AFRICA

Sudafrica, conteggio dei voti alla fine: l’ANC vince. Il DA conquista il Western Cape

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 10 maggio 2019

“Se vince il Congresso Nazionale Africano (ANC) e il presidente Cyril Ramaphosa mantiene le promesse le cose andranno meglio”. Lo aveva detto durante la campagna elettorale Frederik De Klerk, ultimo presidente sudafricano bianco. Nel 1994 fu lui a negoziare la fine dell’apartheid con Nelson Mandela, primo presidente nero del Sudafrica.

Anche questa volta l’ANC si avvia al traguardo senza problemi sia per le elezioni dell’Assembelea Nazionale che per Assemblee provinciali. A due terzi dei conteggi è in perdita di quattro punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014 e l’incubo dei sondaggi di un risultato sotto il 50 per cento è svanito. Almeno per questa volta.

Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica (Courtesy News24)

Lo spoglio di 16milioni di voti, su quasi 27milioni di votanti, dà all’ANC – al potere dalla fine della segregazione – il 58 per cento dei consensi. Cifra che va lentamente aumentando con il passar delle ore. Segue, con circa il 21 per cento, l’Alleanza Democratica (DA) di Mmusi Maimane che rimane abbastanza stabile.

I populisti, Combattenti per la Libertà Economica (EFF) di Julius Malema per ora sono vicini all’11 per cento, rispetto al 6,3 del 2014. Il Partito della Libertà Inkatha di Mangosuthu Buthelezi, ormai 90enne che non si è presentato alle elezioni, passa dal 2,4 al 3,5 per cento.

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Ma nel panorama elettorale sudafricano, nel Western Cape, regione dei grandi vigneti, l’Alleanza Democratica ha la maggioranza. Non come nel 2014, quando era arrivata al 57 per cento, però supera il 52, lasciando all’ANC il 31 per cento. Invece, nell’est del Paese, nelle Regioni del Limpopo e Mpumalanga, il partito del presidente uscente conquista la maggioranza rispettivamente con il 77 e 72 per cento.

Mappa del Sudafrica con la parcentuale dei voti dati al DA nel Western Cape (Courtesy News24)

Nella quarantina di partitini restanti della galassia politica sudafricana, è in crescita il Fronte della Libertà Più. Il partito che rappresenta la minoranza bianca afrikaneer, coloni olandesi in Sudafrica dal Seicento, è passato dallo 0,90 per cento del 2014 al 2,40.

Probabilmente le dichiarazioni di De Klerk hanno aiutato l’ANC a uscire dal pantano causato dal dimissionario Jacob Zuma durante i suoi nove anni come capo di Stato. “Non tutto è buio in Sud Africa” – aveva affermato. “C’è luce alla fine del tunnel”.

Ora che l’ANC ha superato la prova più dura dalla fine dell’apartheid, Cyril Ramaphosa dovrà fare seriamente i conti con la crisi. Sono tanti i problemi da risolvere che hanno fatto scivolare il grande Paese africano in una devastante crisi economica durante l’ “era Zuma”.

Forse il peggiore è la corruzione dilagante all’interno del partito e nelle istituzioni. C’è poi la disoccupazione, schizzata al 27 per cento e la povertà che tocca il 40 per cento della popolazione.

Mappa del Sudafrica con la parcentuale dei voti dati all’ANC nella Provincia del Limpopo (Courtesy News24)

Situazioni che hanno portato all’aumento della criminalità e della xenofobia verso gli immigrati dei Paesi confinanti. Ma forse il problema più spinoso e dibattuto è la riforma agraria e la redistribuzione delle terre che appartengono ai farmer bianchi.

È una situazione estremamente pericolosa che potrebbe portare ad una crisi simile a quella del vicino Zimbabwe di Robert Mugabe. Lì, la riforma agraria con la confisca delle terre ai bianchi, nel 2000, causò il collasso dell’agricoltura e dell’economia.

Anche questa volta la maggioranza dei 440 seggi dell’Assembrea nazionale andrà all’ANC. Come da Costituzione, il leader del partito che vince diventa presidente della Repubblica e Capo del governo.

A Cyril Ramaphosa lo attendono grandi sfide e non è detto che possa avere ancora l’appoggio di Frederik De Klerk.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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