L’Etiopia si arma fino ai denti e fa shopping di droni per combattere in Tigray

Abiy Ahmed, primo ministro dell'Etiopia e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan

Speciale per Africa ExPress
Antonio Mazzeo
29 ottobre 2021

Nuova escalation nel conflitto in Tigray e le forze armate di Addis Abeba si riforniscono di droni killer in Turchia.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano turco Daily Sabah, l’industria privata militare “Baykar” di Istanbul, specializzata nella produzione di velivoli senza pilota, sistemi di comando, controllo e intelligence (C3I) e dell’intelligenza artificiale, dopo aver concluso un accordo con il Regno del Marocco starebbe per firmare un contratto con le forze armate dell’Etiopia per la fornitura di droni “Bayraktar TB2”, dei relativi pezzi di ricambio e del supporto alla formazione del personale militare.

Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan

La notizia è stata confermata dall’agenzia Reuters. “Turchia, Etiopia e Marocco non hanno annunciato ufficialmente alcun accordo sui droni armati ma diverse fonti che seguono le trattative ce ne hanno fornito i dettagli”, riporta l’agenzia stampa. “Un diplomatico che ha richiesto l’anonimato ha dichiarato che il Marocco ha già ricevuto il primo lotto dei droni ordinati a maggio 2021.

L’Etiopia prevede di acquistarli a breve anche se non sono stati forniti dettagli sul numero dei velivoli previsti e sul loro costo. Lo Stato maggiore e l’ufficio del primo ministro dell’Etiopia non hanno voluto commentare quanto da noi riferito”. Anche le autorità di governo turche non hanno né confermato né smentito le anticipazioni dei media.

I “Bayraktar TB2” sono droni tattici MALE (Medium Altitude Long Endurance), cioè volano a medie altitudini e per lungo tempo, sino a 27.000 piedi d’altezza e per 27 ore consecutive. Possono raggiungere una velocità di crociera di 120 nodi (222 km/h) e sono in grado di svolgere in totale autonomia i decolli e gli atterraggi e semi-autonomamente le missioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento e di attacco armato.

L’industria “Baykar” che li ha progettati e realizzati è interamente controllata dalla famiglia Bayraktar; il presidente del consiglio d’amministrazione è Selçuk Bayraktar, genero del presidente turco Recep Tayyp Erdogan avendone sposato la figlia Sümeyye.

Negli ultimi anni le relazioni diplomatiche, economiche e militari tra Addis Abeba a Ankara si sono fatte strettissime. Secondo l’ambasciatore turco in Etiopia, Yaprak Alp, gli scambi commerciali sono cresciuti da 200 a 650 milioni di dollari nell’ultimo biennio e la Turchia è il secondo investitore straniero dopo la Cina con più di 2,5 miliardi e mezzo di dollari investiti in molteplici settori, in particolare nell’industria tessile e manifatturiera e sarebbero più di 200 le compagnie turche operative nel Paese africano.

Rilevantissime le esportazioni di sistemi d’arma turchi all’Etiopia: solo nei primi tre mesi del 2021 ci sono stati trasferimenti per 51 milioni di dollari, contro i 203.000 dollari registrati nello stesso trimestre dell’anno precedente.

Bayraktar TB2

“Ankara sta lavorando a stretto contatto delle autorità militari etiopiche per contrastare le minacce poste in essere dall’organizzazione terroristica Fetullah che sta tentando di infiltrarsi anche in altri paesi limitrofi”, ha dichiarato ancora l’ambasciatore Yaprak Alp, il 15 luglio scorso. “Turchia ed Etiopia sono amici e continueranno ad esserlo. Voglio tuttavia smentire le affermazioni circolate in questi giorni sui social media: è del tutto falso che la Turchia stia rifornendo di droni l’Etiopia”.

Che non lo avesse fatto sino all’estate scorsa è più che verosimile, secondo molti analisti internazionali; che si stia preparando a farlo adesso è invece dato ormai per certo. Il 21 agosto 2021 il primo ministro etiope Abiy Ahmed si è recato in visita ufficiale ad Ankara dove ha incontrato il presidente turco Erdogan per firmare alcuni accordi bilaterali di natura economica e un memorandum di “cooperazione militare” il cui contenuto è stato mantenuto segreto.

E’ presumibile che proprio nell’ambito di quest’accordo Ankara abbia autorizzato o stia per autorizzare il trasferimento dei droni ad un alleato ritenuto strategico per il rafforzamento della presenza militare ed economica turca in Africa orientale.

Focus on Africa, in particolare, ha riferito che in Turchia il premier Abiy avrebbe espresso l’intenzione di acquistare almeno 20 droni da combattimento “STM KARGU” prodotti dalla azienda turca Defense Technologies Engineeringand Trade Inc.. Si tratta di un modello molto piccolo, costo unitario 1,5 milione di dollari, progettato per la guerra asimmetrica e contro insurrezionale. Controllato in modalità automatica o manuale, il “STM KARGU” è capace di “effettuare attacchi con picchiata ruotante difficile da individuare da parte della contraerea nemica” e, in alternativa, come drone kamikaze.

Il conflitto in Tigray si è caratterizzato non solo per i drammatici bombardamenti contro la popolazione civile ma anche per la diffusione di informazioni spesso prive di fondamento e il cui fine è stato quello di “intossicare” ulteriormente lo scontro armato tra le parti belligeranti.

L’impiego massiccio dei droni armati da parte etiope è stato uno degli argomenti più utilizzati dalle fonti d’opposizione tigrine sin dallo scoppio del conflitto nel novembre 2020. Inizialmente i vertici militari etiopi hanno smentito il possesso di velivoli senza pilota ma poi ne hanno ammesso l’uso anche se solo contro target militari. “La nostra forza aerea è equipaggiata con droni moderni”, ha dichiarato a fine 2020 il Comandante in capo dell’Ethiopian Air Force, il generale Yilma Merdas.

Noi abbiamo i nostri tecnici e i nostri controllori e non abbiamo bisogno di altri che ci aiutino a combattere gli estremisti”. Data l’impossibilità di verificare la veridicità delle fonti è d’obbligo mantenere la massima cautela sulla questione droni e conflitto in Tigray; non mancano tuttavia sul tema eventi e riferimenti rilevanti e credibili.

Lo scorso mese di luglio Eritreahub ha diffuso un report sulla “fornitura di una decina di droni da parte dalla Turchia e realizzati ad Addis Abeba con il supporto di tecnici turchi”. “Le armi che possono essere utilizzate sia per la sorveglianza che per l’attacco sono state realizzate in un centro di addestramento e intelligence dell’Information Network Security Agency o INSA”, ha aggiunto Eritreahub. “Il direttore generale di INSA – Temesgen Tiruneh – che è a capo del programma dei droni, e il Primo ministro Abiy Ahmed hanno visitato il sito frequentemente.

L’agenzia starebbe pure realizzando una pista da cui dovrebbero essere lanciati i droni, ad una decina di chilometri dal centro della capitale”. Nei mesi scorsi anche lo stesso direttore generale Tiruneh ha ammesso la realizzazione ad Addis Abeba di una base per droni a disposizione dell’agenzia di spionaggio INSA.

A fine 2020 il portavoce del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) e i media tigrini avevano denunciato invece il lancio di droni killer dalle basi che le forze armate degli Emirati Arabi utilizzano in Eritrea per le operazioni di guerra in Yemen. “Quanto affermato dalle forze militari tigrine non è impossibile, ma appare improbabile”, hanno però dichiarato i ricercatori di Bellingcat, sito indipendente d’intelligence con sede nei Paesi Bassi, in un rapporto pubblicato a novembre. “Le immagini satellitari confermano la presenza di droni di produzione cinese nella base emiratina di Assab, ma non c’è attualmente evidenza che questi stessi droni siano stati utilizzati operativamente a supporto dell’aeronautica militare dell’Etiopia, anche se sono stati confermati gli avvistamenti di cacciabombardieri etiopi nella zona di guerra”.

L’analisi delle immagini satellitari della base aera degli Emirarti Arabi nella città eritrea di Assab è stata effettuata a fine 2020 anche dall’organizzazione umanitaria olandese PAX che segue la proliferazione e l’export di tecnologie militari nei paesi emergenti. “Abbiamo accertato la presenza di droni lunghi una ventina di metri, prodotti in Cina e noti con il nome di Wing Loong II, che possono sganciare sia bombe a caduta libera che missili”, ha dichiarato il responsabile del progetto di ricerca Wim Zwijnenburg. “Non ci sono tuttavia indicazioni che gli Emirati Arabi abbiano fatto volare i droni in Etiopia né che essi siano stati utilizzati dall’Aeronautica militare etiope. Abbiamo solo le prove che gli attacchi sugli obiettivi sono stati effettuati dai caccia pilotati”.

Il 4 ottobre 2021 le unità del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray hanno reso pubbliche le immagini dei frammenti di una bomba rinvenuti nell’area di Mersa e Haro. Secondo i tigrini la bomba sarebbe stata sganciata da un drone di produzione turca, in possesso dell’esercito etiope.

Frammento bomba MAML-ZD-994

A conferma dell’assunto è stata evidenziata una scritta riportata nel frammento, MAML-ZD-994, dove le prime quattro lettere indicherebbero la tipologia dell’arma, una bomba a guida laser MAM-L prodotta dall’industria turca Roketsan per i droni tattici modello “Bayraktar” e “Karayel”. Una data scolpita nel frammento, 05/2021, indicherebbe che la produzione della bomba risalirebbe al maggio dell’anno in corso.

“Con un peso di poco più di 26,5 chili e una lunghezza di un metro, la MAM-L offre una soluzione economica per gli attacchi con aerei e con i droni”, spiegano i produttori turchi. “L’MAM-L, con la sua testata a frammentazione altamente esplosiva è assai efficace contro strutture, veicoli terrestri blindati, antenne radar e target leggeri come depositi d’armi e personale, in un raggio di 25 metri. La munizione può essere usata efficacemente sino a un raggio di 8 km, a secondo dell’altitudine da cui essa è rilasciata. Il design e il concetto applicativo dell’MAM-L consentono di neutralizzare obiettivi critici, particolarmente quelli che si presentano nel corso di missioni di riconoscimento e sorveglianza, Grazie alla guida di precisione e alle sue piccole dimensioni, l’MAM-L offre un’ottima soluzione con ridotti danni collaterali”.

Anche l’Emirates Policy Center (EPC) – think tank “indipendente” con sede ad Abu Dhabi che analizza le minacce esterne e interne nelle regioni del Golfo persico e del mondo arabo – ha documentata il possesso e l’uso da parte etiope di droni militari. “Le immagini satellitari raccolte nell’agosto 2021 hanno rilevato la presenza nello scalo militare di Semara, nella regione di Afar, di aerei senza pilota da combattimento UAV Mohajer-8 di produzione iraniana”, afferma il centro studi emiratino. “Il drone Mohajer-6 può essere armato con diversi missili e bombe e anche con sistemi aria-terra di alta precisione”. Il velivolo è prodotto da Qods Aviation, azienda di proprietà delle industrie aerospaziale della Repubblica Islamica dell’Iran.

Anche il sito di giornalismo investigativo olandese Bellingcat ha confermato la presenza di droni di produzione iraniana nello scenario di guerra tigrino. “Il Mohajer-6 può essere utilizzato sia per missioni d’intelligence che d’attacco e può trasportare sino a due missili Qaem aria-superficie”, ha specificato Bellingcat. “Non è noto quando l’Etiopia sia entrata in possesso di questi droni. Tuttavia a luglio e ad agosto di quest’anno è stato possibile tracciare la presenza di aerei cargo iraniani in diversi scali aeroportuali civili e militari dell’Etiopia. Uno di questi velivoli è stato sanzionato nel 2020 dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America perché legato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran (IRGC). Lo scopo di questi voli è sconosciuto”.

Secondo l’autorevole sito specializzato sudafricano del settore difesa e intelligence, Defence Web, le forze armate etiopi si sarebbero rivolte pure a Israele per entrare in possesso di velivoli senza pilota. “L’Esercito dell’Etiopia ha ordinato droni all’azienda israeliana BlueBird Aero Systems e le ha pure chiesto di realizzare in Etiopia una facility per le operazioni di manutenzione dei velivoli”, ha riferito la testata il 23 maggio 2021. “BlueBird è specializzata nella realizzazione di droni di piccolo dimensioni per il mercato civile e militare. I suoi prodotti includono i velivoli MicroBSkyLiteBBoomerang and Blueye. L’accordo sottoscritto con gli etiopi riguarderebbe la fornitura di Boomerang e SpyLite”.

Antonio Mazzeo
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