Speciale per Africa-ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 24 aprile 2015
Duecento membri di una setta religiosa sono stati trucidati della polizia che ha fatto irruzione nel loro quartier generale a Huambo, città nel centro dell’Angola, che una volta si chiamava Nova Lisboa.
Il massacro è avvenuto il 16 aprile quando gli agenti sono entrati nel campo del gruppo “La luce del mondo” con l’intento di arrestare il loro capo e fondatore Jose Julino Kalupeteka. La setta, dichiarata illegale dal governo di Luanda, è stata fondata 14 anni fa da Kalupeteka ed è una branca dissidente della Chiesa avventista del settimo giorno. Vanta migliaia di seguaci in tutto il Paese e predica che la fine del mondo è vicina: 31 dicembre 2015. Molti degli adepti vivono in totale isolamento. Kalupeteka è stato arrestato con l’accusa di incitamento al disordine civile.
L’attacco è avvenuto dopo che nove poliziotti, tra cui il capo della polizia di Caala, Luhengue Joaquim José, e un suo ufficiale, Carmel Abel, sono stati uccisi dalle guardie del corpo di Kalupeteka. Caala è una cittadina a 25 chikometri a est di Huambo.
Secondo il portavoce della polizia di Huambo, Paolo Gaspar Almeida, i morti sarebbero solamente ventidue, compresi nove poliziotti.
Ma invece l’UNITA (Unione Nazionale per la totale indipendenza dell’Angola), il maggiore partito all’opposizione, accusa la polizia di un vero e proprio massacro: duecento membri della setta per vendicare l’uccisone dei nove poliziotti.
L’Angola è uno dei Paesi che in Africa registra una forte crescita e il presidente Dos Santos, detiene il potere da oltre trent’anni in Angola. Il suo principale partner economico è la Cina, con la quale ha siglato contratti per lo sfruttamento delle sue risorse energetiche. In cambio la Cina ha inviato molta mano d’opera e ha realizzato e sta realizzando importanti infrastrutture. Altri accordi per oltre un miliardo di dollari sono stati stretti con la Russia per forniture militari. Il pil dell’Angola, secondo gli ultimi rilevamenti fatti, cresce del 7,1 per cento all’anno, ma oltre metà della popolazione vive con 2,25 dollari al giorno, secondo le stime dell’ONU. Come capita spesso, la classe politica al potere non ha mai distribuito la ricchezza al popolo e il rispetto dei diritti umani, libertà di parola sono ancora un importante nodo da sciogliere in questo Paese.
Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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