APPROFONDIMENTI

La lobby sionista americana: “Trump non comanda. Esegue”

Speciale per Africa ExPress
Valentina Vergani Gavoni
9 marzo 2026

Ci sono due Donald Trump: quello che esegue gli ordini di chi lo finanzia, e l’altro che recita la parte del “boss”.

La personalità dell’attuale presidente degli Stati Uniti sembra instabile, ma se analizziamo il suo ruolo all’interno e all’esterno degli USA è possibile percepire una realtà più complessa di quello che sembra. A chi parla Trump, quando mostra il suo volto più spietato?

Dentro gli Stati Uniti

Nelle ultime elezioni presidenziali americane “l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più influente lobby sionista negli Stati Uniti, ha escogitato una strategia infallibile di finanziamenti rivolti a entrambi i candidati per assicurarsi che a urne chiuse il supporto a Israele non sarebbe vacillato”, scrive Beatrice Chizzola per Inside Over.

AIPAC

E continua: “L’influenza di AIPAC sulle decisioni politiche americane è estremamente radicata, tant’è che il membro repubblicano del Congresso Thomas Massie ha confessato in un’intervista che ‘ogni membro del Congresso ha un AIPAC babysitter’. Quello che però ha fatto la differenza nelle ultime presidenziali è stata la strategia adottata: niente più attività di lobbying ‘sotto banco’, l’AIPAC ha finanziato direttamente le campagne elettorali così da garantirsi vincitori pro-Israele e da silurare eventuali voci critiche”.

Le pedine di AIPAC

Indipendentemente dal vincitore, chiunque fosse salito al potere avrebbe dovuto fare gli interessi della lobby.

La figura di Donald Trump però, richiede maggiore attenzione. Lui, per i suoi elettori, rappresentava l’anti-sistema. Il rivoluzionario che avrebbe fatto gli interessi degli americani, e non quelli dei colonialisti sionisti.

Donald Trump

“Che Trump rappresenti una rottura nelle pratiche e dinamiche di politica internazionale è evidente a tutti. Ma per provare a comprendere la natura e il carattere di questa ‘novità’ bisogna partire dal suo rapporto con l’elettorato statunitense”, si legge nell’articolo di Marcello Flores.

Il giornalista di Globalist poi aggiunge: “Adesso si presenta lui, che è l’uomo più potente del pianeta, esattamente come un antisistema. Come uno scassinatore dei lacci costituzionali che imbrogliano il suo potere, come un vendicatore non solo di chi è stato contro di lui ma anche dei suoi sodali di un tempo che hanno osato rivolgergli qualche critica o consiglio sgradito”.

Elettori di Trump

Se da una parte deve compiacere chi lo ha eletto andando verso una direzione, dall’altra è in debito con l’AIPAC che lo spinge nella direzione opposta.

“L’AIPAC ha donato soldi a 342 membri del Congresso americano su 545. Per il 2024 ha l’obiettivo di spendere 100 milioni di dollari nella campagna elettorale per le presidenziali. Inoltre, ha creato un gruppo, United Democracy Project, che ha il compito di eliminare le voci critiche e pro-Palestina all’interno del Congresso”, scrive Maurizio Bongioanni il 28 luglio 2024 per Il Manifesto.

Per Trump, quindi, diventa difficile “accontentare” tutti. E i tentativi di legittimare l’ennesima guerra voluta dalla lobby sionista disintegra la storica narrazione della “civiltà dei diritti” strutturata sulla coerenza morale (percepita e non reale), che destabilizza il mondo così come l’Occidente lo conosceva.

I debiti del presidente

La dipendenza economica del presidente statunitense, però, non è solo politica ma anche personale.
I debiti di Donald Trump sono stati in gran parte legati a prestiti bancari per immobili e hotel, obbligazioni legate alle sue società, mutui su proprietà come torri e resort e i suoi problemi con la giustizia.

“Trump è probabilmente seduto su un enorme mucchio di denaro, ma non abbastanza per pagare i suoi creditori legali con un semplice bonifico. E con molte altre cause nel suo futuro e il procuratore generale di New York che gli guarda le spalle, dovrà trovare un’ancora di salvezza finanziaria. Velocemente”, si legge in un articolo di Forbes del 6 marzo 2024.

Trump Tower

Durante le campagne del 2016 e 2020, ha ricevuto un forte sostegno da alcuni grandi donatori pro-Israele, ma come individui, non tramite AIPAC. Un esempio noto è Sheldon Adelson, magnate dei casinò e grande finanziatore repubblicano, che ha donato decine di milioni di dollari a comitati pro-Trump.

Fuori dagli Stati Uniti

Recitare la parte del rivoluzionario antisistema, costretto a eseguire gli ordini di chi lo comanda, sta producendo effetti devastanti sull’intero equilibrio geopolitico mondiale.

Africa ExPress ha intervistato Vincenzo Musacchio, criminologo forense e docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS (Research Institute for Advanced Computer Science) di Newark, città nel New Jersey giusto situata accanto a New York.

Vincenzo Musacchio

“Gli Stati Uniti di Trump hanno attuato la fine del diritto internazionale a seguito di una serie di azioni unilaterali che hanno scosso l’ordine globale basato sulle regole condivise. Trump ha sistematicamente indebolito le istituzioni internazionali nate per garantire l’ordine mondiale. L’ONU, la Corte Penale Internazionale (CPI), la NATO sono state svuotate di potere e credibilità”.

E continua: “Resta poi l’istituzione del Board of Peace che ha lo scopo di sostituire l’ONU con un organismo basato sulla legge del più ricco e del più forte.  Trump non deve più legittimare nulla, a legittimare tutto ci pensa la forza militare”.

Board of Peace

In politica estera “non ha bisogno di alcun consenso perché esprime un mondo dove la cooperazione tra Stati è sostituita da rapporti di forza militare ed economica, mettendo in crisi il principio che le controversie tra le Nazioni debbano essere risolte attraverso norme legali condivise. Non esiste più la Comunità internazionale”, spiega Musacchio.

Legittimare gli interessi della lobby

Il genocidio del popolo palestinese ha messo a dura prova il consenso elettorale nazionale e internazionale di molti Stati, non solo degli USA. E diventava urgente cambiare la percezione delle masse in rivolta in tutto il mondo. La guerra contro il regime iraniano ha infatti riabilitato il colonialismo sionista producendo un cortocircuito ideologico.

Il criminologo spiega la differenza tra crimine illegittimo e legittimato: “Si riferisce ad atti che violano palesemente le norme internazionali, ma che sono presentati come ‘giusti’ o necessari perché compiuti in nome di un valore superiore, come la sicurezza nazionale o la lotta al terrorismo. In questo caso, la legittimità è morale o politica, non legale”.

Poi aggiunge: “I crimini legittimati si riferirebbero al processo attraverso cui un atto illegale è normalizzato ex-post. Questo accade quando la Comunità internazionale o le grandi potenze decidono di non sanzionare una violazione, di non riconoscerla come tale o di integrarla in un nuovo quadro normativo”.

La resistenza antisionista

Per contrastare la coercizione del consenso in politica estera, fondata sulla legge del più forte, gli Stati sotto ricatto dovrebbero assumere “posizioni solide e unitarie a livello europeo. Cosa che al momento non esiste – commenta Musacchio. E continua – All’Unione Europea basterebbe puntare unitariamente al reale rafforzamento di organizzazioni come l’ONU o la Corte Penale Internazionale senza la partecipazione degli Stati Uniti, per impedire che l’ordine mondiale diventi puramente simbolico e nelle mani degli imperialismi o peggio dei folli”.

Hanno un esempio a cui ispirarsi: “Pedro Sánchez. Il premier spagnolo si è posizionato come il principale leader della resistenza europea all’unilateralismo di Trump attraverso diverse azioni chiave”, conclude il docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata.

L’Unione Europea ha anche a disposizione uno strumento anticoercizione, l’Anti-Coercion Instrument (ACI). Una procedura di emergenza che permetterebbe di assegnare alla Commissione Europea il potere temporaneo di adottare misure molto dure contro un Paese che minaccia economicamente l’UE.

Parlamento Europeo

“Lo strumento, adottato da Bruxelles nel 2023 e pensato per rispondere a dimostrazioni di forza da parte di Paesi come la Cina, prevede la possibilità di ricorrere a misure di emergenza in risposta a episodi di ‘coercizione economica’ da parte di Paesi terzi”, scrive Europa Today.

“La Commissione Europea lo dice esplicitamente: l’obiettivo principale dell’ACI è la deterrenza, cioè far sì che lo strumento non debba essere usato perché la controparte capisca che l’Ue ha una risposta pronta”, si legge in un altro articolo pubblicato da Eurofocus.

Le lobby sioniste, però, non finanziano solo la politica statunitense: “Report, sullo sfondo di immagini terribili della devastazione di Gaza e del blocco degli aiuti umanitari, ci racconta le lobby filoisraeliane, una ventina delle quali sono nei registri dei gruppi di pressione accreditati all’Europarlamento: incontrano i deputati, pagano i loro (frequenti) viaggi a Tel Aviv, lavorano del tutto legittimamente, si intende”, riporta Il fatto Quotidiano.

In questi termini, nessun politico comanda realmente. Al contrario, eseguono gli ordini di chi li finanzia.

Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
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Valentina Vergani Gavoni

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