MALI

Terroristi in Mali: obiettivo, bloccare l’economia

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
16 gennaio 2026

I jihadisti stanno mettendo a dura prova la giunta militare al potere in Mali. Bamako continua a fare i conti con insufficienza di carburante. Il fatto crea problemi in molti settori, anche alla popolazione, che per parecchie ore al giorno si ritrova senza corrente elettrica.

Alcune compagnie aeree hanno fatto sapere che potrebbero rivedere i loro piani di volo proprio per i problemi di rifornimento, anche se al momento attuale non sono presenti gravi criticità. Le forniture ora sono intermittenti, ma va considerato che la penuria potrebbe diventare un fenomeno strutturale nel tempo.

Da settembre 2025 il Mali, Paese senza sbocchi sul mare, stenta a rifornirsi via strada per i continui attacchi alle autocisterne da parte dei miliziani di JNIM (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani, legato a al Qaeda). E il Niger sta tentando di dare una mano al Paese amico. Insieme a Mali e Burkina Faso ha abbandonato ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) un anno fa, formando l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES).

Revoca licenza a camionisti

Niamey, produttore di greggio, ha revocato la licenza a diverse società di autotrasportatori e camionisti perché si sono rifiutati di andare in Mali, vista la situazione incandescente sulle strade. Su quell’asse stradale, molto spesso in preda alla follia dei terroristi, si rischia la morte.

Anche se AES dispone di un contingente congiunto di 5mila uomini, volto a contrastare gli estremisti islamici, forza militare in parte finanziata da Mosca, i miliziani di JNIM non si lasciano intimorire. Anzi, i loro attacchi in Mali continuano senza sosta e non solo sulle strade percorse dalle autocisterne.

Nei giorni scorsi JNIM ha aggredito tre siti industriali a Kayes, nel sud-est del Paese. Secondo testimoni oculari, ben 160 terroristi, arrivati in sella alle loro moto, hanno partecipato all’attacco delle fabbriche lunedì scorso. Oltre all’embargo sul carburante, gli estremisti islamici legati a al Qaeda vogliono mettere in ginocchio l’economia del Paese impedendo alle aziende di continuare a produrre.

Silenzio delle autorità

Non importa a chi appartengano le fabbriche: indiani, come il cementificio di Diamond Cemet, oppure quelle di piastrelle che appartengono a maliani. Quel che conta è mettere in difficoltà l’economia del Paese. Pare non ci siano state vittime, 3 o 4 persone potrebbero essere state sequestrate, ma non ci sono conferme. I danni materiali però sono stati ingenti. Edifici e autovetture sono state incendiate, foto poi condivise sui social network, dimostrano la gravità dei danni arrecati. E, secondo un responsabile di una delle società, le assicurazioni non rimborsano nulla in questi casi.

Finora le autorità di Bamako non hanno rilasciato alcun commento su questi attacchi. E non è la prima volta che si verificano fatti del genere. Già nel mese di luglio 2025 JNIM aveva colpito le stesse imprese. Da allora nella regione di Kayes vige un coprifuoco notturno. Ora la popolazione e i proprietari delle aziende chiedono una maggiore presenza delle forze armate nella provincia.

Assalto a miniere d’oro

Non solo siti industriali, i terroristi hanno preso di mira anche alcune miniere aurifere nel Paese. Il giorno di Santo Stefano hanno persino rapito una ventina di lavoratori cinesi in un sito minerario vicino a Yanfolila, al confine con la Guinea.

Mali, miniera di Morila

Poi all’inizio dell’anno hanno attaccato per ben due volte la miniera di Morila, a Bougouni, nel sud del Mali. Il giacimento d’oro è di proprietà della SOREM, una società di ricerca e sfruttamento delle risorse minerarie, affiliata al ministero delle Miniere di Bamako. Nell’ottobre 2025, la SOREM ha firmato un accordo con il gruppo americano Flagship Minerals per rilanciare il sito, dove l’estrazione era rimasta ferma dal 2020.

Tuttavia le attività dei terroristi non si limitano al solo territorio maliano. Nella parte occidentale del Burkina Faso, al confine con il Mali, proprio a causa delle incessanti incursioni dei jihadisti, i residenti a Djibasso e nei villaggi vicini sono scappati per salvarsi la vita, portando con sé solo i vestiti che indossavano al momento della fuga. Parecchi hanno raggiunto Nouna, altri, invece, Bobo Dioulasso

Dal 30 dicembre 2025 i terroristi continuano le loro aggressioni nei villaggi burkinabé, a pochi passi dal confine maliano. Gli abitanti, scappati da Djibasso lamentano la totale mancanza di sostegno e aiuto. Puntano inoltre il dito sulle autorità di Ouagadougou, perché non hanno inviato militari e/o VDP (Volontari per la Difesa della Patria) in loro difesa. Uno sfollato ha specificato che i governi di Mali e Burkina Faso dovrebbero collaborare maggiormente nella lotta contro il terrorismo, specie in quest’area, al confine tra i due Stati.

All’inizio dell’anno Ibrahim Traoré, putschista a capo della giunta militare di transizione, ha rischiato di essere spodestato. Ma anche stavolta l’ennesimo tentativo di golpe è stato sventato.

Ex golpista contro golpista

Secondo quanto riportato da Ouagadougou, il fallito colpo di Stato sarebbe stato orchestrato da Paul-Henri Sandaogo Damiba, ex golpista del gennaio 2022, che è rimasto al potere pochi mesi e poi (nel settembre 2022) è stato detronizzato da Traoré.

Nella lotta contro i terroristi, le autorità di Niamey hanno intensificato gli attacchi con droni sui mercati settimanali nell’area di Tillaberi, nella cosiddetta zona delle 3 Frontiere (Mali, Burkina Faso, Mali). L’ultima incursione con i mezzi senza pilota risale al 6 gennaio scorso, quando è stato colpita la piazza delle bancarelle di Kokoloko, causando vittime tra i civili.

Finora l’esercito nigerino non ha reso noto alcun bilancio, ma i residenti hanno raccontato che sono state uccise donne e bambini, persone innocenti che nulla hanno a che fare con gli estremisti islamici. Secondo le autorità di Niamaey, i mercati rappresentano luoghi di ritrovo dei jihadisti, che in tali occasioni si camuffano facilmente tra la popolazione.

In precedenza sono stati colpiti altri luoghi simili, come denunciato anche da JNIM sui propri social network di propaganda terrorista.

Droni turchi

Niamey utilizza droni turchi, operativi dallo scorso ottobre. Vengono pilotati da remoto dalla air base 101, situata nelle vicinanze della capitale, da dove un tempo operavano militari francesi e statunitensi cacciati dalla giunta militare dopo il colpo di Stato nel 2023. (Nell’area dell’aeroporto di Niamey si trova anche la base italiana di MISIN, ‘Missione Bilaterale di Supporto in Niger’, l’unica missione militare straniera rimasta nel Paese dopo il golpe, ndr).

Sta di fatto che tutti e tre i golpisti, Assimi Goïta (Mali), Ibrahim Traoré Burkina Faso) e Abdourahamane Tchiani (Niger), appena saliti al potere avevano promesso di liberare i propri Paesi dalla piaga jihadista e di riconquistare i territori ancora sotto il loro controllo. Intanto la popolazione attende.

Lo scorso settembre Burkina Faso, Mali e Niger hanno manifestato la volontà di uscire dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale (CPI).

La Missione Permanente del Niger presso le Nazioni Unite a New York, il 10 dicembre ha inviato una comunicazione ufficiale in tal senso.

Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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