CONGO-K

Guerra in Congo-K: in palio il controllo di minerali strategici

Africa ExPress
2 aprile 2026

I primi di dicembre 2025 il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi e il suo omonimo del Ruanda, Paul Kagame, firmavano un trattato di pace a Washington, in presenza di Donald Trump, orgoglioso di aver raggiunto questo obiettivo.

Il documento è stato siglato, certo, ma la pace non è mai arrivata nell’est del Congo-K, martoriato da infiniti conflitti. E ora, malgrado, “l’impegno” in Iran e in Medio Oriente, Washington ha preso nuovamente in mano lo scottante dossier RDC / Ruanda per rilanciare il processo di pace.

Delegazioni di Ruanda e Repubblica Democratica del Congo nuovamente a Washington per trattato di pace

Poche settimane fa delegazioni di entrambe le fazioni in causa si sono recate a Washington, dove, il 17 marzo si sono svolti i colloqui preliminari bilaterali (Congo-K / USA e Ruanda/USA). Il giorno seguente, invece, si sono riuniti allo stesso tavolo i rappresentanti di Kinshasa, Kigali e Washington, sotto l’egida di Massad Boulos, consigliere per l’Africa del dipartimento di Stato, nonché consuocero di Trump.

Malgrado la fase di stallo del processo di pace, Boulos resta ottimista. Va ricordato che all’inizio di marzo Washington ha applicato restrizioni di visto per alcuni funzionari di Kigali, dopo quelle economiche nei confronti ad alti ufficiali dell’esercito ruandese, perché accusati di sostenere i ribelli nell’est del Congo-K.

Misure concrete

Tuttavia, secondo Washington, le due parti in conflitto, rappresentate entrambe sia da esponenti militari, sia da altri a livello politico-diplomatico, avrebbero concordato misure concrete circa l’attuazione dell’accordo di pace.

Tra i provvedimenti annunciati anche la revoca delle cosiddette “misure difensive” dei ruandesi in specifiche aree congolesi e operazioni contro FDRL (Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda), gruppo ribelle hutu, originariamente composto da ex autori del genocidio nell’ex protettorato belga.

Finora non è stata fissata alcuna data per l’attuazione di tali disposizioni, tantomeno per quanto riguarda il ritiro delle truppe o il meccanismo di verifica. In poche parole, sulla carta le parti vorrebbero la pace, bisogna poi vedere cosa succede sul campo, visto che fino a oggi tutti tentativi per allentare la tensione sono falliti.

A caccia di combattenti FDRL

Intanto qualcosa si sta muovendo. Pochi giorni fa, Jacques Ychaligonza, vicecomandante dello Stato maggiore generale, è arrivato a Kisangani (nel nord-est del Paese), annunciando un’operazione di ricerca di miliziani di FDRL. “Saranno radunati in un campo militare a Kisangani prima del loro rimpatrio”, ha specificato l’alto ufficiale congolese e ha aggiunto: “I combattenti, volenti o nolenti, dovranno consegnarci le armi, come previsto dall’accordo di pace”.

Combattenti FDRL

Il conflitto nella parte orientale del Congo-K, ricchissima di risorse minerali, continua senza sosta e il gruppo M23/AFC, sostenuto dal Ruanda controlla ancora vaste zone e due città capoluogo: Goma (Nord-Kivu) e Bukavu (Sud-Kivu). Kigali ha sempre negato di appoggiare M23, allo stesso tempo però esercita una forte pressione su Kinshasa affinché intervenga su FDRL.

Il gruppo armato M23 prende il nome da un accordo firmato il 23 marzo 2009 dal governo del Congo-K e da un’ex milizia filo-tutsi. La formazione ha ripreso le ostilità nel primo trimestre del 2022 ed è sostenuta dal vicino Ruanda. L’M23 fa parte di una coalizione politico militare più grande l’ Alleanza del Fiume Congo, fondata il 15 dicembre 2023 in Kenya della quale fanno parte diversi gruppi minori.

Non bisogna dimenticare che la RDC è il primo produttore mondiale di cobalto, materiale essenziale per le batterie dei veicoli elettrici. Il sottosuolo del Paese poi detiene, inoltre, almeno il 60 per cento delle riserve mondiali di coltan, minerale strategico per l’industria elettronica. Bocconi ghiotti per gli USA.

Interessi per il sottosuolo

Dunque l’interesse del presidente americano per una pace duratura nella ex colonia belga non è del tutto casuale: vorrebbe garantire alle industrie hig-tech del suo Paese un approvvigionamento di minerali strategici dalla RDC, ricchezze che altrimenti potrebbero andare in mano ai cinesi.

Nel 2008 la Cina aveva siglato, tramite un gruppo di aziende, “il contratto del secolo” con il Congo-K. L’accordo tra i due Paesi è poi stato rivisto più volte per le numerose critiche mosse dalla società civile.

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Redazione Africa ExPress

La redazione di Africa Express è formata da giornalisti che hanno visitato in lungo e in largo il continente africano e il Medio Oriente

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