AFRICA

“Voi e il vostro presidente siete stupidi e puzzate come scimmie”, cinese espulso dal Kenya per razzismo

Dal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 9 settembre 2018

L’idillio Cina-Kenya, sembra deteriorarsi giorno dopo giorno, se non ai vertici dei rispettivi Paesi, certamente nei rapporti tra la gente comune. Liu Jiaqi un commerciante cinese di motocicli in Nairobi, si sarebbe lasciato andare a pesanti commenti di natura razzista nei confronti degli africani, includendo in questi giudizi, lo stesso presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta. Il fatto sarebbe avvenuto nello scorso mese di giugno, ma è divenuto noto soltanto ieri, grazie a un video apparso sui social network mercoledì scorso. L’uomo è stato arrestato e immediatamente espulso dal paese.

Lou Jiaqi, il giovane imprenditore cinese in stato d’arresto in attesa dell’espulsione

L’azienda di Liu Jiaqi, occupava quattordici keniani e otto cinesi. Lo sprezzante atteggiamento del titolare nei confronti del personale di colore sarebbe stato una costante nei quotidiani rapporti di lavoro, fino ad esplodere nelle dichiarazioni che hanno determinato il suo arresto. Probabilmente insoddisfatto del rendimento di uno dei suoi dipendenti africani, Liu Jiaqi, lo ha affrontato minacciando di licenziarlo e alla richiesta di spiegazioni da parte dell’interessato, avrebbe risposto: “Voi e il vostro presidente puzzate, siete neri, sembrate scimmie, siete poveri e stupidi”. Il video ripreso da un altro dipendente africano – probabilmente all’insaputa dell’imprenditore – conferma la totale veridicità del fatto e ha suscitato l’indignata reazione del pubblico.

L’ambasciata cinese in Kenya ha subito preso le distanze dall’incauto connazionale, asserendo che le sue dichiarazioni non riflettono assolutamente i sentimenti del popolo cinese. Ciò sarebbe confermato dal fatto che malgrado la presenza di cinesi nel Paese si conti in circa diecimila persone, questo è il primo e l’unico arresto effettuato per ragioni di razzismo. Se questo è vero, non significa però che pesanti atteggiamenti discriminatori, da parte cinese nei confronti degli africani, non ci siano mai stati, la differenza è che questi, benché siano stati regolarmente denunciati, non hanno mai prodotto alcuna iniziativa da parte delle autorità locali.

Immagini esposte in un museo cinese che confrontano gli africani ad animali della savana

Il primo di questi casi si è  verificato tre anni fa in un ristorante cinese di Nairobi dove il padrone ha vietato l’ingresso agli africani nelle ore serali. Le autorità, venute a conoscenza del fatto, si sono limitate a multare il proprietario perché operava senza rispettare le norme igieniche previste e perché vendeva liquori senza averne la licenza, ma nulla gli è stato imputato sul piano del razzismo. Più recentemente, il personale africano impiegato nella nuova ferrovia Nairobi-Mombasa, realizzata dalla SGR cinese, ha subito da parte dei colleghi cinesi pesanti discriminazioni di antico sapore coloniale; come non potersi sedere alla mensa nello stesso tavolo in cui sedeva un cinese, non poter salire sui minibus per il trasporto del personale se a bordo vi era anche un solo cinese, non poter utilizzare gli stessi servizi igienici e altri comportamenti di chiara impronta razzista.

Nairobi: dimostrazione contro il razzismo

Sorprendentemente, il governo Kenyatta, ha definito tutti questi riscontri, privi di fondamento e li ha rigettati senza porre in atto alcuna iniziativa. Del resto, nella sua recente partecipazione al summit di Pechino, il presidente Uhuru, non ha lesinato lodi alla Cina affermando perentoriamente che “il Kenya e profondamente grato al partner orientale per il dimostrato sforzo di aiutare il suo Paese nello sviluppo economico”. Questo ufficiale atteggiamento di plauso alla Cina, sta irritando sempre di più il pubblico keniano che sta gradualmente avvicinandosi all’insofferenza dimostrata dalla popolazione sudafricana che si è espressa anche attraverso atti violenti, contro i cinesi presenti nel Paese, costringendo molti di loro a rientrare in patria.

Questa singolare dicotomia tra l’atteggiamento del governo e i sentimenti della popolazione, nei confronti della presenza cinese, diventa sempre più evidente. I mancati arresti di cinesi, in un Paese in cui la polizia si prende la libertà di mettere in manette chiunque anche per una semplice infrazione, come quella in cui sono incorsi recentemente tre turisti italiani che all’aeroporto di Mombasa  hanno rischiato il carcere per aver acceso una sigaretta all’esterno del terminal, non può che indispettire sia gli indigeni, sia gli investitori occidentali, ai quali, una recente e discussa normativa, impedisce di ottenere permessi di lavoro per i propri dipendenti stranieri, mentre quelli cinesi li ottengono senza problemi e non solo: li ottengono ad un costo che è inferiore dell’85 per cento della tariffa ufficiale prevista.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

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Redazione Africa ExPress

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