CONGO-K

Joseph Kabila, ex presidente del Congo-K, rischia la condanna a morte

Africa ExPress
25 agosto 2025

Joseph Kabila, ex presidente della Repubblica Democratica del Congo rischia una condanna a morte. Venerdì, durante la requisitoria nel processo a suo carico, il procuratore, il generale Lucien René Likulia, ha chiesto ai giudici di condannare Joseph Kabila alla pena capitale per crimini di guerra, tradimento e organizzazione di un movimento insurrezionale.

Il procuratore ha poi richiesto altri vent’anni di galera per apologia di crimini di guerra e altri quindici anni per cospirazione.

Lucien René Likulia, procuratore generale dell’Alto Tribunale Militare, chiede condanna a morte per Joseph Kabila, ex presidente della Repubblica Democratica del Congo

Il processo a carico di Kabila si è aperto il 25 luglio 2025 nelle aule dell’Alta Corte militare di Kinshasa. Le accuse e la richiesta di condanna sono state pronunciate con l’imputato in contumacia.

La pena capitale, abolita in Congo-K de facto nel 2003, è stata ripristinata nel marzo 2024, ma finora nessuna condanna è stata eseguita.

Il gruppo armato prende il nome da un accordo firmato dal governo del Congo-K e da un’ex milizia filo-tutsi il 23 marzo 2009. AFC invece significa Alleanza del Fiume Congo, è una coalizione politico militare, fondata il 15 dicembre 2023 in Kenya e della quale fa parte anche M23.

Kabila uno dei fondatori di AFC

Secondo l’accusa, Joseph Kabila è uno dei fondatori dell’Alleanza Fiume Congo (AFC), braccio politico dell’M23. È in questo contesto che viene accusato, in particolare, di omicidi e stupri commessi dagli uomini della coalizione AFC/M23 nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu.

Il pubblico ministero sostiene inoltre che Kabila abbia tentato di compiere un golpe per rovesciare l’attuale presidente, Félix Tshisekedi, con l’aiuto di Corneille Nangaa. Quest’ultimo è stato presidente della Commissione elettorale Nazionale Indipendente del Congo-K dal 2015 al 2021, prima di diventare leader di AFC.

Joseph Kabila è salito al potere dopo l’omicidio del padre, Laurent-Désiré Kabila, nel 2001. E’ stato rieletto nel 2006 e nel 2011. Il suo mandato era già scaduto nel dicembre 2016. Le elezioni, alle quali infine non si è presentato come candidato, si sono svolte solamente nel dicembre 2018 e vinte da Felix Tshisekedi, attualmente al suo secondo mandato.

A aprile l’ex uomo forte del Congo-K aveva annunciato che sarebbe tornato nel Paese per dare il suo contributo a promuovere la pace nella regione orientale devastata dalla guerra. Prontamente Kinshasa ha messo al bando il suo raggruppamento politico, il Partito del Popolo per la Ricostruzione e la Democrazia, e ha sequestrato i suoi beni. Kabila nel 2002 aveva fondato il PPRD.

Joseph Kabila, ex presidente del Congo-K

Il mese seguente l’ex capo di Stato congolese ha interrotto il suo esilio in Sudafrica, dove viveva da quasi due anni con la famiglia e si è recato a Goma. Il capoluogo del Nord-Kivu è occupato dallo scorso gennaio dai ribelli M23/AFC. Anche Bukavu nel Sud-Kivu è sotto controllo dei ribelli e i loro alleati.

E sempre a maggio il senato congolese gli ha tolto l’immunità parlamentare per poterlo processare.

Pace ancora lontana

Mentre a Kinshasa veniva richiesta per Kabila la condanna alla pena capitale, al Palazzo di Vetro di New York è approdata nuovamente la questione della sanguinosa guerra che infuria nell’est del Congo-K. Gli ultimi assalti sono stati fermamente condannati da USA e Francia.

Sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, New York

Secondo i rapporti Human Rights Watch (HRW) e Amnesty International, la situazione nella zona orientale del Paese resta grave. Anzi gravissima. Non si arrestano violenze sessuali, sparizioni, uccisioni, attacchi ai civili. Solo nel mese di luglio i miliziani del M23/AFC, supportati dal Ruanda, avrebbero ammazzato almeno 140 persone, malgrado i colloqui di pace in corso.

In base alle ultime notizie, nel territorio di Rutshuru (Nord-Kivu) i morti potrebbero essere addirittura 300. Anche lo stringer di Africa ExPress ha raccontato di gravi massacri avvenuti nella zona.

Testimonianze sopravvissuti

Le testimonianze dei sopravvissuti, riportati nel rapporto di HRW, sono a dir poco agghiaccianti. Una donna ha raccontato che suo marito è stato ammazzato con un machete, mentre un padre di famiglia ha perso la moglie e i suoi 4 figli, il più grande aveva 10 anni, il più piccolo nove mesi.

Le speranze di pace dopo lo “storico accordo” siglato a Washington il 27 giugno scorso tra i ministri degli Esteri di Ruanda e RDC, rispettivamente Olivier Nduhungirehe e Thérèse Kayikwamba Wagner, in presenza del segretario di Stato americano, Marco Rubio, si stanno nuovamente affievolendo. Anche i colloqui tra M23/AFC e il governo di Kinshasa sotto l’egida del Qatar finora non hanno portato a risultati concreti.

Washington alza i toni

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza, gli USA, dopo i toni concilianti delle ultime settimane, hanno nuovamente alzato la voce. Washington ha puntato il dito contro M23/AFC e Kigali, condannando fermamente i recenti attacchi.

Le aggressioni del mese di agosto non sono comprese nelle relazioni delle ONG per i diritti umani. Dal 18 sono in atto nuovi combattimenti anche nel Sud-Kivu nei territori tra Uvira e Mwenga. Anche all’interno Parco nazionale Virunga, i ribelli si sono scontrati con i miliziani di FDLR (combattenti hutu eredi degli autori del genocidio del 1994, scappati dal loro Paese), alleati ai Wazalendo (gruppo di autodifesa).

Violenti combattimenti si sono susseguiti durante tutto il fine settimana di Mwenga.

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Redazione Africa ExPress

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