Dal Nostro Corrispondente
Arturo Rufus
Nairobi, 06 aprile 2015
Vendetta dei kenioti che il giorno di Pasqua e stamattina hanno lanciato una serie di bombardamenti aerei contro le basi degli shebab in Somalia nella regione del Gedo e del basso Juba. Un comunicato riservato interno racconta che sarebbero stati uccisi 300 miliziani nel campo di addestramento Sheikh Ismail, uno delle più importanti basi degli islamici. “Abbiano lanciato un’operazione di rappresaglia contro i mandanti della strage di Garissa – ha spiegato un ufficiale del KDF (Kenya Defence Forces, l’esercito keniota) ad Africa ExPress -. L’attacco aereo è il più importante e potente mai lanciato dalla nostra aeronautica”.
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“Abbiamo colpito le basi di Gondodwe, Sheikh Ismail e il campo di Bardere sede di un centro medico e dove vengono coordinate le operazioni contro il Kenya. Gli obiettivi sono stati completamente distrutti. Non possiamo verificare il numero di miliziani che vengono addestrati in questi campi, ma in media, ogni insediamento ne ospita un centinaio”, ha aggiunto un comunicato. Colpiti, tra l’altro, due villaggi del basso Juba, Anole and Kuday.
Resta un dubbio però: perché l’aviazione keniota non ha martellato le postazioni shebab prima del massacro al campus universitario di Garissa che ha provocato 147 morti? Se l’intelligence keniota sapeva esattamente dove sono i campi perché non li ha distrutti bombardandoli tempo fa e comunque prima del 2 aprile, giorno del micidiale attentato?
Intanto il governo keniota ha espresso alle Nazioni Unite la volontà di chiudere il campo profughi di Dadaab a un’ottantina di chilometri da Garissa in direzione del confine con la Somalia. Che il campo sia incontrollabile e al suo interno alberghino cellule terroristiche è innegabile ma che la maggior parte della gente sia in fuga dalla guerra in Somalia che se torna in patria rischia di essere ammazzata è altrettanto vero.
A Dadaab il 13 ottobre 2011 furono rapite due ragazze spagnole che lavoravano per Medici Senza Frontiere, rilasciate un paio d’anni dopo.
Le truppe keniote hanno invaso la Somalia nel 2011, ufficialmente per combattere i terroristi. Occorre tener presente che al confine tra l’ex colonia britannica e l’ex colonia italiana sono stati trovati ricchi giacimenti di petrolio. Non è escluso che alla base della guerra tra i due Paesi ci sia un interesse economico. Anzi è certo.
Retate comunque anche a Nairobi, specialmente nel quertiere di Eastliegh, abitato soprattitto da somali dove l’intelligence keniota temano ci siano cellule terroristiche pronti a colèpire la capitale in qualunque momento.
Arturo Rufus
arturo.rufus7@gmail.com
#GarissaAttack
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