La storia degli ultimi trenta anni è il fallimento degli accordi sottoscritti dal leader palestinese (che aveva riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele) e dai leader israeliani dell’epoca: colpa di Israele? Colpa della leadership palestinese? Credo che sarebbe meglio ammettere che è colpa, in gran parte, delle ambiguità di molti Paesi del mondo, in primo piano l’Europa e la complessa galassia dei Paesi arabi.
Contro quello che sta accadendo da due anni, su Gaza si sono sollevate proteste e condanne dagli stessi governi che non avevano voluto imporre con azioni pratiche la famosa Risoluzione dell’ONU di oltre mezzo secolo fa. E che non prendono nemmeno in considerazione un’iniziativa come il boicottaggio del Sudafrica bianco che portò dopo non molti anni alla fine dell’apartheid.
Al contrario: vediamo aumentare il commercio di sistemi militari tra Israele e il mondo. Uno degli ultimi accordi molto apprezzato è stato pubblicizzato dal produttore di armi di proprietà del governo israeliano. Recentemente la Rafael Advanced Defense Systems ha dichiarato che venderà i sistemi di protezione attiva Trophy (Meil Ruach, o Windbreaker in ebraico) per carri armati – del valore di 330 milioni di euro, o circa 385 milioni di dollari – a quattro Paesi della NATO: Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Croazia e Lituania.
Negli ultimi tre anni, Trophy è stato il principale sistema di protezione per i carri armati israeliani che operano a Gaza e in Libano. Armi testate in guerra valgono sempre di più anche se l’arsenale dell’avversario, in questi casi, è sicuramente meno ricco di strumenti di devastazione e morte.
Sono numerose le organizzazioni internazionali che raccontano come Israele dipende principalmente da tre Paesi per le sue importazioni di armi: Stati Uniti, Germania e Italia. Il nostro rappresenta appena l’1% delle importazioni di armi da Tel Aviv, ma rimane il terzo fornitore di armi di Israele.
Tutto ciò è in contrasto con la legge italiana n. 185 del 9 luglio 1990, che vieta il trasferimento di armi a entità coinvolte in un conflitto armato. Il governo italiano di tanto in tanto critica il comportamento di quello israeliano e parla a sostegno dei diritti del popolo palestinese, ma nell’ultimo trimestre del 2023 sono state spedite in Israele armi fabbricate in Italia per un valore di 2,1 milioni di euro. E nel 2024 l’Italia ha fornito ad Israele armi per un valore di 5,2 milioni di euro.