Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 6 novembre 2015
Il corrispondente dell’edizione inglese del network televisivo Al Jazeera, Peter Greste, è rientrato a Nairobi, dopo aver passato 400 giorni in una prigione egiziana. Peter è stato accolto dai colleghi della Foreign Correspondents’ Association of East Africa (FCAEA), che hanno organizzato una sorta di conferenza stampa per festeggiarlo e portarlo in trionfo.
Greste, che è nato a Sidney ed è cittadino australiano, era stato arrestato il 29 dicembre del 2013, assieme ai suoi due colleghi Mohamed Fahmy e Baher Mohamed, poco dopo essere arrivato nella capitale egiziana e avere realizzato i primi servizi giornalistici. L’accusa formulata dai giudici parlava di sostegno al movimento islamista Fratellanza Musulmana e di diffondere notizie che avrebbero nuociuto alla sicurezza del Paese. Imputazioni fabbricate e false, ma che avevamo provocato una sentenza durissima: sette anni di prigione.
Il carcere ai tre giornalisti aveva provocato dure reazioni internazionali e la federazione dei giornalisti basati in Africa Orientale (la FACEA, appunto) aveva lanciato la campagna #freeAJstaff, cui aveva aderito anche la redazione di Africa ExPress. Nel gennaio scorso l’organizzazione aveva poi teso un’imboscata al ministro degli esteri egiziano che era appena arrivato a Nairobi per partecipare a un vertice delle Nazioni Unite. Nel frattempo Peter, in segno di solidarietà, era stato nominato presidente della FCAEA.
Nel febbraio scorso, anche per le pressioni internazionali, il giornalista ha ottenuto il perdono dal presidente della repubblica egiziana, Abdel Fattah el-Sisi, ed è stato liberato. E’ tornato così in Australia, dai genitori, dove è rimasto fino a pochi giorni fa quando è rientrato a Nairobi per riprendere il suo posto di corrispondente di Al Jazeera.
Il giornalista, che nel 2011 ha vinto il premio Peabody per un documentario sulla Somalia mandato in onda dalla BBC nel prestigioso programma Panorama, ha lavorato, sempre in giro per il mondo, oltre che per il network britannico, anche per la Reuters, la CNN e altre reti minori.
Durante la conferenza stampa ha ricordato che centinaia di giornalisti sono in prigione nel mondo, semplicemente perché fanno il loro lavoro. “Dobbiamo tutti restare vigilanti”, ha spiegato. Gli ha fatto eco l’attuale presidente della FCAEA, Ilya Gridneff, che ha aggiunto: “Il giornalismo non è un crimine” .
Massimo A Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi
Nella foto Peter Greste con Massimo Alberizzi all’Hotel Tribe di Nairobi
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