Veduta aerea di Lusaka, capitale dello Zambia
Franco Nofori
Mombasa, 22 dicembre 2018
Accusato di svendere il proprio Paese alla Cina, l’eterogeneo presidente dello Zambia, Edgar Lungu, ripiega su un espediente ad effetto: l’insulto. In un suo recente discorso tenuto a un convegno dell’Economic Association of Zambia, Lungu ha detto che i cinesi sono come gli scarafaggi che s’infilano dappertutto ed è quindi impossibile evitarli.
Dopo aver suscitato lo sbalordito stupore dei presenti, Lungu si è però subito affrettato a minimizzare la sua dichiarazione. “Non intendo certo offendere i nostri partner cinesi – ha precisato – ma solo fare notare che loro, proprio come gli scarafaggi, sono molti ed è quindi naturale incontrarli ovunque”. Proseguendo nell’esposizione del suo pensiero, il leader zambiano ha affermato che nel perseguire lo sviluppo del Paese, occorrono l’assistenza e il supporto di partner stranieri. “Per quale ragione, questi stranieri, non dovrebbero essere cinesi?”
Lungu è abbastanza scaltro da essersi reso conto che la presenza cinese in Zambia è mal tollerata dalla popolazione, soprattutto per lo spaventoso indebitamento del tesoro di Stato che ammonta a 11 miliardi di euro e che, l’impossibilità di ripagarli, ha già fatto passare in mani cinesi l’emittente radiotelevisiva nazionale, ZNBC (Zambia National Broadcasting Corporation), e rischia di fare acquisire a Pechino, anche la società elettrica di Stato, ZESCO, oltre all’aeroporto internazionale della capitale. Inoltre già dallo scorso settembre l’estrazione del rame, di cui lo Zambia è ricco, è già totalmente a beneficio della Cina. Per contro, in questa situazione vicino al dissesto, il leader zambiano, non rinuncia a soddisfare nessuno dei suoi più raffinati capricci, come il recente acquisto di un lussuoso Jet personale.
Alla pantomima presidenziale, si oppone energicamente James Lukuku, leader di un partito all’opposizione, che ha pagato la virulenza verbale con diverse ore di soggiorno nelle patrie galere. “La Cina sta prendendo pieno possesso del nostro Paese – ha protestato – e ci sta portando al disastro economico attraverso un criminale indebitamento cui non potremo far fronte. Il governo Lungu continua a contrarre debiti con la Cina, pur senza aver ottenuto l’approvazione del parlamento”.
La scelta di insultare i cinesi (pur continuando ad aprir loro le porte) in un contesto che vede il Paese vicino alla rovina economica, appare un maldestro tentativo di placare il risentimento dei cittadini, ma non può certo trasformarsi nel denaro necessario a tacitare il credito che la potenza asiatica vanta nei confronti del suo “assistito” africano.
Franco Nofori
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