Massimo A. Alberizzi e Monica A. Mistretta
Riccione, 4 luglio 2020
(English version in here)
I voli della compagnia Iran Air che atterravano all’aeroporto Federico Fellini di Rimini tra l’inizio di febbraio e i primi giorni di marzo, in piena crisi Covid, non erano scali tecnici per il rifornimento di carburante, come dichiarato ad Africa ExPress da Leonardo Corbucci, amministratore delegato di Airiminum 2014, la società che gestisce l’aeroporto internazionale.
La smentita arriva da una fonte iraniana che riferisce ad Africa ExPress i nomi degli hotel di Rimini e Riccione nei quali la compagnia iraniana, dopo aver fatto sbarcare piloti, hostess e personal security, trasferiva tre volte alla settimana l’intero equipaggio utilizzando i servizi navetta della Shuttle Italy Aeroport.
I nomi degli hotel di Riccione dove – secondo le informazioni che abbiamo raccolto dalla fonte iraniana – hanno soggiornato gli equipaggi della compagnia aerea asiatica sono i lussuosi Mon Cheri, Maestrale, Lungomare (tutti tre del Leardini Group) e Roma.
L’informazione arriva proprio quando i voli della Iran Air hanno ripreso a fare regolarmente scalo a Milano Malpensa. Il primo luglio i voli della compagnia, dal 2018 sotto sanzioni statunitensi, avrebbero dovuto riprendere anche su Rimini, come annunciato agli inizi di giugno dallo stesso Leonardo Corbucci, ma per ora non è accaduto.
In Iran il Covid-19 continua a mietere vittime: ieri, stando alle dichiarazioni di Sima Sadat Lari, portavoce del ministero della Salute iraniano, nel Paese sono stati registrati 2.566 nuovi casi, 154 i decessi. Al 30 giugno la provincia di Rimini con i suoi 2.101 positivi e 252 vittime risultava ancora essere uno dei tre principali focolai italiani, assieme a Codogno e Bergamo. Non è chiaro perché, in un periodo in cui tante restrizioni sui voli restano ancora in vigore in Europa, quelli da Teheran abbiano ripreso non solo in Italia, ma in tutte le capitali e città importanti europee, compresa Londra.
L’Iran Air è stata a lungo sotto sanzioni statunitensi per il suo ruolo nei traffici di armi. In queste ore la tensione tra Teheran e paesi occidentali è alle stelle: il giornale kuwaitiano Al Jarida ha attribuito a un attacco informatico israeliano l’esplosione che all’alba di giovedì ha colpito l’impianto nucleare di Natanz.
La ripresa dei voli su Rimini, oltre ai rischi sanitari, ci farebbe entrare in un ginepraio di atti e ritorsioni da cui qualsiasi Paese preferirebbe starne fuori a meno che non abbia davvero tanto da guadagnare. Non è un caso se proprio in questi giorni ha ripreso a circolare su Sky TG24 l’ipotesi che l’aereo Dc9 Itavia abbattuto su Ustica il 27 giugno 1980 sia stato colpito da caccia israeliani perché trasportava barre di uranio. Il servizio che proponiamo qui sotto – per gentile concessione di Sky – è di Manuela Iatì.
Massimo A. Alberizzi – massimo.alberizzi@gmail.com – twitter @malberizzi
Monica A. Mistretta – monica.mistretta@gmail.com – twitter @monicamistretta
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