Massimo A. Alberizzi
13 febbraio 2026
Possibile che il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, abbia preso un abbaglio così grosso mettendo in bocca a Francesca Albanese, la relatrice dell’ONU per i Territori Palestinesi occupati, una frase che non ha mai detto? E cioè più o meno: ”Abbiamo un nemico comune, Israele”. Il video portato come prova delle dichiarazioni di Albanese è stato palesemente manipolato: cioè è falso. Eccolo:
Sembra che nella richiesta di dimissionare l’Albanese, il ministro del Paese d’oltralpe sia stato imboccato da una celebre sostenitrice di Israele, la controversa deputata macronista, Caroline Yadan, segretaria del gruppo parlamentare d’amicizia Franco-Israeliano.
La Yadan è l’autrice di una discutibile proposta di legge per cui chi vuole accedere alla cittadinanza francese deve riconoscere lo Stato di Israele.
Delle due cose l’una: o il ministro Barrot è stato ingannato dalla signora Yadan, o ha condiviso con lei l’idea che Francesca Albanese deve lasciare il suo posto, inventando di sana pianta l’accusa contro la relatrice dell’ONU italiana.
Comunque, dopo questa uscita, Jean-Noël Barrot dovrebbe dimettersi immediatamente e presentare pubblicamente le sue scuse, a Francesca Albanese e all’ONU. Per due motivi (scelga lui il più conveniente): o perché è stato preso in giro dalla Yadan o perché è connivente con lei.
La pasionaria sionista sembra che nutra un odio profondo per Francesca Albanese. Nel marzo dello scorso anno, assieme ad altri 41 deputati ha già inviato una lettera al ministro Jean-Noël Barrot, chiedendogli di “opporsi, a nome della Francia, al rinnovo del mandato di Francesca Albanese come Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, in seno al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite”.
Il 27 agosto 2025, ha la lasciato il gruppo macronista Renaissance all’Assemblea nazionale in polemica con la decisione del presidente francese di riconoscere lo Stato di Palestina.
Pochi mesi prima, in aprile su Radio Monte Carlo ha presentato il rapporto sulle “derive islamiste nello sport”, pubblicato un mese prima. Quando il conduttore, Nicolas Jamain, citando i dati del rapporto, ha osservato che il fenomeno rimane “molto marginale”, riguardando infatti solo “lo 0,07 per cento delle associazioni” la pasionaria Caroline Yadan piuttosto seccata ha esclamato: “Non è affatto residuale. Ci sono atteggiamenti in piena contraddizione con i regolamenti della federazione calcistica. Per esempio, le preghiere negli spogliatoi sono comuni e ammesse”.
Il conduttore tra il serio e il faceto a questo punto le ha fatto notare che esistono anche club di confessione ebraica, come il Maccabi Créteil o Sarcelles, ma lei con atteggiamento irrispettoso ha insistito: “Non si tratta di un «comportamento ostentato”, al che il giornalista ha ribattuto che “una preghiera non è necessariamente proselitista”. La risposta razzista di Caroline Yadan è uscita sprezzante: “No, no, ma in questo caso si tratta di islamismo”.
Ma la signora Yadan non è nuova a esercitare la sua fantasia con false accuse infamanti contro chi critica il sionismo e Israele. Nel 2023 su twitter (oggi X) ha calunniato il giornalista e attivista Taha Bouhafs: sosteneva che fosse stato candidato come braccio destro del leader di estrema destra razzista Alain Soral alle elezioni europee del 2019. Falso.
La signora Yadan ha utilizzato la sua fervida inventiva lanciando accuse costruite ad arte contro il leader di sinistra Jean-Luc Mélenchon, quando venne sciolto il movimento antisemita Civitas. Lo accusò di aver difeso il gruppo politico cosa non vera, perché Mélenchon aveva plaudito allo scioglimento di Civitas. Ciononostante, lei, con disinvolta e fredda nonchalance, aveva proposto lo scioglimento di La France insoumise (LFI), il raggruppamento di Mélanchon.
Collezionare figuracce sembra un obiettivo chiaro e preciso della signora. Trovarsi in situazioni molto imbarazzanti dovrebbe procurarle una certa vergogna, specie perché lei è un deputato della Repubblica Francese. Invece no. Anzi. Quei principi sanciti dalla rivolta del 1789 non sembrano interessarla granché.
Infatti, dopo aver criticato con veemenza Amnesty International per il rapporto che accusa Israele di commettere un genocidio a Gaza, ha diffuso senza ritegno informazioni false sulla ONG.
Insomma, Caroline Yadan sembra essere l’incarnazione del sionismo senza freni. Il 28 gennaio 2025, all’indomani delle commemorazioni per gli 80 anni dalla liberazione del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, durante le interrogazioni al governo all’Assemblea nazionale, mette in discussione l’”odio verso gli ebrei” di “un pericoloso partito dell’estrema sinistra responsabile di un aumento dell’antisemitismo in Francia”, provocando l’uscita dalla sala della maggior parte dei deputati del gruppo LFI, di alcuni deputati dei gruppi ecologisti e socialisti e della deputata comunista Elsa Faucillon.
E l’Italia che fa? Alla faccia delle dichiarazioni o attitudini sovraniste il governo tace. Non importa nulla che Francesca Albanese sia italiana. A differenza dei ministri e del loro presidente, difende i palestinesi e quindi la sua sorte non interessa. Dimostrazione plateale che Giorgia Meloni non è e non vuole essere la rappresentante di tutti gli italiani.
Ma una grande delusione va riservata a molti dei mass media del nostro Paese che hanno ripreso pedissequamente le accuse del ministro, senza verificare la loro fondatezza. La propaganda e la disinformazione hanno colpito ancora.
Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@africa-express.info
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