Gaza

L’espulsione delle ONG da Gaza: motivi di sicurezza o delirio di persecuzione?

EDITORIALE
Federica Iezzi
12 gennaio 2026

Israele ha confermato il divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per almeno 37 organizzazioni non governative (ONG), accusandole di non aver fornito gli elenchi dei propri dipendenti, ora ufficialmente richiesti per “motivi di sicurezza”. O meglio a causa di una mania di persecuzione millenaria incarnata negli israeliani e per fanatica esaltazione.

Striscia di Gaza [photo credit ICRC]
Le ONG internazionali non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, il dovere di diligenza e gli obblighi di protezione dei dati.

Dati personali richiesti

Condividere i dati sul personale sanitario palestinese metterebbe a repentaglio indipendenza e neutralità umanitaria – soprattutto considerando il fatto che migliaia di operatori sanitari e umanitari sono stati intimiditi, detenuti arbitrariamente, attaccati e uccisi. Ciò è reso ancora più pericoloso dall’assenza di chiarezza su come tali dati sensibili saranno utilizzati, archiviati o condivisi.

E’ un evidente segno della volontà delle autorità israeliane di intensificare il controllo politico sugli operatori palestinesi. E la dichiarazione del ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo ne è prova tangibile. “Le organizzazioni che non hanno soddisfatto i requisiti di sicurezza e trasparenza richiesti vedranno la loro licenza sospesa. La principale mancanza individuata è il rifiuto di fornire informazioni complete e verificabili riguardo ai propri dipendenti, un requisito essenziale volto a prevenire l’infiltrazione di operatori terroristici nelle strutture umanitarie”.

Tra queste organizzazioni figurano importanti punti di riferimento internazionali, come Medici Senza Frontiere, Danish Refugee Council, CARE, Oxfam, Amnesty International, Médecins du Monde.

La minaccia di Israele di negare la registrazione a organizzazioni non governative internazionali è un tentativo cinico e calcolato di impedire la fornitura di servizi sanitari essenziali a Gaza e in Cisgiordania, in palese violazione degli obblighi di Israele, ai sensi del diritto internazionale umanitario.

Pericoloso precedente

La voce delle organizzazioni umanitarie è unanime: si tratta di un pericoloso precedente, che porta con sé disprezzo per il diritto internazionale umanitario e una superflua proliferazione di ostacoli alle operazioni di aiuto.

Condizionare gli aiuti all’allineamento politico, penalizzare il sostegno alla responsabilità legale e richiedere la divulgazione di dati personali sensibili costituisce una violazione del dovere di proteggere ed espone i lavoratori a sorveglianza e abusi dei loro diritti. Anche un gruppo di 17 organizzazioni israeliane ha condannato queste restrizioni.

Sebbene inquadrata come una misura amministrativa, quest’ultima mossa non è altro che il culmine di un processo che si è svolto negli ultimi due anni, durante il quale Israele ha sistematicamente smantellato le infrastrutture umanitarie, a sostegno della popolazione civile della Striscia di Gaza.

Tagliando i fondi e delegittimando l’UNRWA, spina dorsale della vita civile dei rifugiati palestinesi, e muovendo accuse contro il personale sanitario palestinese, in assenza di una significativa reazione globale, Israele ha ulteriormente consolidato un sistema di aiuti militari di lunga data.

Oltre conformità tecnica

Il nuovo quadro normativo va ben oltre la conformità tecnica. Introduce esplicitamente condizioni politiche e ideologiche per l’erogazione degli aiuti, punendo le organizzazioni che hanno sostenuto il boicottaggio di Israele o si sono impegnate in campagne di delegittimazione. Tali criteri non solo regolano l’attività di aiuto, ma mettono a tacere di fatto il dissenso.

La persecuzione dei gruppi umanitari internazionali che operano a Gaza, da parte di Israele, sta dimostrando al mondo quanto facilmente pilastri centrali del sistema umanitario possano essere smantellati, nella totale indifferenza.

Presentare queste organizzazioni come marginali non è una valutazione fattuale, ma una narrazione volta a normalizzare la loro rimozione.

La centralità delle organizzazioni umanitarie internazionali per la sopravvivenza di Gaza è di per sé una misura della profondità della distruzione imposta alla società palestinese. Tali gruppi hanno operato in spazi in cui le istituzioni palestinesi sono state demolite e le soluzioni politiche rinviate.

Federica Iezzi
federicaiezzi@hotmail.it
Twitter @federicaiezzi
©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

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Federica Iezzi

Federica Iezzi, è giornalista ma anche cardiochirurgo pediatrico impegnata in missioni umanitarie con Organizzazioni Non Governative in Africa

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