KENYA

I kenyoti, protagonisti nella maratona di Tokyo, lanciano messaggi di pace

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
8 marzo 2022

Un extraterrestre, ma con i piedi ben piantati sulla Terra insanguinata. “Voglio che il mondo sia unito. Se ci sono differenze, voglio che ci si incontri, si parli, non che ci si combatta. La mia vittoria di oggi vuole essere un messaggio positivo in questo mondo”.

Dove eravamo rimasti? A Tokio. E da Tokio ripartiamo. Sempre nel nome del Kenya. Ma anche con un pensiero rivolto alla sanguinosa barbara aggressione all’Ucraina.

Il kenyota, Eliud Kipchoge, vincitore della maratona maschile a Tokyo

Primo e secondo del Kenya nella maratona maschile, primo e quarto del Kenya in quella femminile. Solo che stavolta il primo, Eliud Kipchoge, si sente in dovere di lanciare un appello per la pace. Coerente col suo impegno profuso in Africa per l’educazione delle giovani generazioni e per la difesa dell’ambiente (ne abbiamo già parlato su Africa-ExPress, ndr).

Certi atleti kenyani non finiscono di stupire.

Essi – ha calcolato recentemente Jonathan Komen su The Nairobian – detengono 16 record mondiali sulle medie e lunghe distanze: dagli 800 metri alla maratona. E in questa galassia brillano stelle come Daniel Kipng’etich Komen (recordman mondiale dei 3 mila metri) Yobes Ondiecki (5 mila metri piani), Moses Kiptanui (detentore di 3 primati mondiali) Moses Kiptarbet Tanui (2 titoli mondiali). Tutti e quattro indimenticabili, anche se ora in pensione.

Poi c’è il quinto astro: l’immarcescibile, indistruttibile, imbattibile, campione unico di longevità, Eliud Kipchoge, il più grande maratoneta mondiale di tutti i tempi. Anche a 37 anni lo ha ribadito. Domenica scorsa, 6 marzo 2022, Eliud Kipchoge, a Tokio, vicino al Palazzo Imperiale, taglia per primo il traguardo al termine della 16° edizione di questa maratona monstre: al via oltre 35 mila podisti, selezionati fra alcune centinaia di migliaia di richiedenti!

Domenica 8 agosto 2021, Eliud Kipchoge nel parco Odori di Sapporo, quartiere Genesio, aveva vinto la medaglia d’oro della competizione olimpica sui 42,195 km. Negli ultimi 40 anni, era l’unico maratoneta ad aver conquistato il secondo titolo olimpico consecutivo (vedi Africa Express 8 agosto 2021), dopo il trionfo 4 anni prima a Rio de Janeiro. Giustamente, alla fine di ottobre 2021, è stato nominato migliore atleta maschile di Tokyo 2020 dall’Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali.

“Correre è uno spazio democratico, nessun essere umano è limitato e non solo nel campo sportivo”, dichiarò il corridore-manager Eliud (è laureato), dopo il secondo alloro olimpico intervistato da The Big Issue.

Eliud Kipchoge non intende porsi limiti. Molti li ha superati: nella maratona di Berlino 2018 stabilì il primato mondiale – ancora imbattuto – con il tempo di 2h01’39” e a Vienna, nel 2019, scese con 1h59’40” sotto il muro delle 2 ore. A Tokio, domenica scorsa ha segnato il quarto tempo più veloce di sempre della distanza (2h02’40” con una media di 2’54”43 al km!). Delle 14 maratone cui ha preso parte finora, ne ha conquistate 13eben quattro delle 6 principali al mondo, quelle del circuito Abbot Marathon Majors: Londra, Berlino, Chicago e ora Tokio21 (così chiamata anche se disputata nel 2022, perché spostata da ottobre causa pandemia). Non ha mai corso a Boston (prevista per il 18 aprile) e a New York. Fra 2 anni, questo piccolo uomo di 167 centimetri per 53 chili, orfano di padre, che non ha mai conosciuto, vuole inseguire il terzo oro olimpico di fila. Nel 2024 ai Giochi di Parigi, quando sarà quasi quarantenne.

Se Eliud non finisce di stupire, altrettanto, a Tokio, ha fatto la protagonista numero uno della gara femminile. Era favorita, la keniota Brigid Kosgei, 28 anni, primatista mondiale sulla distanza con il 2h14’04” realizzato nel 2019 a Chicago oltre che medaglia d’argento ai giochi olimpici di Tokio.

Brigid Kosgei, Kenya, prima classificata alla maratona di Tokyo 2022

E non ha deluso le attese: ha dominato la competizione nipponica in 2h16’02”, terzo tempo migliore di sempre. Nata a Sinon, un villaggio di Kapsowar, a 2300 metri di altitudine, in una famiglia numerosa (8 figli), a causa delle ristrettezze economiche, nel 2012, a 18 anni, dovette abbandonare gli studi. Non fu in grado di sostenere gli esami finali. Decise di sfidare la vita correndo. Nonostante a 20 anni abbia avuto due gemelli, Faith e Brian. Il marito, Mathew, le disse: “Mi prendo cura io delle creature. Tu riprendi a fare sport”. Non si è più fermata.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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