Goma, Congo-K. Personale delle Nazioni Unite visita un campo per gli sfollati. Foto credit Kevin Jordan/MONUSCO)
4 aprile 2026
Dall’inizio di Marzo il nuovo rappresentante speciale di Antonio Guterres per il Congo-K è lo statunitense James Swan. Il neo-designato è anche il capo della Missione di pace dell’ONU (MONUSCO) presente nel Paese dal 2010.
Il nuovo capo di MONUSCO è stato ambasciatore degli Stati Uniti a Kinshasa durante l’amministrazione Obama ed stato anche capo della missione delle Nazioni Unite (UNTMIS) in Somalia.
Da tempo l’amministrazione Trump mostra particolare interesse per la Repubblica Democratica del Congo, e, a dicembre dello scorso anno i leader di Kinshasa e Kigali – rispettivamente Felix Tshisekedi e Paul Kagame – hanno siglato a Washington un trattato di pace, per riportare la pace nell’est del Congo-K, devastato dagli attacchi di gruppi armati, in particolare da M23/AFC, supportati dal Ruanda.
A metà marzo rappresentanti dei due Paesi si sono nuovamente incontrati nella capitale americana per rilanciare gli accordi di dicembre, in quanto per ora la pace resta solamente una parola sulla carta. Sul campo la situazione continua a essere precaria.
Il gruppo armato M23 prende il nome da un accordo firmato il 23 marzo 2009 dal governo del Congo-K e da un’ex milizia filo-tutsi. La formazione ha ripreso le ostilità nel primo trimestre del 2022 ed è sostenuta dal vicino Ruanda. L’M23 fa parte di una coalizione politico militare più grande l’ Alleanza del Fiume Congo, fondata il 15 dicembre 2023 in Kenya della quale fanno parte diversi gruppi minori.
E dopo i molteplici “impegni” di Trump per riportare la pace nel Paese, senza esitazioni, il suo governo ha presentato il primo conto: Washington è ora in trattative perché Kinshasa accolga richiedenti asilo che gli Stati Uniti vogliono espellere.
In poche parole il taycoon vorrebbe deportare anche nel Congo-K persone che non hanno ottenuto regolare permesso di soggiorno negli USA. Altri Paesi del continente hanno già “accolto” parecchi “indesiderati” del governo di Washington, come eSwatini, Ghana, Camerun, Sud Sudan, Ruanda.
Anche l’Uganda ha già siglato l’anno scorso un accordo in tal senso con le autorità americane competenti. Le prime 8 persone “non gradite” di origini africane sono state deportate nel Paese governato da Yoweri Museveni, al suo settimo mandato, mercoledì scorso a Kampala. Secondo l’amministrazione Trump, l’Uganda è considerato un “Paese terzo sicuro” per i migranti.
Il sottosuolo del Congo-K è ricchissimo di materie prime, adocchiate con immensa attenzione dagli USA. Dunque l’interesse di Trump per una pace duratura nella ex colonia belga non è del tutto casuale. Il presidente vuole che le industrie americane possano estrarre i preziosi minerali, come coltan e cobalto, in sicurezza, senza improvvisi e pericolosi attacchi da parte di gruppi armati. E, non ultima cosa, poter appunto deportare africani senza permesso di soggiorno in un Paese amico pronto a soddisfare le sue richieste.
Intanto la situazione nell’est della RDC resta molto tesa, malgrado gli sforzi diplomatici messi in campo. Oltre alla presenza di M23/AFC, negli ultimi giorni si sono ripetuti attacchi del gruppo ADF (Allied Democratic Forces, un’organizzazione islamista ugandese, presente anche nel Congo-K dal 1995) stanno terrorizzando la popolazione a Ituri (sempre nell’est del Paese).
Il 1° aprile i miliziani di ADF hanno massacrato oltre cinquanta persone nel villaggio di Bafwakoa, nel territorio di Mambasa. Alcuni giorni prima, invece, hanno rapito una trentina di residenti in diversi villaggi dell’area. Le aggressioni dei terroristi non conoscono sosta, malgrado la presenza di militari ugandesi (UPDF), inviati nel Paese nel 2021, per stanare e combattere gli estremisti islamici insieme ai soldati dell’esercito congolese (FARDC).
Africa ExPress
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