IRAN

Chiusura Stretto di Hormuz: gravi ripercussioni economiche per l’Africa

Speciale per Africa ExPress
Amedeo Cortelezzi
6 aprile 2026

La guerra: a seguito di continui raid Israeliani e statunitensi in Iran, il conflitto ha preso una piega molto più profonda, andando a minare fortemente l’economia del resto del mondo. Ad oggi stiamo assistendo ad una situazione di logoramento, non solo sul piano strategico-militare, ma anche su quello economico che col passare dei giorni porta intere economie verso un andamento recessivo sempre più grave.

Le nuove strategie messe in atto da vari Stati africani portano a differenti conclusioni:

In Sud Sudan è tutt’ora in atto un razionamento del consumo elettrico a Juba. Situazione simile si riscontra nelle Isole Mauritius, dove le riduzioni del consumo elettrico vengono ampliate specialmente nei centri urbani più affollati.

Tuttavia ci sono alcuni Stati tra cui il Sud Sudan caratterizzato dalla presenza di una delle riserve più vaste di petrolio nell’Africa Orientale, che nonostante ciò, importano la maggior parte delle risorse dall’estero. Circa il 96 per cento viene incanalato nella produzione di elettricità. Dando quindi un’immagine di estrema dipendenza dal consumo di “Oro Nero”.

Ripercussioni testimoniate da numerosi cittadini della capitale che subiscono costantemente blackout elettrici prolungati, andando a limitare enormemente le mansioni quotidiane e soprattutto le attività imprenditoriali ed industriali.

Situazioni simili sono riscontrabili rispettivamente in Zimbabwe e Etiopia.

Nella prima fattispecie il governo di Harare ha tempestivamente adottato misure per contrastare la crisi energetica, aumentando l’utilizzo di etanolo dal 5 per cento al 20. Inoltre sono state messe in atto misure di immediato intervento sul piano fiscale, abolendo alcune tasse sulle importazioni di petrolio con l’obiettivo di ridurre il prezzo del carburante, aumentato vertiginosamente del 40 per cento solo nell’ultimo mese.

Estremamente correlato, è il costo dei trasporti che subisce le medesime conseguenze economiche con aumenti su prodotti finali che vengono importati ed esportati dal Paese.

Nel caso dell’Etiopia, il governo di Addis Abeba ha deciso di porre la massima priorità verso  istituzioni, dislocazioni governative ed industrie chiave per il Paese. Ciò secondo alcuni esperti potrebbe portare conseguenze enormi dal punto di vista sociale, dove in situazione di emergenza energetica, i cittadini potrebbero insorgere con rivolte di piazza o manifestazioni.

In Uganda, il governo ha assicurato ai cittadini che sono state prese misure su petrolio e risorse energetiche per evitare una nascita di proteste e malcontento all’interno del Paese, nonostante si siano verificati negli ultimi giorni riduzioni nel consumo in varie aree.

La dinamica in Sud Africa si colloca su un piano di momentanea stabilità per quanto concerne le riserve statali di petrolio e risorse affini al consumo energetico, nonostante ciò, il governo ha ribadito che questa situazione non si protrarrà per un periodo esteso, poiché tutto dipenderà dal conflitto in Medio Oriente, le cui conseguenze potrebbero aggravare da un momento all’altro l’intero contesto energetico.

Ampliando l’analisi sul piano continentale, la chiusura dello stretto di Hormuz e una possibile chiusura dello stretto di Bab El-Mandeb, potrebbe apportare benefici importanti per alcuni Stati meridionali e orientali africani per quanto riguarda il passaggio di navi e container di grandi dimensioni, dando modo di ampliare notevolmente l’importanza logistica dei porti lungo il tragitto verso il Capo di Buona Speranza, situato in Sud Africa.

Capo di Buona Speranza, Sud Africa

Stiamo assistendo a dinamiche in continua ed imprevedibile evoluzione, che potrebbero dar vita a nuove misure cruciali, volte ad ampliare e potenziare i settori commerciali ed energetici di molteplici Stati africani. Insomma, la crisi globale si potrebbe tradurre in un futuro imminente in potenzialità uniche dal punto di vista economico.

Amedeo Cortelezzi*
cortellezziamedeo@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

*studente al secondo anno di magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria

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Redazione Africa ExPress

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