Scontri al confine tra Ciad e Centrafrica: chiesto all’ONU di aprire un’inchiesta

Africa ExPress
2 giugno 202

Al confine tra Ciad e Repubblica Centrafricana si è consumato un fine settimana di fuoco nel vero senso della parola. Cosa è successo realmente, è ancora poco chiaro e tutto da ricostruire. Sta di fatto che ci sono stati morti tra le truppe ciadiane e qualcuno vocifera anche tra i mercenari russi che combattono accanto ai soldati di Bangui.

Dopo l’incidente di domenica mattina, i ciadiani sono furiosi e accusano i loro vicini di aggressione, di crimini di guerra. Il governo di Bangui ha cercato di trovare una soluzione politica e per non gettare acqua sul fuoco, Touadéra ha inviato ieri una delegazione a N’Djamena, capeggiata dalla ministra degli Esteri, Sylvie Baïpo Temon, accompagnata dai colleghi della Difesa e Sicurezza. I politici di Bangui sono stati ricevuti dal capo di Stato, nonchè leader del Consiglio militare, Mahamat Idriss Deby, figlio del defunto presidente ciadiano.

Tensione al confine tra Centrafrica e Ciad

La delegazione centrafricana ha presentato le scuse ufficiali alle autorità del Paese confinante. I due Stati hanno chiesto che venga aperta un’inchiesta internazionale, imparziale, indipendente da parte dell’ONU e altri organi regionali.

Alcuni osservatori hanno fatto sapere che in un primo momento le autorità di N’Djamena non hanno voluto ricevere la delegazione di Bangui. Solo grazie all’intervento e alla mediazione di alcuni Stati amici, il governo ciadiano ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative.

L’incidente sarebbe accaduto vicino al villaggio di Mbere, nel sud del Ciad, alla frontiera con il CAR. Le truppe centrafricane, secondo il ministro degli Esteri ciadiano, Cherif Mahamat Zene, avrebbero assalito la postazione militare di Sourou, uccidendo un soldato, ferendone cinque e poi ne avrebbero sequestrati altri cinque, che sono poi stati ammazzati a Mbang, località nella parte centrafricana.

In passato Bangui ha spesso incolpato i suoi vicini di appoggiare gruppi ribelli dal Ciad e all’inizio del conflitto
interno, il governo di N’Djamena aveva partecipato alla missione ONU, MINUSMA, con 850 soldati. Le unità ciadiane avevano poi dovuto lasciare il Paese, perché accusate di aver usato la popolazione come scudi umani durante i combattimenti.

Quest’area di confine fa comunque gola a molti per le sue immense ricchezze del sottosuolo. E’ inoltre la roccaforte del raggruppamento armato 3R, uno dei gruppi che costituiscono il CPC (Coalition pour le Changement), coalizione che a gennaio ha cercato di rovesciare il governo di Faustin-Archange Touadéra, rieletto presidente alla fine dello scorso dicembre per un secondo mandato.

Secondo Thierry Vircoulon, coordinatore per l’Africa centrale e australe di IFRI (acronimo francese per: Istituto Francese per le Relazioni Internazionali), la tensione è arrivata alle stelle nell’ultimo fine settimana quando le forze armate di Bangui, con il sostegno dei mercenari Wagner, hanno dato la caccia ai  ribelli. Il governo vuole assolutamente riprendere il controllo di questi territori strategici, attualmente ancora in mano ai gruppi armati.

E RFI (Radio France International) ha citato il Norwegian Center for Global Analyses; in una nota confidenziale del 31 maggio avrebbe spiegato che l’intervento delle forze armate centrafricane potrebbe aver avuto anche un altro obiettivo: riprendere il controllo delle vie della transumanza, attualmente nelle mani del gruppo armato 3R, che impone pedaggi ai pastori seminomadi. La ONG ha sottolineato che la gestione di questi corridoi da parte del governo dipende anche dalla volontà del gruppo Wagner e da quante truppe il governo ruandese è disposto a dispiegare. Secondo un accordo bilaterale di difesa, da metà dicembre 2020 il Ruanda ha inviato altri militari in Centrafrica, oltre a quelli già presenti nel contingente dell’ONU (MINUSMA).

Sempre secondo le analisi delle ONG, un terzo obiettivo di Bangui sarebbe quello di riprendersi le miniere aurifere del nord-ovest, fino a poco tempo fa in mano ai ribelli, che finanziavano le lotta armata anche grazie a queste entrate.

Solo pochi giorni fa il presidente francese Emmanule Macron ha affermato durante un’intervista a Journal du Dimanche (JDD), che i sentimenti anti-francesi, che attualmente prevalgono in Centrafrica, sarebbero opera di strumentalizzazione da parte del gruppo Wagner: “I discorsi anti-francesi permettono di legittimare  una presenza di mercenari predatori russi ai massimi vertici dello Stato, con il presidente che oggi è ostaggio del gruppo Wagner”. Poi Macron ha aggiunto: “Il gruppo Wagner si sta impadronendo delle miniere e del sistema politico”.

Mercenari russi del gruppo Wagner

Il governo di Bangui non ha replicato, una fonte vicina al Palazzo ha però specificato: “Non trattiamo con il gruppo Wagner, bensì con il ministero della Difesa di Mosca, nell’ambito di un trattato bilaterale trasparente e controllato dal Consiglio di Sicurezza”.

Mentre una fonte diplomatica ha informato che Macron e il suo omologo centrafricano si sarebbero sentiti telefonicamente recentemente. In tale occasione il presidente francese avrebbe comunicato a Touadéra che gli aiuti finanziari per il 2020 non sarebbero stati versati e quelli per il 2021 sospesi.

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Vicedirettore di Africa Express, giornalista pubblicista, ha abitato in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.