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Chiusa dalla polizia a Mogadiscio Radio Shabelle, emittente critica con il governo

27 ottobre 2013
Massimo A. Alberizzi
Sabato sera a Mogadiscio, agenti dei servizi di sicurezza somali hanno fatto irruzione nei locali di Radio Shabelle, interrotto le trasmissioni e sgombrato i giornalisti. L’emittente è forse la più seguita della capitale: è critica con il governo, ma anche con gli shebab, i ribelli islamici che si considerano la filiale di Al Qaeda nell’ex colonia italiana. Secondo il governo la radio occupava un edificio appartenente alla Somali Airlines, la vecchia compagnia di bandiera che non opera più dall’inizio della guerra civile, nel 1991, cioè più di vent’anni fa.

Arrestati anche i 36 giornalisti e il resto dello staff. Tutti in quel momento si trovavano negli uffici. Sono stati rilasciati, ma la polizia ha impedito loro di rientrare nel palazzo.

“Gli abbiamo notificato l’ordine di sgombero lo scorso luglio – ha spiegato Mahdi Mohamud, ministro degli interni e della sicurezza nazionale -. Una seconda notifica è stata recapitata quando è scaduta la prima. Nulla; sono rimasti lì, non abbiamo potuto fare altro che sgombrarli con la forza. L’operazione non ha niente a che fare con la linea politica dell’emittente”.

Una spiegazione che francamente appare piuttosto pretestuosa, visto che in Somalia non esiste certezza della legge o Stato di diritto. In città sono state costruite case e palazzi senza nessuna regola. Alcuni bloccano addirittura strade e piazze e, se si seguisse il criterio utilizzato per Radio Shebelle, dovrebbero essere abbattuti.

Dall’emittente rispondono che era stato raggiunto un accordo con il vecchio governo per occupare quell’edificio e che quindi lo sgombero viola i patti e le regole.

Abdimalik Yusuf Mohamud, direttore e uno dei proprietari di Radio Shabelle, ha denunciato in un post sul sito web dell’emittente, il saccheggio degli studi da parte degli agenti: “Lo stesso ministro che ha guidato il raid, Abdikarin Hussein Guled, accompagnato da un giornalista di Radio Mogadiscio, la voce ufficiale del governo, Abdi Aziz Africa, è entrato assieme agli agenti e hanno portato via alcune apparecchiature e computer. Sono stati rubati anche 300 mila scellini somali (poco meno di 200 euro, ndr) dalla cassaforte”.

E’ vero che Radio Shabelle è amata dalla gente ma poco dall’establishment. Riporta notizie e informazioni sugli shebab, che non piacciono al governo. Ma da questo ad accusarla di contiguità con gli islamici ce ne passa.

Dopo il raid oggi le autorità si sono scusate per la perquisizione e la chiusura della radio, ma Abdimalik Yusuf Mohamud non le ha accettate: “Si tratta di un’intimidazione. La chiusura non ha niente a che fare con la proprietà della palazzina”.

La Somalia è considerata il Paese più pericoloso per i giornalisti. Diciotto sono stati uccisi nel 2012 e dieci sono i reporter di Radio Shabelle caduti dal 2007. L’emittente nel 2010 è stata insignita del premio International Press Freedom di Reporter Senza frontiere.

Massimo A Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

Nella foto il giornalisti di radio Shabelle portati via dalla polizia su un camion

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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