Massimo A. Alberizzi
24 gennaio 2026
(2 – continua)
Il primo articolo è stato pubblicato qui
L’antagonismo tra le nazioni, indizio di un egoismo sfrenato e nel caso degli USA sintomo di una volontà egemone, è dimostrato anche dal caso Venezuela. “A noi non serve il petrolio del Paese sudamericano – hanno dichiarato in continuazione i dirigenti dell’amministrazione USA, compreso lo stesso Trump – ma non vogliamo che sia utilizzato dai nostri concorrenti”, leggasi Cina e Russia. Il petrolio venezuelano è “nostro e decidiamo noi a chi venderlo”.
Limpido e molto chiaro Donald Trump, quando candidamente ammette che il petrolio del Venezuela “è nostro”. Non si è espresso in questi termini il presidente americano ed ex generale Dwight D. Eisenhower quando ha dato il benestare al sostegno degli Stati Uniti al colpo di Stato che il 19 agosto del 1953 in Iran ha rovesciato il primo ministro Mohammad Mossadeq.
Eisenhower non ha detto “Il petrolio iraniano è nostro”, ma si è comportato esattamente come Trump. Temeva l’influenza sovietica come oggi il capo della Casa Bianca teme l’influenza russa e cinese e così giustifica le sue mire sulla Groenlandia e sul Canale di Panama.
Documenti declassificati provano il coinvolgimento della CIA e dei servizi segreti britannici nel defenestramento di Mohammad Mossadeq, che era stato eletto democraticamente. Nel 2013, la CIA ha pubblicato documenti che riconoscono il suo ruolo chiave in quel colpo di Stato, definendolo un atto di politica estera degli Stati Uniti. Inoltre, nel 2017, sono emersi documenti che mostrano come i servizi segreti britannici avessero chiesto l’assistenza degli Stati Uniti per rimuovere il primo ministro iraniano. Questa documentazione conferma la collaborazione tra le agenzie di intelligence statunitensi (CIA) e britanniche (M16) nel golpe iraniano.
Ecco alcuni dei documenti più significativi che dimostrano quest’ingerenza:
Questi materiali sono disponibili negli archivi del National Security Archive alla George Washington University e mostrano chiaramente la pianificazione e l’esecuzione del colpo di Stato come operazione congiunta CIA-MI6.
Il comportamento americano è sempre lo stesso. Sull’attacco in giorno di Natale alla Nigeria, Trump aveva dichiarato: “Il loro petrolio non ci serve” ma deve aver pensato: “Però voglio controllarlo“. Un atteggiamento prepotente e arrogante che gli stessi americani hanno già dimostrato più volte verso gli europei quando, per esempio, la diplomatica americana Victoria Nuland ha usato parole di disprezzo verso l’Unione.
Era il 2014. La Nuland è incaricata dall’amministrazione Obama di seguire le vicende dell’Ucraina. Il 4 febbraio su Youtube viene pubblicata la registrazione di una sua telefonata con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, in cui la signora gli comunica che il dipartimento di Stato ha individuato il candidato giusto alla carica di primo ministro nella persona di Arcenij Jacenjuk.
Alla proposta di Pyatt di parlarne anche con i partner europei, che sostenevano un altro candidato, l’ex pugile Vitalij Klycko, la Nuland aveva esclamato al minuto 3.03: “Fuck European Union“ (cioè, per usare una traduzione gentile, “Si fotta l’Unione Europea”). Jacenjuk divenne poi primo ministro e fu il premier del primo tassello del disastro cui stiamo assistendo ora.
Ma l’ingerenza americana nei fatti degli altri comincia molto prima dell’affaire Ucraina e l’attuale atteggiamento “commerciale” manifestato verso la Groenlandia non è una novità. C’è già perfino un precedente. Nel 1917 gli Stati Uniti hanno acquistato dalla Danimarca per 25 milioni di dollari in oro, le Isole Vergini Americane.
Addussero anche quella volta motivi di sicurezza. Espressero il timore che la Danimarca, indebolita dal conflitto in corso, non potesse difendere l’arcipelago da un’invasione tedesca o addirittura che Copenaghen potesse cederla alla Germania. Minaccia strampalata perché Berlino stava già perdendo la guerra. In realtà il vero motivo risiedeva nel controllo strategico, fondamentale per la rotta del Canale di Panama.
Il primo intervento dopo il conflitto mondiale data anni 50. In Guatemala nel 1950 sale al potere con elezioni libere e democratiche il presidente liberal-socialista Jacobo Arbenz Guzman. La sua riforma agraria irrita la multinazionale americana United Fruit (UF) (il suo marchio più noto è Chiquita Banana). La CIA su commissione del presidente Dwight Eisenhower e del suo staff che avevano stretti legami con la multinazionale della frutta (il segretario di Stato, Foster Dulles, e suo fratello Allen erano stati il primo avvocato, il secondo direttore alla UF e capo della CIA) organizza l’Operazione PB Fortune e lo rovescia. Al suo posto viene installato il solito militare golpista.
Il 17 gennaio 1961, nel silenzio complice del mondo, viene assassinato Patrice Emery Lumumba.
Gli Stati Uniti non hanno premuto il grilletto, ma secondo documenti declassificati della CIA e dello spionaggio belga, esiste un coinvolgimento dei due Paesi che hanno creato le condizioni politiche e di sicurezza, tramite operazioni di intelligence e sostegno ai nemici di Lumumba, tra cui Mubutu Sese Seko, che hanno portato alla sua cattura, trasferimento e, infine, esecuzione da parte dei secessionisti del Katanga.
Nel 1964 l’attenzione americana si sposta sul Brasile, dove l’economia è in grave crisi a causa dell’inflazione in forte crescita (80 per cento nel 1963). Il ministro della pianificazione Celso Furtado, economista influenzato dalle teorie keynesiane e strutturaliste decide una riforma agraria e di nazionalizzare le compagnie petrolifere. Il 31 marzo arriva puntuale il colpo di Stato guidato da Humberto de Alencar Castelo Branco, che accusa Furtado di essere al servizio dei comunisti.
Nel 2004 il National Security Archive mette in rete molti documenti declassificati che mostrano il coinvolgimento diretto del presidente americano Lyndon Johnson, del segretario di Stato Robert McNamara, e dell’ambasciatore USA in Brasile, Lincoln Gordon.
In un libro di Stansfield Turner, pubblicato nel 2005, viene denunciata anche l’implicazione del presidente della ITT, Harold Geneen, e del direttore della CIA, John McCone. Secondo Turner anche il presidente John Kennedy e suo fratello Robert, ministro della Giustizia, sapevano del complotto.
Non solo il cortile di casa. Nel 1967 la longa manus americana colpisce in Europa. Per la precisione, in Grecia. Il 21 aprile i militari cacciano il governo civile. Resteranno in carica fino al 24 luglio 1974. E’ un periodo difficile per il Paese europeo. Il pugno di ferro dei colonnelli si abbatte contro gli oppositori, in particolare degli esponenti dei movimenti di sinistra compreso il partito comunista.
Rapporti desecretati mostrano che già nel gennaio 1967 la CIA sapeva dell’intenzione e identificavano il gruppo di Geōrgios Papadopoulos (il capo della congiura) di mettere in atto un colpo di Stato. Nonostante la Grecia fosse un alleato NATO, queste informazioni non furono condivise con le autorità civili e democratiche elleniche.
Sempre in base a documenti resi pubblici, si è scoperto che quattro dei cinque leader principali del golpe avevano stretti legami con l’esercito americano o la CIA. Il capo del gruppo golpista Papadopoulos era sul libro paga degli americani da circa quindici anni. Insomma, il carteggio reso pubblico dimostra che gli Stati Uniti hanno preferito appoggiare una dittatura militare stabile piuttosto che rischiare una democrazia debole che avrebbe potuto far scivolare facilmente in Paese su posizioni liberali e/o filosovietiche.
Durante una visita ufficiale ad Atene nel novembre 1999, il presidente Bill Clinton riconobbe esplicitamente le responsabilità americane. Gli Stati Uniti avevano anteposto i propri interessi a quelli della democrazia e a quelli degli alleati.
In sintesi, mentre i documenti mostrano che il golpe fu eseguito materialmente da ufficiali greci, l’ambiente che lo rese possibile e il successivo consolidamento del potere furono attivamente favoriti e sostenuti dalla politica estera statunitense.
L’11 settembre 1973 è un giorni triste per il Cile. Il presidente Salvador Allende, eletto democraticamente, viene destituito da un colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet. Esistono vari documenti declassificati.
Tra questi: dossier e rapporti, inclusi i briefing quotidiani per il presidente Nixon tra l’8 e l’11 settembre 1973, che mostrano la conoscenza e il sostegno al golpe da parte di Washington e della CIA. Durante le presidenze Clinton e Biden, altre migliaia di documenti sono stati desecretati, confermando le operazioni segrete come il “Progetto FUBELT” e il collegamento con il “Plan Condor”. Questi materiali illustrano il ruolo di Nixon e Kissinger nell’appoggiare le forze golpiste cilene.
Massimo A. Alberizzi
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