Il presidente del Ghana, condanna l'intervento USA in Venezuela
7 gennaio 2026
L’Unione Africana ha espresso perplessità per l’arresto e la deportazione del presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores. Pur non condannando direttamente l’azione militare di Washington nel Paese sudamericano, l’UA ha evidenziato “l’importanza del rispetto del diritto internazionale, della sovranità degli Stati, della loro autodeterminazione”.
L’organizzazione con sede ad Addis Abeba ha poi sottolineato la necessità di dialogo e della risoluzione pacifica delle controversie, invitando tutte le parti alla moderazione.
Ben più dura la reazione del Sudafrica, le cui relazioni con gli USA sono già molto tese, in particolare dopo le accuse di genocidio nei confronti degli afrikaner, avanzate da Trump mesi fa.
Secondo un comunicato di poche ore fa, il Sudafrica ha assicurato all’amministrazione Trump che non avrebbe interferito sull’accoglienza di rifugiati della minoranza bianca negli USA. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto alla fine di dicembre.
Pretoria considera l’azione di Washington contro il Venezuela una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. E ha ricordato che invasioni militari contro Stati sovrani portano solamente a un inasprimento delle crisi.
Anche il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha preso immediatamente posizione contro le azioni militari dall’amministrazione Trump in Venezuela. Il leader di Accra ha manifestato le sue riserve contro l’uso unilaterale della forza. Ha poi aggiunto di essere molto preoccupato per quanto proclamato dal suo omologo di Washington.
Secondo Mahama, l’intenzione di voler governare il Venezuela e sfruttarne il petrolio durante un periodo di transizione, “sono dichiarazioni che ricordano l’era coloniale e imperialista. Creano un precedente pericoloso per l’ordine mondiale. Ambizioni coloniali di questo tipo non hanno posto nell’era post-seconda guerra mondiale”. Ha inoltre chiesto la liberazione del presidente Maduro e di sua moglie.
Le dure dichiarazioni di Mahama sorprendono, viste le buone relazioni con gli USA. Solo pochi mesi fa Accra aveva sottoscritto un accordo con Washington per l’accoglienza di migranti africani indesiderati. I termini di tale intesa non sono stati resi noti.
Anche il ministro degli Esteri ciadiano, Abdoulaye Sabre Fadoul ha espresso al suo omologo venezuelano l’impegno del proprio Paese a rispettare il diritto internazionale, da cui, ha sostenuto, dipende l’esistenza di un ordine mondiale giusto e l’importanza di preservare la pace, la stabilità e l’integrità territoriale del Venezuela.
Ivan Gilles, capo della diplomazia venezuelana, ha affermato di aver ricevuto messaggi di solidarietà anche da altri Paesi, in particolare da Liberia, Namibia, Gambia.
Alcuni Paesi africani avevano rafforzato i rapporti con Caracas, quando era ancora guidato da Hugo Chavez. Nel 2009 il leader venezuelano scomparso aveva dichiarato di voler aprire una raffineria in Mauritania per la distribuzione del petrolio nel Paese stesso e in quelli confinanti, cioè Niger e Mali.
Diversi governi del continente sono rimasti in silenzio. Forse per timore di ripercussioni, vista anche la stretta degli USA per quanto riguarda la restrizione di visti.
Intanto una società con sede nella Repubblica di Mauritius è sotto inchiesta da parte delle autorità dell’arcipelago per il suo presunto ruolo nel riciclaggio di denaro legato a Maduro. Secondo gli investigatori della Commissione per i Reati Finanziari di Port Louis, l’agenzia sarebbe stata utilizzata per trasferire somme sottratte In Venezuela, in particolare in relazione alla compagnia petrolifera statale PDVSA. L’inchiesta è stata portata avanti in collaborazione con le autorità americane.
Pochi giorni fa la Commissione mauriziana ha congelato beni per 3,5 milioni di dollari e ha sospeso la licenza della società in questione per gravi violazioni delle norme antiriciclaggio.
Secondo il politologo angolano, José Gomes, intervistato dai reporter della Deutsche Welle (DW), ritiene che con la cattura di Maduro, gli USA hanno lanciato un messaggio forte al mondo, ovvero, sono loro a comandare e non rispetteranno il diritto internazionale.
Africa ExPress
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