Giorgio Maggioni
Antananarivo, 30 gennaio 2026
A partire da giovedì scorso, sull’isola di Nosy Be è stato imposto un coprifuoco notturno. Tale misura è stata imposta in seguito ai quattro omicidi avvenuti sull’isola all’inizio della settimana, episodi che si inseriscono in un contesto di progressivo e marcato deterioramento della sicurezza negli ultimi anni.
Vent’anni fa, Nosy Be era un paradiso tropicale. Spiagge bianche, mare turchese, palme mosse dal vento. Meta di viaggiatori internazionali. Un turismo discreto, legato alla natura e alla tranquillità. Oggi, chi visita Nosy Be trova ancora paesaggi da cartolina. Ma dietro la bellezza, l’Isola nasconde una realtà difficile.
Negli ultimi due decenni, Nosy Be si è trasformata. I turisti stranieri sono di meno. Oggi quasi visitatori tutti provengono dall’Italia. L’Isola, che una volta si apriva al mondo, si è ristretta: i resort esclusivi e le ville fronte mare convivono con quartieri degradati, mercati informali e angoli segnati dalla povertà. Chi arriva, spesso non guarda il resto, o preferisce non vedere.
Una delle ombre più pesanti è il ro-ro. Una forma locale di eroina, sporca, tagliata con sostanze chimiche non identificate. A basso costo e facile da reperire. Colpisce adolescenti e persone vulnerabili. Fino a pochi anni fa era confinata alle periferie, oggi, invece, questa droga si trova anche nelle zone turistiche. Gli effetti sono devastanti: il corpo cede, comportamenti violenti, crisi psicotiche, svenimenti improvvisi. La microcriminalità cresce insieme alla dipendenza.
In un contesto già fragile, la prostituzione minorile resta uno dei problemi sociali più gravi. Le adolescenti vengono coinvolte direttamente o tramite intermediari locali. Quasi sempre il fattore scatenante è la povertà estrema, altre volte, invece, entra in gioco anche la pressione familiare. Le ONG e gli osservatori internazionali segnalano Nosy Be come una delle zone più a rischio di tutto il Madagascar. Le leggi esistono, ma spesso non vengono applicate.
Negli ultimi giorni parecchi omicidi hanno scosso l’Isola. I motivi sono molteplici: droga, regolamenti di conti, tensioni sociali. Il dato più inquietante non è il numero dei crimini, ma il clima di paura e sfiducia che si è instaurato. Omertà a tutto campo. Nosy Be, un tempo simbolo di leggerezza e vacanza, oggi porta i segni di una tensione latente.
Il turismo rimane la principale risorsa economica dell’isola. Eppure viene oscurata la realtà: quella della realtà complessa intrisa di povertà che circonda i resort protetti dove vengono ospitati turisti italiani. La narrazione ufficiale insiste sull’immagine di Nosy Be come “destinazione sicura”, ignorando segnali di una crisi sociale sempre più evidente.
In vent’anni Nosy Be ha cambiato volto. I turisti italiani hanno consolidato la frequentazione, ma con loro è cresciuto un isolamento culturale. Le strutture turistiche proteggono chi arriva, mentre l’Isola cambia sotto la superficie. Droga, sfruttamento dei minori, violenza: non sono incidenti, ma sintomi di un sistema fragile e in continua erosione.
Parlare di Nosy Be oggi significa rompere il mito del paradiso. Non si tratta di criminalizzare l’Isola e/o la sua popolazione. Si tratta di riconoscere che ignorare ro-ro, prostituzione minorile e violenza, equivale a diventare complici di questi crimini. Il reportage, la cronaca, la testimonianze: questo è ciò che serve per guardare Nosy Be per quello che è realmente, senza illusioni.
Giorgio Maggioni
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