Caschi blu di MINUSCO
Kinshasa, 16 novembre 2018
Il Nord-Kivu è ancora teatro di terribili violenze. I sanguinari miliziani di Alliance of Democratic Forces (organizzazione islamista terrorista ugandese, operativa anche nel Congo-K dal 1995) hanno brutalmente ammazzato sette caschi blu della Missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo (MINUSCO).
L’ONU ha annunciato la morte di sei soldati malawiani e uno tanzaniano sul proprio account Twitter e il segtretario generale, António Guterres, ha condannato con veemenza l’assassinio dei militari di MONUSCO e ha chiesto a tutti gruppi armati di cessare le loro attività destabilizzanti, che aggiungono altro dolore alla popolazione già colpita da una grave epidemia di ebola.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, altri dieci caschi blu sono stati feriti, mentre uno risulta disperso. Anche diversi soldati delle forze armate congolesi sono stati uccisi. Il portavoce del segretario generale, Stéphane Dujarric, ha fatto sapere che Guteress chiesto alle autorità congolesi di catturare e di consegnare alla giustizia gli autori di questi vili attacchi contro i civili, le forze di sicurezza nazionali e i caschi blu dell’ONU.
Finora ADF non ha rivendicato l’attacco e suoi miliziani si sono nuovamente ritirati e nascosti nella fitta giungla, da dove spuntano all’improvviso per compiere nuovi attentati, ad uccidere sopratutto civili e saccheggiare e incendiare le loro povere case. Le incessanti e sanguinose incursioni potrebbero mettere a rischio le elezioni presidenziali del 23 dicembre prossimo.
Nelle province di Ituri e del Nord-Kivu, in particolare l’area di Beni, dove sono accaduti gli scontri, il mortale virus ebola continua a mietere vittime. La decima epidemia risulta essere la peggiore nella storia del Paese. La situazione attuale è drammatica.
Le persone contagiate sono trecentotrè, casi certi confermati, e 37 probabili. Le morti accertate duecentoquindici.
Finora nelle zone colpite dalla febbre emorragica sono state vaccinate oltre trentamila persone e anche l’Uganda ha iniziato ad immunizzare il personale sanitario nelle aree al confine con il Congo-K. Lo ha reso noto il ministero della Salute di Kampala qualche giorno fa.
Gli scontri, le incursioni dei miliziani rendono difficile e pericoloso il lavoro degli operatori sanitari nei territori interessati. Il virus continua ad espandersi ed è assai complesso riuscire ad arrestare la sua corsa; ciò è dovuto da svariati fattori: la presenza nella zona di gruppi armati causano lo spostamento continuo della popolazione; l’ostruzionismo di alcune comunità; le aggressioni che subiscono gli addetti ai lavori da parte dei familiari dei morti.
Africa ExPress
@africexp
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