AFRICA

Mozambico (2), vietato sfidare il governo: meno diritti umani e bavaglio alla stampa

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 20 settembre 2019

“In Mozambico, sfidare il governo ha conseguenze devastanti, tra cui rapimenti, detenzioni arbitrarie e attacchi fisici. Parli a tuo rischio e pericolo”. Sono le dichiarazioni di Deprose Muchena, direttore regionale dell’Africa meridionale per Amnesty International.

Il  dossier Mozambico di Amnesty International

Il dossier “Cambiare pagina” di Amnesty, appena pubblicato, elenca un catalogo che definisce “scioccante”. Parla di “abusi perpetrati contro difensori dei diritti umani, attivisti, giornalisti e altri membri della società civile negli ultimi anni”.

Dettaglio della copertina del dossier sul Mozambico “Turn The Page”-Voltare pagina (Courtesy Amnesty International)

“I leader della società civile, i giornalisti, i difensori dei diritti umani e gli attivisti si trovano ad affrontare maggiori rischi” – si legge nel documento di 32 pagine. Nel frattempo diventa sempre più difficile criticare il governo.

Il bavaglio alla stampa indipendente

Secondo la classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans Frontieres , il Mozambico continua a scendere. Su 180 Paesi censiti, nel 2017 era al 93° posto, nel 2018 è sceso al 99°. Nella graduatoria 2019 è andato giù di altri quattro gradini: al 109° posto.

Non è difficile da capire. Poco prima delle elezioni amministrative del 2018, il presidente in carica, Filipe Nyusi, ha emesso un decreto governativo che penalizza pesantemente le testate indipendenti .

Per i giornalisti è diventato sempre più difficile lavorare. Specialmente nel Nord del Paese dove continuano gli attacchi jihadisti di “al-Shabaab contro villaggi indifesi. Fino ad oggi si contano oltre 200 morti. Secondo Amnesty, la provincia di Cabo Delgado “è diventata un’area proibita a giornalisti, ricercatori, studiosi e organizzazioni non governative”.

Da sin. i giornalisti Amade Abubacar e Pindai Dube, arrestati mentre lavoravano a Cabo Delgado

Amade Abubacar, giornalista di Radio e Televisao Nacedje de Macomia, arrestato lo scorso gennaio, è rimasto in prigione quasi quattro mesi in detenzione preventiva arbitraria. Senza sapere di cosa era accusato.

Amnesty riporta anche il caso di Pindai Dube, giornalista dello Zimbabwe, della TV eNCA, con sede a Johannesburg, in Sudafrica. Nel giugno 2018 è stato arrestato dalla polizia di Pemba mentre conduceva ricerche nella provincia di Cabo Delgado. Accusato di spionaggio è stato rilasciato tre giorni dopo.

Squadroni della morte

Ericino de Salema, avvocato per i diritti umani, commentatore politico una e voce critica nel Paese aveva ricevuto minacce telefoniche da sconosciuti. A Maputo, nel marzo 2018, uomini armati sconosciuti l’hanno rapito. Picchiato a morte, gli hanno spezzato braccia e gambe e lo hanno abbandonato a morire per strada.

Sempre a Maputo, nell’ottobre 2016, Jeremias Pondeca, membro del maggior partito di opposizione (RENAMO), da sconosciuti è stato ucciso a colpi di pistola. Faceva parte del gruppo di mediazione tra RENAMO e governo e dell’omicidio sono sospettati gli squadroni della morte composti da agenti di sicurezza.

Questi non sono gli unici casi. Una situazione che diventa sempre più preoccupante.

(2 – continua)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

 

Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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