La mattanza in Mozambico, Total chiude, blitz sudafricano per salvare i suoi cittadini

Attaccata dai jihadisti l’area Total. Sono a rischio 40 mila sfollati che credevano di essere in salvo

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
4 aprile 2021

“Con le nostre Forze armate vogliamo evacuare la nostra gente da Cabo Delgado, metterla in sicurezza e riportare a casa anche coloro che sono morti. Continuiamo a impegnarci per garantire la sicurezza dei nostri cittadini in Mozambico”. Lo ha dichiarato, Cyril Ramaphosa, presidente sudafricano, alla SABC, la televisione pubblica del suo Paese. Le Forze armate del Sudafrica (SANDF) dopo vari rifiuti sono riuscite ad avere l’autorizzazione dal governo mozambicano. Ramaphosa, ha spiegato anche che i militari della SANDF hanno già iniziato il rimpatrio dei cittadini bloccati nel Mozambico settentrionale.

Total Cyril Ramaphosa
Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa – al centro- alla SABC, emittente pubblica sudafricana (Courtesy SABC)

Ancora sconosciuto il numero dei morti

Per il momento si conosce solo il nome di un sudafricano, Adrian Nel, imprenditore a Cabo Delgado ammazzato dai terroristi di Al Sunna wa-Jamma. Ancora non si sa il numero ufficiale dei morti: il governo mozambicano ha solamente confermato che sono “decine”. Testimoni hanno parlato di cadaveri sulle strade e sulla spiaggia di Palma, la città dei giacimenti di gas, nell’estremo nord del Mozambico. Molti di loro sono stati decapitati dai jihadisti, anche bambini.

Palma è devastata e deserta. Nonostante le Forze armate mozambicane dichiarino che hanno ripreso la città, reporter sul posto smentiscono. L’evacuazione della popolazione di Palma continua via mare, con diverse imbarcazioni, e via aerea. Media locali e sudafricani parlano di oltre 2.000 persone in salvo a Pemba, capitale di Cabo Delgado ma non esistono numeri ufficiali.

Total scontri a Palma
Scontri a Palma dopo l’attacco jihadista

Total abbandona il progetto LNG, sfollati in pericolo per attacchi jihadisti

Stime delle Nazioni Unite dicono che oltre 40 mila persone delle 110 mila che vivono nell’area di Palma, si sono rifugiate ad Afungi. Cercavano protezione dove il colosso energetico Total sta costruendo gli impianti per la liquefazione del gas. Con l’evacuazione del personale e l’abbandono del progetto LNG per la seconda volta, l’area è rimasta indifesa.

Con la partenza di Total e l’evacuazione del suo personale, sono a rischio tutti gli sfollati che credevano di essere in salvo nella penisola di Afungi. Nel momento in cui scriviamo,la situazione sta peggiorando. Il Programma mondiale per l’alimentazione delle Nazioni Unite (WFP) ha sospeso i voli per l’evacuazione da Cabo Delgado. “…a causa di un deterioramento della sicurezza” – ha detto a Reuters un rappresentante dell’agenzia ONU.

Il progetto da $60 miliardi potrebbe chiudere

Il programma LNG del Bacino del Rovuma rischia di fermarsi definitivamente se l’area non viene realmente messa in sicurezza, come aveva garantito Maputo. Total e governo mozambicano avevano concordato una cintura di protezione di 25 km da Palma e Afungi, che non ha funzionato. Pochi giorni dopo l’annuncio di Total della ripresa dei lavori c’è stato l’attacco di Al Sunnah wa-Jamma. L’assalto a Palma è arrivato da tre punti e secondo gli esperti, è stato molto ben progettato e portato avanti con strategia militare.

Il progetto, nel quale operano anche ENI ed ExxonMobil, ha un valore di 60 mld di USD. ENI ha previsto l’inizio della produzione off-shore per il 2022 e Total nel 2024. Ma con l’attacco del 24 marzo scorso a Palma potrebbe influire sulla programmazione. I jihadisti a Cabo Delgado, dal 2017 ad oggi, hanno causato oltre 2.500 morti, per la maggior parte civili, e quasi 700 mila sfollati.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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