità e fiducia – scrive l’antropologo Devaka Premawardhána nel libro -. Il religioso ha trovato questa fiducia molto vicina al Vangelo e all’immagine del Dio occidentale. La sua ricerca antropologica è diventata una ‘pratica spirituale’ ”.
Sono molte le pubblicazioni in lingua macùa-xirima con il Centro. Tra queste: La Bibbia in lingua xirima, Biblya Exirima (2002); il Nuovo Testamento, Watana wa nanano; Libro dei Salmi, Masalimu (1998).
Mwana Mutthu Owo! (2002), un’antologia illustrata bilingue di racconti e proverbi tradizionali, ora in uso nelle scuole; il Dicionário Xirima- Português e Português Xirima (2005); Murima ni Ewani Exirima – Biosofia e Biosfera Xirima (2008), una presentazione monumentale della cosmologia xirima attraverso testi tradizionali di proverbi, racconti, miti e riti. E tanti altri.
“Padre Frizzi ha compiuto una vera e propria rivoluzione copernicana nella filosofia africana. – scrivono Ferrão e Mussomar -. Ha introdotto i concetti di biosofia e biosfera al fine di ricercare ogni segmento e frammento di quella cultura, e lo ha fatto senza che neppure i filosofi africani se ne rendessero conto”.
Padre Giuseppe Frizzi è deceduto a 88 anni, nel 2021. È sepolto nella Missione di Massangulo, Niassa.
I Macùa (o Makhwa) rappresentano il 40 per cento (circa 14.500.000 persone) della popolazione del Mozambico che conta circa 36.640.000 abitanti (2025). I Xirima sono un sottogruppo Macùa.
Vivono per la maggior parte nelle province di Nampula, Cabo Delgado e Niassa. Ma anche in Tanzania e Malawi. A differenza della maggior parte dei gruppi Bantu hanno una società matrilineare. Erano famosi per la loro abilità nella lavorazione del ferro e per il commercio con gli arabi lungo le coste del Mozambico.
Hanno un legame stretto con gli antenati e la Natura e con gli spiriti che risiedono nelle foreste, nelle rocce e nei fiumi. Sono noti anche per il guerriero Yasuke che, portato da un gesuita portoghese nel Giappone del XVI secolo, divenne un celebre samurai.
Sandro Pintus
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