Film africani alla mostra di Venezia: il più atteso Amira, del regista egiziano Diab

Speciale per Africa ExPress
Chiara Zanini
Venezia, 1° settembre 2021

La Mostra del Cinema di Venezia inizia oggi, tra le restrizioni imposte per il secondo anno consecutivo dal Covid-19 e l’apprensione per i registi afghani che stanno cercando di lasciare il proprio Paese. I festival del cinema sono da sempre un’occasione per viaggiare attorno al mondo attraverso lo sguardo e la sensibilità degli autori e degli interpreti dei film presentati.

La Mostra, con le sue proiezioni, le masterclass e le conferenze stampa rimane in questo senso uno degli appuntamenti più importanti al mondo, anche se la possibilità di incontrare il cast dipende dalla volontà dei diversi governi di concedere il visto.

Amira, film di Mohamed Diab in concorso alla nostra del cinema di Venezia

Trattandosi spesso di opere che veicolano riflessioni politiche, questo non è affatto scontato, e la pandemia viene spesso usata come pretesto per negare le partenze. Un bel problema per chi ha scelto una professione per la quale fare networking è fondamentale.

Ecco i film africani da tenere d’occhio in questa edizione.

Nella sezione Orizzonti vedremo Amira, film coprodotto da più Paesi e diretto dal regista egiziano Mohamed Diab. Protagonista è una diciassettenne palestinese, concepita con il seme di un uomo, trafugato dal carcere in cui lui è prigioniero.

I due si sono visti poche volte e sempre in carcere, ma per la ragazza il padre è un eroe. Il fenomeno dei figli dei prigionieri palestinesi nati tramite al traffico clandestino dello sperma dalle carceri israeliane è diffuso. Dice il regista: “Nell’atto di dipanare l’identità della nostra eroina, il film solleva la questione se l’odio nasca spontaneo o venga coltivato”.

I film di Diab sono sempre dei successi. Il suo lungometraggio d’esordio Cairo 678 (Les Femmes du bus 678) è stato molto premiato e tratta il tema delle molestie sessuali al Cairo, ma già nel 2007 Diab aveva rappresentato l’Egitto agli Oscar con El Gezira, mentre con Clash ha restituito il clima della fine delle Rivoluzione del 2011, cui ha preso parte. Attualmente sta lavorando per una serie Marvel: è uno dei registi degli episodi di Moon Knight.

Vedremo inoltre un cortometraggio yemenita, diretto dalla regista Shaima Al Tamimi, dal titolo Don’t get too comfortable, anch’esso inserito nella sezione Orizzonti. Si tratta di una sorta di lettera che la Al Tamimi rivolge al nonno, interrogandosi sull’apolidia e in particolare sulla diaspora degli yemeniti.

Lo fa utilizzando foto d’archivio, filmati di repertorio, animazione con metodo parallax e video astratti. La regista ha dichiarato: “È importante che le nostre storie vengano raccontate, ed è ancora più importante che siamo noi [yemeniti] ad avere il controllo della nostra narrativa”.

Il regista egiziano Mohamed Diab

Sempre al Lido si tiene un workshop della durata di tre giorni, chiamato Final Cut in Venice, giunto alla sua nona edizione, che prevede dei premi in denaro. Questi premi dovranno essere utilizzati per la post-produzione, ossia il completamento di sei film provenienti dall’Africa e da Giordania, Iraq, Libano, Palestina e Siria. Produttori e registi presenteranno le copie – lavoro dei propri film a operatori, distributori, programmers e altri produttori internazionali allo scopo di facilitarne il percorso, ultimarli e promuovere eventuali partnership di coproduzione, e infine l’accesso al mercato.

I primi due giorni del workshop (5 e 6 settembre) i film selezionati verranno proiettati, mentre il 7 settembre una sessione di incontri one-to-one verrà organizzata tra i progetti selezionati e i professionisti accreditati. Tre sono i film di finzione scelti: Under the Fig Trees di Erige Sehiri (co-prodotto da Tunisia, Qatar, Svizzera e Francia), Mami Wata di C.J. “Fiery” Obasi (co-prodotto da Nigeria e Francia) e Hanging Gardens di Ahmed Yassin Al Daradji (co-prodotto da Iraq, Palestina e Regno Unito). E tre sono i documentari: The Mother of All Lies di Asmae El Moudir (co-prodotto da Marocco, Germania, Qatar), We, Students! di Rafiki Fariala (co-coprodotto da Repubblica Centrafricana, Francia, Repubblica Democratica del Congo e Italia) e The Nights Still Smell of Gunpowder di Inadelso Cossa (co-prodotto da Mozambico, Germania, Francia, Norvegia, Paesi Bassi e Portogallo).

Chiara Zanini
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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.