ZAMBIA

Zambia: con le scarpe usate (o magari senza) in un campo per profughi si gioca a calcio

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Nairobi, dicembre 2023

Con le scarpe, magari usate, o senza scarpe, anche in un campo profughi lo sport è uno strumento di salvezza. Il calcio e perfino il judo fra i rifugiati nello Zambia provenienti dalle guerre e dalla miseria dei Paesi vicini si rivelano un’occasione di rinascita. Certo, fra le due attività agonistiche le differenze non sono da poco. Partendo appunto dai piedi.

Squadre di calcio in un campo per rifugiati in Zambia

Ad esempio, Cristiano Ronaldo per scendere in campo indossa scarpette che costano quasi 300 euro.

Invece, il calzolaio Fidel per far scendere in campo Gift Mukanya, 24 anni, congolese rifugiato in un campo profughi in Zambia, si accontenta di 10 kwacha, meno di 40 centesimi di euro. Tanto è il costo di riparazione delle scarpette usate, di secondo…piede, verrebbe da dire.

Gift è un attaccante del Meheba Academy FC, uno dei tre team calcistici di rifugiati del campo profughi omonimo, nel nord ovest della vasta Repubblica africana (ex nord Rhodesia) senza sbocco sul mare.

Il Meheba Academy FC milita nella Division One del campionato nazionale e mira a salire nella serie superiore. Le altre due squadre sono quella dei Meheba Rangers FC, appartenente alla seconda divisione del campionato provinciale nord-occidentale e quella femminile del Meheba Queens FC, facente parte della quarta divisione della lega distrettuale di Kalumbila.

Tutte e tre le società calcistiche hanno alcuni elementi in comune: sono composte da sopravvissuti in fuga da Paesi vicini. In tutto 64 maschi e 22 donne.

Ma – ha raccontato ad Al Jazeera, un altro calciatore, Nathan Mulimbi, 25 anni – “ tutti siamo privi di palloni, maglie, bottigliette d’acqua, scarpe…”. Queste ultime ogni tanto si trovano, ma usate e consumate, bisognose di …assistenza da parte di Fidel, il ciabattino.

Nathan, come il compagno di squadra Gift, è scappato dal Congo ed è il primo di 12 figli. Per sbarcare il lunario, come gli altri atleti, ha trasformato la passione in una speranza di vita – ricorda ad Al Jazeera l’allenatore della Meheba Academy, Peter Kakesi. – i rifugiati hanno il talento per affermarsi. Se solo venissero ben sponsorizzati….”.

La comunità circostante di rifugiati, d’altra parte, fatica ad arrivare a fine mese. Deve affrontare difficoltà di ogni genere: permessi di lavoro costosi, salari più bassi di quelli dei zambiani, isolamento. Maheba infatti si trova a 10 km dal centro amministrativo di questo importante distretto minerario (rame e nickel) di 170 mila abitanti.

Ufficialmente è un campo profughi dal 1971 – informa il sito delle Nazioni Unite, che lo cura tramite UNHCR – ma è un villaggio che si estende per 720 kmq (poco meno di Singapore, il doppio di Gaza).

Ospita oltre 30 mila rifugiati provenienti dalla Repubblica democratica del Congo, l’Angola, il Ruanda, la Somalia, il Mozambico e lo Zimbabwe. In più accoglie anche circa 8.000 cittadini zambiani e 9.000 ex rifugiati che ora hanno permessi di residenza temporanei o permanenti.

L’UNHCR contribuisce (un kit, un autobus per le trasferte), ma servirebbero più soldi per cibo, l’acqua in bottiglia, carburante, spogliatoio, compenso per gli arbitri, e….una paio di scarpe nuove.

In attesa che queste piovano dal cielo, a Meheba c’è chi fa sport anche scalzo.
Infatti – informa l’agenzia delle Nazioni Unite – quasi 200 giovani tra ragazzini e ragazzine prendono parte alle competizioni della lega nazionale di judo.

Le attività del campo profughi di Meheba sono state avviate nel 2016 ed è stato il primo programma per rifugiati nella regione.

Attrezzature e installazioni sono state fornite dalla Federazione Internazionale di Judo, sotto la guida della Zambian Judo Association (ZJA), con l’assistenza di diversi partner, tra cui le autorità locali, l’UNHCR e il Comitato Olimpico Norvegese
Insomma : o con le scarpe o senza scarpe, per ricordare la vecchia canzone degli alpini, “si può costruire un percorso di vita”.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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Redazione Africa ExPress

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