Addestramento in Italia per militari ivoriani: obiettivo lotta dura ai migranti

Speciale per Africa ExPress
Antonio Mazzeo
9 ottobre 2021

E’ la Costa d’Avorio il nuovo alleato del governo italiano in Africa occidentale per il rafforzamento delle politiche anti-immigrazione. Fuori dai riflettori mediatici, giovedì 7 ottobre a Roma, a conclusione di un vertice tra la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e la ministra degli Affari Esteri, dell’Integrazione africana e della Diaspora della Repubblica della Costa d’Avorio Kandia Kamissoko Camara, è stato sottoscritto un protocollo tecnico finalizzato “a rafforzare le capacità operative ivoriane di gestione delle frontiere e dell’immigrazione irregolare”.

Incontro tra il ministro degli Interni italiano Luciana Lamorgese e il ministro ivoriano degli Affari Esteri, dell’Integrazione africana e della Diaspora Kandia Kamissoko Camara

La stipula del protocollo potrà contribuire a migliorare le capacità tecniche e operative delle forze di polizia ivoriane incaricate del controllo delle frontiere e di altri traffici illeciti, così prevenendo i flussi migratori verso l’Europa – riporta la nota emessa dal Viminale -. L’accordo odierno dimostra l’impegno concreto dell’Italia a supportare la Costa d’Avorio nella gestione del fenomeno migratorio, nella consapevolezza che è solo unendo le forze che riusciremo a contrastare il fenomeno criminale del traffico di migranti”.

Il protocollo che reca in calce le firme del vicedirettore generale della Pubblica sicurezza, la prefetta Maria Teresa Sempreviva, e del consigliere diplomatico del Ministero dell’Interno ivoriano Franҫois Nebout, prevede l’implementazione nel paese africano del cosiddetto “progetto Civit” per la “valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche” nonché la realizzazione di una serie di misure per prevenire e contrastare l’immigrazione irregolare”: la creazione di quattro nuovi posti di Polizia di frontiera lungo i confini terrestri della Costa d’Avorio; la formazione e l’addestramento del personale preposto al controllo delle frontiere; lo sviluppo di forme di cooperazione transfrontaliera con i paesi confinanti; l’allineamento del sistema ivoriano di “gestione integrata delle frontiere alle normative e agli standard internazionali, anche in materia di diritti umani”.

La firma del protocollo tecnico avviene a quasi due anni di distanza dalla dichiarazione d’intenti per il contrasto all’immigrazione irregolare sottoscritta sempre a Roma dalla ministra Luciana Lamorgese e dal ministro della Sicurezza e della protezione civile ivoriano, generale Vagondo Diomandé (31 gennaio 2020). “La dichiarazione d’intenti costituisce una cornice strategica che investe ampi ambiti di cooperazione: dal terrorismo alla criminalità organizzata, a quella informatica, dal traffico di stupefacenti e armi all’immigrazione irregolare e alla tratta di esseri umani”, ha spiegato la ministra.

“Si tratta del primo accordo in materia di immigrazione e sicurezza firmato con un Paese europeo”, ha invece enfatizzato il generale Diomandé, conosciuto in patria con il soprannome di Monsieur sécurité per essere il militare a cui il capo di Stato ivoriano Alassane Ouattara (al suo terzo mandato presidenziale) ha affidato pieni poteri in tema di controllo dell’ordine pubblico e delle frontiere.

Secondo quanto riportato dall’ufficio stampa del Viminale, la dichiarazione d’intenti del 31 gennaio 2020 verteva prioritariamente sul rafforzamento della collaborazione in materia di rimpatri; l’implementazione di progetti di integrazione e percorsi di formazione per i cittadini ivoriani in Italia; l’organizzazione di iniziative di cooperazione tra le polizie dei due paesi per lo “scambio di informazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata”.

La visita ufficiale in Italia del generale ivoriano Monsieur sécurité ha coinciso con lo svolgimento presso la Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Caserta di un corso di formazione in tema di “Contrasto alla criminalità organizzata”. Promosso dalla Direzione Centrale per gli Istituti di Istruzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, il corso è stato riservato a venti funzionari di Polizia della Costa d’Avorio.

Dall’agosto del 2015 il Viminale ha attribuito alla Scuola Allievi Agenti di Caserta la gestione tecnica-logistica della “Scuola Internazionale di alta formazione per la prevenzione ed il contrasto del crimine organizzato” in cui vengono formati periodicamente i funzionari delle forze dell’ordine di paesi europei, africani e mediorientali. Il corso riservato ai funzionari ivoriani ha preso il via il 20 gennaio 2020 e si è concluso giorno 31.

Il Viminale ha coperto tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio e ha curato in ogni dettaglio il soggiorno degli ospiti: 15.450 euro sono stati spesi per acquisto dei biglietti aerei andata/ritorno sulla rotta Abidjan-Casablanca-Roma, più annesso servizio navetta da Fiumicino a Caserta; 6.400 euro per i servizi di interpretariato francese/italiano; 2.880 euro sono andati all’acquisto di effetti letterecci; 2.600 per materiali di ferramenta vari; 1.400 euro per gli acquisti di materiali di cancelleria; 1.000 per la pulizia degli alloggi; 1.000 per l’acquisto presso lo store Decathlon di Marcianise di “vestiario invernale per le attività extra-didattiche del personale ivoriano”; 1.000 per la copertura assicurativa anti-infortuni; 980 per la fornitura di 2 fan coil per gli alloggi nella foresteria; 600 euro per il servizio catering in occasione del rinfresco offerto per la visita alla Scuola di Polizia del generale-ministro Vagondo Diomandé (fornitore l’Istituto Superiore Galileo Ferraris di Caserta, “il cui dirigente scolastico si è reso disponibile nell’ambito del già collaudato rapporto di collaborazione intercorso negli anni precedenti”, si legge nella relativa determina di spesa della Direzione della Scuola di Polizia).

Nel corso del loro stage formativo ai dirigenti poliziotti ivoriani è stata garantita pure una vista turistica guidata alla città di Roma (500 euro per il noleggio dell’autobus) e alla Reggia di Caserta (336 euro per i biglietti d’ingresso).

Incontro a Roma con polizia Costa d’Avorio

Nel dicembre 2019 si erano svolti presso l’Ufficio per il coordinamento e pianificazione delle forze di polizia di Roma, una serie di incontri riservati agli ufficiali di collegamento della Costa d’Avorio che operano nei Paesi dell’Unione europea. “Nel corso delle attività sono state approfondite le metodiche investigative e la storia delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, illustrate dalla Direzione centrale anticrimine e dalla Direzione investigativa antimafia”, riporta la nota del Viminale.

“Le Direzioni centrali dell’immigrazione e dei servizi antidroga hanno contribuito con un’analisi geopolitica delle migrazioni e sulla diffusione del traffico illecito di sostanze stupefacenti e con uno studio delle intese bilaterali e multilaterali in corso con i Paesi del continente africano. Sono stati forniti pure contributi sul fronte delle nuove sfide del cyber crime e della protezione delle infrastrutture critiche”.

Formazione a 360 gradi quella assicurata dalla Polizia italiana nonostante l’ulteriore peggioramento delle condizioni di agibilità politica democratica nella Repubblica della Costa d’Avorio e le sempre più numerose denunce sui crimini e le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di sicurezza nazionali. Solo nel corso delle ultime elezioni presidenziali dell’ottobre 2020 si sono verificati gravissimi incidenti che hanno causato la morte di 87 persone.

I partiti di opposizione avevano duramente criticato la decisione del presidente Alassane Ouattara di ricandidarsi per la terza volta nonostante la costituzione ivoriana ponesse il limite di due mandati consecutivi. Poi hanno deciso di boicottare la campagna elettorale e il voto. “Le violenze sono scoppiate in numerose città della Costa d’Avorio e decine di persone sono state uccise con il machete e le armi da fuoco”, ha denunciato Samira Daoud, direttrice di Amnesty International per l’Africa occidentale e centrale.

“Inoltre sono stati arrestati decine di membri del partito di opposizione, tra i quali il leader Pascal Affi N’Guessan. Il 3 novembre, 21 persone sono state arrestate arbitrariamente nell’abitazione dello storico capo dell’opposizione Henri Konan Bédié”.

“È la seconda volta in dieci anni che le elezioni in Costa d’Avorio vengono macchiate da violenze”, ha concluso Samira Daoud. “L’impunità che ha a lungo regnato in Costa d’Avorio offre terreno fertile alle persone che commettono uccisioni e altre violazioni dei diritti umani senza timore di doverne rispondere”.

Alle elezioni presidenziali del 2011 le violenze costarono la vita a oltre 3.000 persone e causarono la fuga oltre confine di 300.000 ivoriani. Più di un milione furono invece gli sfollati interni. A fine 2020, dopo la rielezione di Alassane Ouattara, l’UNHCR (l’Alto commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite) ha documentato la fuga all’estero di oltre 8.000 cittadini ivoriani, la maggioranza dei quali in Liberia. “Oltre il 60% degli arrivi in Liberia è costituito da minori, alcuni non accompagnati”, ha aggiunto l’UNHCR. “Si registra inoltre la fuga di anziani e donne incinte, la maggior parte con pochi effetti personali e quantità scarse o nulle di cibo e denaro”.

Pure il Dipartimento di Stato USA ha manifestato forte preoccupazione per il clima di violenza in Costa d’Avorio. “Sono state documentate numerose violazioni dei diritti umani”, si legge in un report del marzo 2021. “Si tratta di sparizioni forzate temporanee; condizioni di prigionia durissime e potenzialmente letali; arresti e detenzioni arbitrari da parte delle forze di sicurezza; rappresaglie motivate politicamente contro individui che risiedono fuori dal paese; seri problemi in tema d’indipendenza del potere giudiziario; gravi restrizioni della libertà d’espressione e di stampa; sostanziale limitazione dei diritti di riunione pacifica e associazione; mancate inchieste e procedimenti giudiziari contro i responsabili di atti di violenza contro donne e minori; crimini a danno di lesbiche, gay, bisessuali, trans gender”.

Roma invece non vede e non sente. Ma agisce. Dopo aver formato gli aguzzini libici e quelli del dittatore egiziano Al-Sisi nella guerra sporca alle migrazioni e ai migranti, per il Viminale e la polizia italiana è arrivata l’ora di intervenire e operare nel Golfo di Guinea…

Antonio Mazzeo
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