AFRICA

I cianobatteri responsabili della strage di elefanti in Botswana e Zimbabwe

Africa ExPress
24 settembre 2020

Tossine di cianobatteri sono responsabili della moria di elefanti nel parco del Delta dell’Okavankgo in Botswana. Lo hanno fatto sapere le autorità durante una conferenza stampa tenutasi nella capitale Gabarone pochi giorni fa.

Ma già a fine luglio i responsabili avevano lasciato intendere che i misteriosi decessi potrebbero essere dovuti a tossine naturali. La strana malattia aveva colpito tutti gli elefanti: maschi, femmine, esemplari vecchi e di pochi mesi; il bracconaggio era stato escluso a priori, in quanto le carcasse dei pachidermi avevano ancora le zanne.

Misteriosa morte di elefanti in Botswana e Zimbabwe

Cyril Taole, vice-direttore del Dipartimento della fauna e dei parchi nazionali del Botswana ha detto che la carcasse ritrovate sono aumentate. “A tutt’oggi sono ben 330, e, quel che sappiamo finora, è che la strage di elefanti è stata causata da tossine prodotte da cianobatteri, ma il tipo di microrganismo non è stato ancora determinato”.

La presenza dei cianobatteri, detti anche impropriamente detti “alghe blu-verdi”, è favorita, nelle acque stagnanti e sulla terra ferma, dall’aumento delle temperature a livello mondiale. Taole ha detto che le indagini sono ancora in corso e un controllo sulle pozze d’acqua è già stato programmato.

Mmadi Reuben, veterinario capo dello stesso Dipartimento e presente alla conferenza stampa, ha confermato che dagli ultimi test effettuati sulle carcasse sono state effettivamente trovate tossine da cianobatteri. “Eppure – ha aggiunto Reuben – molte domande restano ancora aperte: il 70 per cento degli elefanti morti sono stati trovati nelle vicinanze di pozze d’acqua contenenti alghe, ma perché sono morti solo questi pachidermi e non altri animali?”

Il veterinario ha precisato che campioni d’acqua sono stati inviati in diversi laboratori (Botswana, Sudafrica e USA).

Recentemente sono state trovati anche una ventina di elefanti morti nel vicino Zimbabwe, anche in questo caso le autorità hanno escluso il bracconaggio e l’avvelenamento doloso. “Pensiamo che possa trattarsi di cianobatteri, ma finora non abbiamo conferme, siamo in attesa dei risultati inviati in un laboratorio in Gran Bretagna”, ha detto Chris Foggin, responsabile veterinario di Victoria Falls Wildlife Trust.

Nel 1990 la presenza dei pachidermi nel Paese era nettamente inferiore. Allora se ne contavano solamente poco più di 90.000 esemplari. Il presidente del Botswana, Mokgweetsi Masisi, in carica dal 1° aprile 2018, ha riaperto la caccia agli elefanti che 5 anni prima era stata vietata dal suo predecessore Ian Khama. Masisi è convinto che la proliferazione incontrollata dei giganti dell’Africa minacci i mezzi di sostentamento, cioè i raccolti agricoli, della popolazione in alcune zone rurali.

Nel 1965 una parte del territorio del Delta dell’Okavankgo stato dichiarato riserva naturale, col nome di Riserva faunistica Moremi (circa 3.000 chilometri quadrati), gestita dalla Fauna Conservation Society di Ngamiland.

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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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