CENTRAFRICA

Il servizio dei Wagner costa: il conto mette in difficoltà il governo del Centrafrica

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
10 febbraio 2026

Licenziare i Wagner non è una questione semplice, Faustin-Archange Touadéra, presidente del Centrafrica al terzo mandato, non sa da che parte voltarsi per saldare il conto che la società gli ha presentato. Una cifra da capogiro, perché oltre alle mensilità arretrate la società russa ha chiesto anche i soldi per armi, munizioni, blindati, carri armati e e tutto ciò che è stato utilizzato dai mercenari durante i lunghi anni di permanenza nel Paese.

Da tempo negli altri Paesi africani (Mali, Burkina Faso, Niger e altri) che hanno sottoscritto accordi militari con la Russia, i paramilitari sono stati “sostituiti” dal nuovo contingente Africa Corps, controllato direttamente dal Cremlino,

Ultimo baluardo di Wagner

Il governo centrafricano è l’unico che ha ancora sul suo libro paga i soldati di ventura della società privata, un tempo appartenente a Evgenij Prigožin, morto nel 2023 in un incidente aereo ancora tutto da chiarire.

Malgrado le pressioni esercitate da Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, sul suo omologo di Bangui, Touadéra, i paramilitari di Wagner sono sempre presenti, malgrado il malcontento della popolazione. A dire il vero “malcontento” è un eufemismo, la gente ne è terrorizzata, non vede l’ora che facciano i bagagli.

Mercenari Wagner in Centrafrica

In questi anni di permanenza in Centrafrica, i miliziani russi hanno fatto il cattivo e il brutto tempo nel Paese. Assassini, torture, arresti e sparizioni si sono susseguiti a tambur battente, senza che le autorità di Bangui battessero ciglio.

Dopo la loro partenza, nell’ex colonia francese arriveranno i mercenari di Africa Corps. Per i servizi del nuovo contingente Putin ha chiesto al suo omologo 15 milioni di euro al mese. Tale cifra rappresenta il 40 per cento del bilancio del Paese del 2025.

Bisogna trovare soldi, e anche in fretta, ma non per la popolazione: per non irritare il Cremlino. Anche i “nuovi” mercenari offriranno protezione al presidente e al suo entourage, controllo alle miniere. Parecchi giacimenti sono in mano a società russe.

Popolazione in miseria

Gran parte della popolazione vive nella miseria più totale, dimenticati dal governo centrale e dalla comunità internazionale. Il 71 percento dei centrafricani vive al di sotto della soglia di povertà. Mancano i servizi di base, strade spesso non percorribili, specie nel periodo delle piogge, disoccupazione endemica e un tasso di istruzione molto basso, mentre il costo della vita è sempre più elevato.

Il 70 per cento della popolazione centrafricana vive sotto la soglia della povertà

Il cardinale, Dieudonné Nzapalaïnga, ha fatto un resoconto ai reporter di Corbeau News Centrafrique, di una sua recente visita pastorale in alcuni villaggi. I piccoli centri abitati distano poco più di un’ora di viaggio dalla capitale Bangui, ma solo arrivarci è una vera avventura: strade bianche totalmente dissestate, praticamente impraticabili durante la stagione delle piogge.

Il racconto del cardinale è a dir poco raccapricciante, rasenta all’inverosimile per chi vive in comode case: “Qui non funziona nulla. Non c’è nemmeno acqua potabile. I militari chiedono persino soldi ai giovani che tentano di andarsene per cercare fortuna altrove. I centri sanitari sono privi di tutto, mancano le medicine, che la gente è costretta ad acquistare da venditori ambulanti. Ovviamente i farmaci sono di dubbia provenienza e non si sa cosa contengano”.

La principale preoccupazione dei genitori, come del resto quasi ovunque in Africa, è l’istruzione per i propri figli. Sognano un futuro migliore per loro. Ma nei luoghi visitati dal prelato le scuole non funzionano perché non si trovano insegnanti.

Il cardinale punta il dito contro le autorità, che concentrano le già magre risorse del budget sulla capitale Bangui, dimenticando il resto del Paese e i suoi abitanti.

Emirati ultima spiaggia

Ma anche a Bangui i problemi non mancano di certo. Continue interruzioni di corrente sono all’ordine del giorno, mettendo in ginocchio persino gli ospedali. Non di rado i chirurghi sono costretti a utilizzare la torcia dei loro telefonini per illuminare il campo operatorio.

Secondo quanto riportato da Africa Intelligence, articolo poi ripreso da diversi giornali online, da alcuni mesi il governo della ex colonia francese sarebbe in stretto contatto con gli Emirati Arabi Uniti (EAU), per rilanciare una cooperazione in svariati settori. Lo dimostrano anche i diversi viaggi di Touadéra a Abu Dhabi, dove ha pure incontrato il capo di Stato, Mohammed bin Zayed.

Faustin-Archange Touadéra, presidente del Centrafrica e il capo di Stato degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan

Pare che gli Emirati vogliano investire nel settore aurifero e energetico. Ma si mormora anche di un progetto aeroportuale vicino alla capitale, che dovrebbe comprendere anche un centro di manutenzione per aerei.

Ma non si esclude che in realtà gli Emirati potrebbero voler utilizzare il territorio centrafricano come base strategica per lo schieramento di truppe e armamenti in Sudan.

Abu Dhabi è un attore chiave, per quanto riguarda la sanguinosa guerra civile che si sta consumando da quasi tre anni nell’ex protettorato anglo-egiziano: sostiene le Rapid Support Forces (FSR), capitanate da Abdallah Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come Hemetti.

Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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