AFRICA

Zimbabwe, in tutto il Paese #SolidarityMarch per mandare a casa Mugabe

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 19 novembre 2017

Ieri un’ondata umana mai vista prima è scesa in piazza in Zimbabwe per una immensa #SolidarityMarch (una marcia di solidarietà) che ha chiesto le dimissioni di Robert Mugabe. L’occasione per festeggiare la fine della dittatura del vecchio leader e soprattutto dell’odiata moglie chiamata Gucci Grace che negli ultimi tempi sembrava manovrare il presidente come una marionetta.

Ci sono voluti solo due giorni (dopo vari decenni di dittatura) prima che la gente si sentisse sicura di poter manifestare liberamente e che il vecchio tiranno 93enne non era più pericoloso. La popolazione ha invaso le strade della capitale Harare e quelle di Bulawayo, maggiore città del Matabeleland, per celebrare la fine dell’era Mugabe. Ha manifestato con la bandiera nazionale sulle spalle, con canti tradizionali e scandendo lo slogan “Mugabe must go” (Mugabe se ne deve andare).

La #SolitarityMarch ad Harare

Il passaparola viaggiava velocemente su twitter con hashtag come #MyNewZimbabwe, #FreshStart (nuovo inizio) #MugabeMustFall (Mugabe deve cadere) per mobilitare tutto il Paese mentre molti dei manifestanti inneggiavano ai militari, fotografandosi con loro e ringraziando le forze armate per il colpo di stato senza spargimento di sangue e l’arresto del Capo dello stato.

Nonostante la coppia presidenziale sia ufficialmente agli arresti domiciliari, venerdì il vecchio dittatore era presente – senza la consorte – alle cerimonie di laurea all’Università di Harare. Le immagini mostrano un vecchio stanco (si è anche addormentato) che cammina con difficoltà e parla a fatica. Nonostante ciò, e con il suo partito ZANU-PF al potere dal 1980 e non più a suo favore, continua a rimanere attaccato alla poltrona diventato ormai il suo trono.

Per sostenere il Mugabe in disgrazia, da una località segreta il Sudafrica, si è fatto sentire anche il nipote Patrick Zhuwao. Alla Reuters ha affermato che il presidente dello Zimbabwe e sua moglie Grace sono “pronti a morire per ciò che è giusto” e che il Capo dello stato non infrangerà la costituzione del Paese né legittimerà il colpo di stato.

La targa della strada che porta il nome di Mugabe buttata nella spazzatura

Ma che le cose sono cambiate lo ha confermato il notiziario di venerdì sera della tv di stato Zbc che per la prima volta nella sua storia ha trasmesso le decisioni dei delegati delle provincie: tutti hanno votato a favore delle dimissioni di Mugabe. Perfino i veterani di guerra, fino all’anno scorso fedeli al presidente, hanno detto che dovrebbe dimettersi. Continuano comunque i negoziati tra forze armate, Cina e Regno Unito per fare il modo che Mugabe lasci il potere e che si arrivi a nuove elezioni. Nel frattempo Emmerson The Crocodile Mnongagwa, vice-presidente licenziato da Mugabe il 6 novembre per cedere la carica alla moglie Grace, sarebbe presidente ad interim.

Lo Zimbabwe è ormai alla bancarotta e la popolazione alla fame. Ma una volta era il granaio dell’Africa finché Mugabe ha espropriato le fattorie e le terre ai bianchi per distribuirle ai veterani della guerra di liberazione e ai suoi amici. Il risultato è stato catastrofico e ha paralizzato tutta l’agricoltura e l’economia del Paese.

“Mugabe deve riposare ora!”, si legge nel cartello

Herman J. Cohen, diplomatico americano durante la presidenza di George Bush, che ha incontrato varie volte Mugabe, in un articolo su AllAfrica spiega che il presidente del Paese africano, dopo il fallimento delle politiche economiche che hanno causato l’instabilità della valuta locale, aveva deciso di abbandonare il dollaro zimbabwiano arrivando ad emettere sul mercato banconote per 100 trilioni di dollari: erano solo carta straccia. Oggi la moneta che ha valore è la valuta straniera e il bitcoin.

In pochi giorni il sogno della successione alla presidenza di Gucci Grace si è sgretolato. Dopo 37 anni al potere dell’ex colonia britannica senza interruzione – dal 1980, anno dell’indipendenza – tutti aspettano che lo Zimbabwe diventi un paese normale e che il 93enne, ormai troppo stanco, si riposi davvero.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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