Ostaggi italiani liberati in Mali nelle mani del rapitore di Rossella Urru

Speciale per Il Fatto Quotidiano e Africa ExPress
Massimo Alberizzi e Cornelia Toelgyes
10 ottobre 2020

A Bamako, la capitale del Mali, la notizia della liberazione dei 4 ostaggi era nell’aria da qualche giorno. E, secondo quanto si evince da alcuni documenti, Padre Maccalli, Nicola Chiacchio, la cooperante francese, Sophie Pétronin, e il leader del partito Union pour la République et la Démocratie (URD), Soumaïla Cissé, erano stati già stati liberati martedì 6 ottobre.

Padre Maccalli e Nicola Chiacchio al momento dell’arrivo all’aeroporto di Ciampino

Notizia ben presto offuscata da un fatto tragico. Nella tarda serata di ieri il Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE) ha annunciato che uno degli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi, la svizzera Béatrice Stockly, è stato ucciso. Responsabili del terribile crimine sarebbero miliziani di Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani. La notizia è stata trasmessa alle autorità elvetiche dai colleghi francesi nel pomeriggio. Pare che missionaria della Chiesta Metodista Svizzera, rapita il 6 gennaio 2016 a Timbuctù sia stata brutalmente ammazzata dai suoi aguzzini un mese fa. La donna era già stata sequestrata nell’aprile 2012 per una decina di giorni, poi rilasciata, anche grazie alla mediazione burkinabè. Allora il rapimento fu rivendicato dal gruppo jihadista tuareg Ansar Dine, il cui capo, era Iyad Ag Ghaly, un esperto di rapimenti.

Beatrice Stockly

Il portavoce del governo ha ufficializzato il rilascio dei quattro ostaggi solo l’altro ieri. “Per un protocollo di sicurezza”, ha fatto sapere Ousmane Issoufi Maïga, capo della Cellula di crisi – creata dall’ex presidente Ibrahim Boubacar Kéita – com l’incarico di coordinare gli sforzi per la liberazione di Cissé. Infatti, i primi contatti con i terroristi per la liberazione degli ostaggi sono iniziati quando Kéita era ancora al potere.

Infatti a fine gennaio l’Alto rappresentante del capo dello Stato per il centro del Paese, Dioncounda Traoré, aveva annunciato: “Ho inviato alcuni emissari a Iyad Ag Ghaly e Amadou Koufa”. Il primo, Iyad Ag Ghali, è una vecchia figura indipendentista touareg, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine – in italiano: ausiliari della religione (islamica) – e Koufa è un predicatore radicale maliano, di etnia fulani, e capo del “Fronte per la liberazione di Macina”, entrambi fanno anche parte del raggruppamento terrorista fondato nel marzo 2017 da cinque sigle di miliziani: “Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani”.

Iyad Ag Gali è venuto alla ribalta durante il rapimento di Rossella Urru, nel luglio 2012. Fu lui che la consegnó agli italiani dietro il pagamento di un congruo riscatto. Quando il denaro gli fu consegnato Serge Daniel, il nostro stringer in Mali, che lo stava intervistando interruppe una telefonata con noi: “Mi ha cacciato dalla sua stanza. Sono arrivati i soldi e li sta contando”. Come sempre la Farnesina negó qualunque pagamento!

Padre Pierluigi Maccalli della Società delle Missioni Africane (Sma), è stato rapito in Niger la sera del 17 settembre 2018, al confine con il Burkina Faso. Mentre Nicola Chiacchio, del quale si hanno poche notizie, è stato preso in ostaggio dai terroristi nel febbraio 2019.

Chiacchio era partito dall’Italia diverso tempo prima per un’avventura assai bizzarra: un tour in bicicletta nel Sahel, incurante dei gravi problemi di insicurezza che regnano nella regione da anni. Da diverse fonti si apprende che il temerario turista è stato fermato in febbraio dalle forze dell’ordine a Douentza nella regione di Mopti, sulla strada per Timbuktu. Il ciclista sarebbe stato rilasciato dagli agenti della sicurezza dopo due giorni e senza esitare avrebbe imboccato la pista di sabbia di 200 chilometri Douentza-Bambara Maudé-Timbuctù.

Fino a aprile 2020, con la pubblicazione del video che lo mostra insieme a padre Maccalli, nessuno ha più avuto sue notizie. Ora è nuovamente un uomo libero e avrà tempo di raccontare le sue avventure, come era solito fare nel suo blog.

Qualcuno però insinua che il “ciclista folle” (come è stato soprannominato) fosse lì con un altro scopo: cercare Maccalli, cosa che gli è riuscita benissimo. I due sono rimasti prigionieri assieme.

Sophie Pétronin è stata rapita la vigilia di Natale del 2016 a Gao, dove operava da anni come responsabile della ONG svizzera Association d’aide à Gao, con sede a Burtigny nel Cantone di Vaud, che si occupa di aiuti per l’infanzia. Lei stessa ha confermato di essersi convertita all’islam. Durante una prima intervista ha detto: “Pregherò per il Mali e implorerò la benedizione di Allah perchè sono musulmana. Voi state dicendo Sophie, ma è Mariam quella che avete di fronte.”

Nel 2012 la donna, nata nel 1945, aveva evitato per miracolo di essere rapita nel consolato algerino di Kidal, dove la si era rifugiata subito dopo il colpo di Stato del 22 marzo 2012. Quel giorno venne destituito l’allora presidente Ahmadou Toumani Touré. Al momento dell’assalto dei terroristi all’edificio della delegazione diplomatica la cooperante francese era riuscita a fuggire dalla porta posteriore, ma 7 diplomatici erano stati portati via con la forza. In luglio tre algerini erano stati rilasciati; uno dei 4 ancora in mano ai terroristi era stato ucciso il 2 settembre dello stesso anno dai militanti da Le Mouvement pour l’unicité et le jihad en Afrique de l’Ouest (Mujao). Gli altri due – il console è morto di malattia durante la prigionia – saranno liberati solamente due anni dopo, nell’agosto 2014.

I 4 ostaggi rilasciati in Mali: da sinistra a destra
Mariam, alias Sophie Pétronin, Soumaïla Cissé, Padre Maccalli e Nicola Chiacchio

Soumaïla Cissé, grande oppositore dell’ex presidente Keïta, è stato sequestrato il 25 marzo 2020 insieme alcuni sostenitori e colleghi di partito – rilasciati pochi giorni dopo -durante un comizio elettorale a Niafunké, vicino a Timbuktu, la sua roccaforte. Durante le proteste nelle piazze di Bamako, iniziate il 5 giugno e che hanno portato alla caduta di Keita, la sua liberazione è stata chiesta a gran voce dai manifestanti e dal Movimento 5 giugno, che raggruppa membri della società civile, partiti dell’opposizione e religiosi, in particolare il Coordinamento CMAS, guidato dall’influente imam Mahmoud Dicko.

Mentre il Mali e la comunità internazionale applaudono per la liberazione di 4 ostaggi, altri sono ancora in mano ai loro aguzzini, alcuni da parecchi anni.

Il 17 febbraio 2017 a Karangasso (sempre in Mali) è stata rapita la suora colombiana Gloria Cecilia Argoti.

Il medico australiano Ken Elliot è stato sequestrato insieme alla moglie Jocelyn il 15 gennaio 2016 a Djibo, nel nord del Burkina Faso. L’anziana consorte è poi stata rilasciata un mese più tardi, mentre il dottore è ancora in mano ai rapitori.

AQIM ha rivendicato anche il sequestro del cittadino rumeno Iulian Ghergut, rapito in una miniera nel Burkina Faso nell’aprile 2015.

Lo statunitense Jeffery Woodke è in mano ai terroristi dall’ottobre 2016. L’uomo, un operatore umanitario, era in Niger dal 1992. Un anno fa il presidente nigerino Mahamadou Issoufou aveva spiegato che l’americano e il tedesco Jörg Lange, impiegato di una ONG tedesca, rapito nell’aprile 2018 a Inates nella parte occidentale della ex colonia francese, erano vivi.

Massimo Alberizzi
Cornelia I. Toelgyes
@africexp

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