Protesta pacifica della popolazione Oromo stroncata nel sangue (courtesy Hrw)
Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 17 giugno 2016
Almeno 400 persone ammazzate dalle forze di sicurezza etiopi, centinaia di dimostranti feriti in manifestazioni pacifiche contro il governo di Addis Abeba che voleva prendere le loro terre. Gli arresti sono decine di migliaia. Il pugno di ferro del governo etiope si è abbattuto sulla comunità Oromo.
La popolazione protesta contro l’espansione della capitale, Addis Abeba, a causa della quale il governo vuole spostare i contadini di etnia Oromo ed espropriare le terre. Le proteste, iniziate il 12 novembre 2015 a Ginchi, cittadina a 80km a sud ovest della capitale, sono state immediatamente stroncate nel sangue.
La strage è venuta alla luce solo ora grazie alla denuncia di Human Right Watch, attraverso il rapporto “Such a Brutal Crackdown: Killings and Arrests in Response to Ethiopia’s Oromo Protests,” (Che brutale repressione: le uccisioni e arresti in risposta alle proteste Oromo dell’Etiopia) pubblicato dall’ong.
Il documento è stato realizzato grazie 125 interviste effettuate in Etiopia e all’estero a testimoni diretti e vittime dei fatti accaduti, tra novembre 2015 e maggio 2016. In 86 pagine parla degli omicidi, di vittime di abusi documentati, gravi violazioni del diritto di libera espressione e di riunione pacifica, arresti arbitrari e altri abusi da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti.
“Le forze di sicurezza, secondo i testimoni, hanno sparato sulla folla, uccidendo sommariamente persone durante retate di massa, e torturare i manifestanti arrestati – si legge nel rapporto – Poiché gli studenti delle scuole primarie e secondarie in Oromia sono stati tra i primi manifestanti, molti degli arrestati o uccisi erano bambini e studenti sotto i 18 anni. Le forze di sicurezza, compresi i membri della polizia federale e militari, hanno arbitrariamente arrestato studenti, insegnanti, musicisti, politici dell’opposizione, operatori sanitari, e le persone che hanno fornito assistenza e rifugio per gli studenti in fuga. Anche se molti sono stati rilasciati, un numero imprecisato di persone arrestate rimangono in detenzione senza accusa e senza la possibilità di contattare i legali e le loro famiglie”.
In un comunicato diffuso ieri, l’organizzazione umanitaria accusa il governo di “eccessiva forza letale usata su manifestanti pacifici” e chiede al governo etiope “un’indagine urgente, credibile e indipendente sugli omicidi”.
Secondo Leslie Lefkow, vicedirettore per l’Africa di Hrw “Le forze di sicurezza etiopi hanno aperto il fuoco e ucciso centinaia di studenti, contadini e altri manifestanti pacifici con arrogante disprezzo per la vita umana”
Le proteste della comunità Oromo – 35 milioni di persone su una popolazione di 90 milioni di abitanti – hanno fermato il piano del governo, ritirato il 12 gennaio scorso.
La regione Oromia è quella più estesa e più popolosa del Paese e la comunità Oromo ha una propria lingua, differente dall’aramaico che è l’idioma del popolo Amhara e dell’amministrazione.
Sandro Pintus
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