Non solo Ucraina: la partita a scacchi tra Putin e Biden è globale. E l’Europa è in ostaggio

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EDITORIALE
Leonardo Coen*
23 febbraio 2022

Concordo pienamente con quanto ha scritto Massimo Alberizzi nel suo editoriale di ieri. La partita a scacchi di Putin è globale: si gioca in Africa, e in Asia (ecco perché Mosca ha formato opportunisticamente l’asse con Pechino).

L’Ucraina è solo un pretesto, il casus belli: il cui copione era già scritto da anni. L’Unione Europea non poteva e non può fare granché, perché dipendente dalle forniture russe che di fatto la rendono vassalla di Gazprom, il colosso energetico del Cremlino.

Un conflitto per difendere Kiev è impensabile: chi vuol morire per contendere alla Russia i territori secessionisti che lei controlla da otto anni? A parole. Magari condite da inutili sanzioni. Aggirate bellamente: vedi gli italiani e i tedeschi che continuano a commerciare lucrosamente con la Russia.

L’Ucraina è ricca di risorse naturali ma preda di oligarchie e corruzione. E’ in posizione strategica. Fa gola a tutti. Il confronto tra Putin e l’Occidente non è una novità, anzi, è stato lo stesso presidente russo a preannunciarlo nel suo (ormai) famoso discorso dell’11 febbraio 2007, alla conferenza per la sicurezza di Monaco di Baviera, quando espose la sua dottrina sulla fine del bipolarismo e accusò gli Stati Uniti di voler comandare il mondo “unipolarmente”.

Putin è stato coerente. Sono anni che gli esperti di geopolitica ricordano ai politici di casa nostra (molti dei quali foraggiati da Mosca) e a quelli dell’Unione Europea quali possono essere le conseguenze di tutto ciò. Mosca ha legato mani e piedi l’Italia e la Germania con le sue indispensabili forniture.

Il vorticoso aumento delle bollette è solo un avvertimento. Immaginate se le forniture diminuissero drasticamente. Salterebbe l’economia europea. L’Europa quindi è un ostaggio che non ha vie di scampo. Se non quella di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, e di farlo il più in fretta possibile.

Ma qui entrano in gioco le lobby che da da tempo russi e americani hanno coltivato nel Vecchio Continente. Un sistema di interessi incrociati che avviluppano le nostre economie. Il confronto tra l’Europa e Mosca è anche il confronto tra l’Europa e gli Stati Uniti, sullo sfondo di una nuova divisione del mondo, che coinvolge innanzitutto la politica: da un lato, le democrazie declinate in sistemi differenziati; dall’altro, i regimi autoritari, dunque totalitari.

Una linea ben delineata che separa il modello occidentale da quello Mosca-Pechino e i loro satelliti. L’Occidente si rifà al concetto dello Stato di diritto liberale, ma purtroppo cova in seno dinamiche eversive e antidemocratiche, quelle rappresentate dalle destre che, guarda caso, sono appoggiate dal Cremlino.

Perché Putin da sempre si dice paladino delle rivendicazioni sovraniste nei confronti del centralismo europeo. Le democrazie, inutile nascondercelo, attraversano una crisi senza precedenti – attaccate da fuori, attaccate da dentro.

Siamo arroccati, e Putin questo lo ha capito benissimo: perciò va all’attacco. Occupa. Minaccia. E’ tracotante. Invia mercenari in Siria. In Libia. Nell’Africa subsahariana. Usa i migranti (questo, fin dal 2015) per destabilizzare le opinioni pubbliche fomentate da chi urla contro le “invasioni” (vedi Salvini e compari, in buoni rapporti col Cremlino, come si è constatato più volte).

E c’è pure il sospetto che il terrorismo islamico sia parte di questo disegno globale: non mi meraviglierei se in queste settimane di tensioni e di conflitti ibridi, si rifacesse vivo in Europa…

Leonardo Coen
*Già corrispondente da Mosca di Repubblica

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